Nel campo del benessere fisico e del movimento, poche questioni generano tanti equivoci quanto l’origine della rigidità del corpo.
Molti di noi hanno accettato la propria limitata flessibilità come una caratteristica congenita, un tratto ereditario immutabile.
Altrettanti pensano che la rigidità sia una condanna che avanza con l’età e alla quale non si può porre rimedio.
Ma quanto c’è di autentico in queste convinzioni? Esaminando più a fondo, scopriamo che i veri fattori alla base della rigidità muscolare si discostano notevolmente dalle credenze popolari, e comprendere questa differenza può aprirci orizzonti finora insospettati.
Rigidi si nasce? Quando il luogo comune ostacola la tua flessibilità
La rigidità muscolare viene frequentemente percepita come una condizione congenita e permanente, ma le evidenze scientifiche e l’osservazione pratica raccontano una storia completamente diversa.
Il primo elemento da considerare è che nessun individuo viene al mondo con un corpo rigido.
I bambini infatti mostrano un’agilità sorprendente, muovendosi con una disinvoltura che molti adulti hanno progressivamente perso.
La chiave per capire il perché sta nella frase “hanno progressivamente perso” – visto che, se nasciamo flessibili e poi a un certo punto ci accorgiamo di essere diventati rigidi, è chiaro che quella flessibilità appunto è stata progressivamente persa senza quasi che che ne accorgessimo.
Pertanto, pensare di essere “nati rigidi” non solo è chiaramente una cosa sbagliata, ma è anche un pensiero limitante che ti impedirà di porre rimedio alla condizione.
Rigidità e stile di vita: quali sono i fattori che ti rendono rigido
La rigidità fisica è quindi il risultato di un processo acquisito gradualmente, influenzato da diversi elementi.
Il principale responsabile della rigidità nella società contemporanea è la carenza di attività fisica.
Passiamo la maggior parte della nostra giornata seduti o sdraiati, cosa che non è né sana né naturale.
Tra l’altro, l’assenza di un’appropriata educazione al movimento fin dai primi anni di vita (movimento sempre più ostracizzato dal sistema scolastico tradizionale) contribuisce allo sviluppo di modelli di movimento limitati, che peggiorano con il passare degli anni.
Questi fattori (scarsa cultura di movimento, abitudini sbagliate, stress e disconnessione dal corpo), che in Moveinside vengono chiamati Paradigma, sono le principali motivazioni del fatto che ci siamo trasformati da bambini agili e forti in adulti rigidi e doloranti.
Come si manifesta la rigidità del corpo: un adattamento regressivo
La rigidità corporea non si manifesta improvvisamente, ma si sviluppa attraverso un processo graduale che potremmo definire “adattamento regressivo”.
Il nostro organismo, straordinariamente efficiente, si adatta costantemente alle sollecitazioni che riceve – o meglio, che non riceve – nella routine quotidiana.
Questo meccanismo di adattamento funziona secondo un principio di “economia energetica biologica”.
L’organismo, per conservare risorse, si modifica per ottimizzare le posizioni che manteniamo più frequentemente.
Ad esempio, se trascorriamo otto ore quotidiane alla scrivania con una postura curva, il nostro corpo inizierà a considerare questa come la configurazione “standard”, modificando la lunghezza delle fibre muscolari e la mobilità articolare per mantenerla con il minimo dispendio energetico.
I gruppi muscolari non sollecitati regolarmente attraverso la loro completa escursione iniziano a perdere elasticità.
Tutto questo è paragonabile a un elastico che, mantenuto sempre in posizione contratta, perde progressivamente la sua capacità di estendersi.
Questo fenomeno interessa particolarmente i muscoli posturali, quelli responsabili del mantenimento della posizione eretta contro la forza gravitazionale, che tendono ad accorciarsi quando non vengono regolarmente allungati e attivati in tutte le direzioni possibili.
Parallelamente, le articolazioni riducono la loro ampiezza di movimento.
Questo accade perché l’organismo, non rilevando la necessità di preservare una mobilità completa, inizia a limitare l’escursione articolare attraverso modificazioni dei tessuti connettivi e della capsula articolare.
È come se il corpo comunicasse: “Se questa gamma di movimento non viene mai utilizzata, non vale la pena mantenerla attiva”.
Dalla limitazione fisica alla rigidità mentale
Forse l’aspetto più interessante di questo processo riguarda il sistema nervoso.
Il nostro cervello letteralmente “dimentica” determinati schemi motori quando non vengono attivati con regolarità.
È come se le “mappe motorie” nel nostro cervello si restringessero, rendendo progressivamente più difficile accedere a movimenti che un tempo eseguivamo naturalmente.
Questo spiega perché spesso non riusciamo nemmeno a immaginare il nostro corpo in certe configurazioni che da bambini assumevamo spontaneamente.
Ecco quindi come ci adattiamo progressivamente a livelli crescenti di rigidità, fino a considerarli normali.
La notizia positiva è che, comprendendo questo meccanismo, possiamo anche invertirlo.
Lo stesso principio di adattamento che ha condotto alla rigidità può essere utilizzato per recuperare la mobilità naturale, attraverso un processo consapevole di rieducazione motoria.
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