La sua storia
Otto anni, una scalata di corpo e mente.
Iacopo Landi è fisioterapista di MoveInside e osteopata, ed è anche uno dei primissimi studenti di Ale Demaria: ha iniziato quando la scuola ancora non esisteva. Veniva da allenamenti “alla morte” in stile app, e di mobilità non ne aveva. In otto anni è arrivato a fare cose che credeva impossibili, dentro e fuori. Ecco com’è andata, con parole sue.
“
“Preparati a qualcosa di trasformativo: alla versione di te mai vista, mai vissuta prima.”
Iacopo
8 anni
di percorso
Verticale
e molto oltre
Corpo e mente
trasformati
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Le risposte alle domande più comuni
Si può migliorare la mobilità da adulti, anche partendo da zero?
Sì. Iacopo da adulto non riusciva a toccarsi le punte dei piedi né a fare un ponte, e li dava per impossibili. Con un lavoro strutturato il corpo ha risposto e si è adattato: nel tempo è arrivato persino alla spaccata. La mobilità si costruisce a qualsiasi età, se la alleni nel modo giusto.
Si può imparare la verticale da adulti?
Sì. Prima Iacopo non reggeva più di due secondi sulle mani. Con un percorso, non lineare e che sfida soprattutto la testa, è arrivato a una verticale controllata e sostenibile. Servono tempo e costanza, un pezzo alla volta.
Quanto bisogna allenarsi ogni giorno?
In media circa 30 minuti al giorno. All’inizio ogni persona fa un’analisi personalizzata con il coach, per individuare il tempo e il tipo di allenamento migliore per sé, in base al proprio livello e ai propri obiettivi.
Meglio specializzarsi in una cosa o allenarsi in modo generale?
L’approccio MoveInside è generalista: nella stessa settimana si portano avanti mobilità, forza, verticale, coordinazione. Non significa fare mille cose a caso, ma allenare quella che chiamiamo l’abilità di imparare: diventi più pronto in ogni nuova attività e ti fai male di meno. Per Iacopo è stata la chiave.
Conta solo l’allenamento fisico o anche la mente?
Contano entrambi. Accanto agli esercizi c’è la pratica interna, una meditazione semplice e connessa al corpo. Per Iacopo, impulsivo e legato alla performance, ha cambiato il modo di vivere dentro e fuori dall’allenamento: meno bisogno di essere il numero uno, più presenza. È il mix dei due a dare i risultati.
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