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Storia di Michele

Moveinside
Caso Studio · Michele

Aveva un corpo allenato da anni.
Con Moveinside si è aperto tutto un mondo.

Ti alleni da anni, hai costanza e un corpo che risponde, eppure senti che manca qualcosa che non sai nemmeno nominare. Se ti riconosci, la storia di Michele ti riguarda.

Guarda la storia di Michele · 14 min
La sua storia

Due anni che hanno cambiato il suo modo di muoversi.

Michele si allenava da anni: esperienza, costanza, un corpo che rispondeva. Eppure c’era una sensazione che non riusciva a nominare, come se mancasse qualcosa. Poi sono arrivati i due anni con Moveinside, e quella cosa senza nome ha trovato una forma. Ecco com’è andata, con parole sue.

1
Prima di Moveinside

Tutto allenato. Eppure mancava qualcosa.

Michele non era certo un principiante. Si allenava da anni, con esperienza e costanza, e un corpo che rispondeva. Sulla carta aveva tutto quello che serve. Eppure c’era una sensazione che non riusciva a scrollarsi di dosso.

Era come se mancasse qualcosa che non sapeva nemmeno nominare. L’allenamento era diventato un dovere, una routine da spuntare. Il movimento era uno strumento per restare in forma, non un territorio da esplorare. E alcune cose semplici restavano fuori portata: non riusciva nemmeno a toccare le punte dei piedi.

Esperienza fisica ne aveva, questo sì. Ma più si guardava intorno, più capiva che c’era ancora moltissimo da imparare. Tantissimo. E quella consapevolezza, invece di scoraggiarlo, è diventata l’inizio di tutto.

“Avevo esperienza fisica, eppure mi sono reso conto che c’era ancora moltissimo da imparare. Tantissimo.”

Michele, sull’inizio

2
Cosa ha ottenuto

Ha riscoperto cosa vuol dire muoversi.

Con Moveinside e il coach Ale Demaria, Michele ha iniziato a esplorare pratiche che non aveva mai considerato. Due anni dopo, il suo rapporto con il movimento è un altro.

Ha imparato a fare giocoleria con tre palline: coordinazione, ritmo, presenza, una cosa che aveva sempre visto come roba da altri. Ha aggiunto la locomozione, le quadrupedie, il contatto col pavimento: un vocabolario di movimento completamente nuovo. E ha iniziato a lavorare sulla verticale, un pezzo alla volta.

Ma la conquista più grande non è una singola abilità. È cambiato il modo in cui vive l’allenamento: non più un dovere, ma curiosità. Persino i limiti hanno cambiato segno, da ostacoli a terreno di gioco.

3 palline
in aria: una pratica che credeva da altri
2 anni
di movimento esplorato, non più routine da spuntare

“Sono tornato a vivere.”

Michele, dopo 2 anni con Moveinside

“
I limiti? Che belli che sono. Dammene di più.

Michele

3
Il metodo che ha applicato

Cosa ha fatto, concretamente.

Niente formule magiche. Michele ha applicato con costanza alcuni principi semplici del metodo Moveinside, gli stessi del libro Corpo Intelligente.

1

Esplorare un vocabolario nuovo

Invece di ripetere sempre gli stessi schemi, Michele ha aggiunto giocoleria, locomozione, quadrupedie, contatto col pavimento. Movimenti che non aveva mai considerato sono diventati la sua pratica quotidiana.

2

Allenarsi per curiosità, non per dovere

L’allenamento ha smesso di essere una casella da spuntare. È diventato il momento del “fammi vedere cosa si è inventato stavolta”: esplorazione, gioco, sorpresa.

3

Lavorare sui limiti con pazienza

La verticale, la mobilità, le punte dei piedi. Niente scorciatoie: un pezzo alla volta, trasformando ogni limite in un obiettivo invece che in un muro.

4

Puntare all’integrazione, non alla performance

Non gesti da esibire, ma capacità che restano. Come andare in bicicletta: una volta che è tua, è tua per sempre.

5

Dare tempo al tempo

Due anni di pratica continua. Il vocabolario del corpo si costruisce così, e per Michele è solo l’inizio: c’è ancora tantissimo da esplorare.

“
“Per me Moveinside è stato l’anno zero. Da lì si è aperto tutto il mondo.”

Michele

Prima e dopo

Due anni, due modi di muoversi.

✕ Prima di Moveinside
  • ✕L’allenamento era un dovere, una routine da spuntare
  • ✕Il movimento, solo uno strumento per restare in forma
  • ✕La giocoleria? Roba da altri, non da lui
  • ✕Non riusciva nemmeno a toccare le punte dei piedi
  • ✕I limiti erano muri da subire
  • ✕Sentiva che mancava qualcosa, senza saperlo nominare
✓ Dopo Moveinside
  • ✓Si allena per curiosità, non più per dovere
  • ✓Un vocabolario di movimento completamente nuovo
  • ✓Fa giocoleria con 3 palline: coordinazione e presenza
  • ✓Lavora sulla verticale, un pezzo alla volta
  • ✓I limiti sono diventati terreno di gioco
  • ✓Per lui Moveinside è stato l’anno zero
2 anni
nel programma
Anno Zero
la sua svolta
∞
ancora da esplorare
Moveinside
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Domande frequenti

Le risposte alle domande più comuni

Moveinside serve solo a chi ha dolori o anche a chi è già allenato?
A entrambi. Michele si allenava da anni, con costanza e un corpo che rispondeva, eppure sentiva che mancava qualcosa. Con Moveinside ha scoperto un vocabolario di movimento nuovo: giocoleria, verticale, quadrupedie, lavoro a terra. Non serve avere un problema per migliorare, anche chi è già allenato trova un modo completamente diverso di muoversi.
Cos’è il metodo Moveinside e il corpo intelligente?
Non è un allenamento per restare in forma, ma un modo per costruire intelligenza del corpo: imparare un vocabolario di movimento ampio invece di ripetere sempre gli stessi schemi. È lo stesso principio del libro Corpo Intelligente di Ale Demaria, da cui parte tutto il percorso.
Quanto bisogna allenarsi ogni giorno?
In media circa 30 minuti al giorno. All’inizio ogni persona fa un’analisi personalizzata con il coach, per individuare il tempo e il tipo di allenamento migliore per sé, in base al proprio livello e ai propri obiettivi.
In quanto tempo si vedono i risultati?
Il modo di vivere l’allenamento cambia già nelle prime settimane, da dovere a curiosità. Le abilità più grandi si costruiscono nel tempo: per Michele sono stati due anni di pratica continua, e dice che è solo l’inizio, c’è ancora tantissimo da esplorare.
Bisogna essere già allenati o saper fare esercizi avanzati per iniziare?
No. All’inizio Michele non riusciva nemmeno a toccare le punte dei piedi, pur allenandosi da anni. Si parte dal proprio livello reale e si progredisce un pezzo alla volta: il coach costruisce il lavoro su di te, non su un programma uguale per tutti.

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