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Quando fare stretching: il momento giusto secondo il tuo livello

Quando fare stretching: Ale Demaria mostra come scegliere il momento giusto in base al livello di flessibilità
Guida Moveinside · Quando fare stretching

Quando fare stretching: il momento giusto secondo il tuo livello

Non esiste un orario magico uguale per tutti: il momento giusto per fare stretching dipende da dove sei nel tuo percorso. Ale Demaria spiega tre risposte diverse, per chi non l’ha mai fatto, per chi lo pratica da tempo senza risultati e per chi punta a una flessibilità avanzata, più le domande più cercate su prima o dopo, mattina o sera, statico o dinamico.

Ale Demaria ·Fondatore e coach del metodo Moveinside ·7 min di lettura

In sintesi

Il momento giusto per fare stretching cambia in base al tuo livello: chi non l’ha mai fatto deve solo trovare uno slot ripetibile, chi lo fa da tempo senza risultati deve strutturare sedute vere, chi vuole una flessibilità avanzata deve lavorare anche su ciò che lo rende rigido. Sulle domande più tecniche, come prima o dopo l’allenamento, la letteratura scientifica (tra cui l’American College of Sports Medicine) offre indicazioni chiare che il video non copre.

  • Se non hai mai fatto stretching: il momento migliore è quando lo fai, in uno slot che ripeti ogni giorno.
  • Se lo fai da tempo senza risultati: servono sedute dedicate di almeno 15-20 minuti, programmate in anticipo, non pochi minuti improvvisati.
  • Per la flessibilità avanzata: lavora anche su posizioni mantenute a lungo e tensioni emotive, non solo sugli esercizi.
  • Prima dell’allenamento: meglio il dinamico, perché lo statico prolungato può ridurre temporaneamente forza e potenza.
  • Dopo l’allenamento o la corsa: lo statico è la scelta più indicata, quando i muscoli sono già caldi.
Guarda il video con Ale Demaria · 8 min
Quando fermarti con lo stretching

Lo stretching non deve mai essere doloroso. Cerca una tensione che senti chiaramente ma che resta sopportabile, mai un dolore acuto o pungente: se lo provi, fermati subito e non insistere.

Se hai un infortunio recente, un dolore che non passa o una condizione muscoloscheletrica diagnosticata, parla prima con un fisioterapista o un medico e adatta il programma alla tua situazione, invece di seguirlo alla lettera. Questa guida ha scopo informativo, non sostituisce una valutazione professionale.

Quando fare stretching se non l’hai mai fatto?

Se non hai mai fatto stretching, il momento migliore per farlo è quando lo fai davvero: scegli uno slot che riesci a ripetere nel tempo, al mattino appena sveglio, in pausa pranzo o alla sera prima di dormire, e concentrati sul tuo punto debole più grande invece che sull’obiettivo che sogni.

In questo gruppo, spiega Ale Demaria nel video, ci sono le persone che si sentono rigide e sanno che dovrebbero fare più stretching, ma nonostante i buoni propositi non hanno ancora iniziato davvero. Se ti riconosci in questa descrizione, il primo ostacolo non è la tecnica: è la costanza.

La trappola più comune è la perfezione: aspettare il momento ideale, la sessione lunga, l’attrezzatura giusta. Anche solo 10 minuti al giorno, usati bene, bastano per iniziare a migliorare la tua flessibilità. La regola pratica è semplice: scegli un orario che puoi ripetere per settimane, non un orario perfetto che salti dopo tre giorni.

Se hai poco tempo, la scelta più utile è concentrarti solo sul tuo punto debole più grande, non su ciò che ti piacerebbe raggiungere. Il sogno può essere la spaccata, ma se oggi hai la schiena rigida lavora sulla schiena. Ti sentirai meglio più in fretta, e quella sensazione alimenta la voglia di continuare, che è esattamente ciò che serve per trasformare lo stretching in un’abitudine.

Perché fai stretching da tempo senza vedere risultati?

Se pratichi stretching da tempo senza ottenere i risultati sperati, secondo Ale Demaria il problema è quasi sempre uno di questi due errori: dedicare solo pochi minuti attaccati a un altro allenamento, oppure eseguire esercizi improvvisati invece di un programma vero. La correzione è organizzare sedute dedicate di almeno 15-20 minuti, programmate in anticipo.

Il primo errore è di tempo: pochi minuti prima o dopo un altro allenamento non bastano a cambiare la tua flessibilità in modo stabile. Il secondo è di metodo: toccarsi la punta dei piedi o allungare il quadricipite qualche istante, senza una progressione, non produce l’effetto che speri. Se hai questa sensazione, leggi anche perché lo stretching può renderti più rigido se lo fai nel modo sbagliato.

A questo punto, dice Ale Demaria nel video, hai davanti due strade: metterti a studiare come si diventa flessibili, quali esercizi servono e in che ordine farli, oppure affidarti a una guida che ha già strutturato il percorso per te. Non ci sono altre scorciatoie.

Una volta che hai un minimo di esperienza, il passo successivo è uscire dal concetto di “quando fare stretching” per adottare uno stile di vita più flessibile, che è poi il ponte verso il livello successivo, la flessibilità avanzata.

Come continuare a migliorare se hai già una buona flessibilità?

Se i tuoi esercizi stanno già funzionando, il passo successivo non è aggiungerne altri: è occuparti anche di ciò che ti rende rigido. Per Ale Demaria contano soprattutto due fattori, le posizioni che mantieni a lungo durante la giornata, come stare seduto, e le tensioni emotive che accumuli senza accorgertene.

L’immagine che usa Ale Demaria è quella di fermarsi ad affilare la lama invece di continuare a colpire con un coltello spuntato: se riduci la rigidità che accumuli ogni giorno, gli esercizi che già funzionano danno di più, in meno tempo, perché non devono più occuparsi anche di togliere la rigidità che ricrei nelle altre ore della giornata.

Sul primo punto, le posizioni mantenute a lungo, l’esempio più comune è stare seduti per ore su una sedia: se noti che quella postura ti irrigidisce, un modo concreto per cambiarla è passare parte della giornata seduto a terra, come approfondito nella guida sul floor work e gli esercizi a terra per mobilità e forza.

Sul secondo punto, le tensioni emotive, il lavoro è più personale: individuare le situazioni e le persone che ti fanno irrigidire, che ti stressano o ti fanno arrabbiare, e capire come cambiare la tua relazione con quelle situazioni. Ale Demaria è chiaro su questo: ambiente e stile di vita flessibili sono parte della flessibilità tanto quanto gli esercizi, come racconta anche il percorso di Francesca, che ha imparato a gestire la sua rigidità lavorando sulle abitudini quotidiane, non solo sugli esercizi isolati.

Il quadro in breve: quando fare stretching per livello

Ecco come cambia la priorità in base al livello, prima di passare alle domande più tecniche su prima o dopo l’allenamento, mattina o sera, statico o dinamico.

LivelloQuando farloSu cosa concentrarti
Non hai mai fatto stretching Nello slot che riesci a ripetere ogni giorno: mattina, pausa pranzo o sera Il tuo punto debole più grande, non l’obiettivo che sogni
Lo fai da tempo ma senza risultati In sedute dedicate di almeno 15-20 minuti, programmate in anticipo Un programma di esercizi vero, non allungamenti improvvisati
Hai già una buona flessibilità Anche fuori dalla seduta di stretching, nelle abitudini della giornata Le posizioni mantenute a lungo e le tensioni emotive che ti irrigidiscono

Meglio fare stretching prima o dopo l’allenamento?

Nel video Ale Demaria non entra nel dettaglio tecnico di questa domanda: la risposta arriva dalla letteratura scientifica. Lo stretching dinamico prima dell’allenamento non compromette la prestazione e aiuta il riscaldamento, mentre lo stretching statico prolungato prima di uno sforzo intenso può ridurre temporaneamente forza e potenza: per questo è più indicato dopo, o in una seduta dedicata.

Lo indica la revisione di Behm e Chaouachi, pubblicata nel 2011 sull’European Journal of Applied Physiology: la revisione sugli effetti acuti dello stretching statico e dinamico sulla prestazione raccomanda, prima di un allenamento o di una gara, un riscaldamento aerobico leggero seguito da stretching dinamico ad ampiezza crescente, e riserva lo statico prolungato a sedute separate dedicate alla flessibilità.

Gli stessi autori segnalano che allungamenti statici brevi, sotto i 60-90 secondi per muscolo, hanno un effetto trascurabile sulla prestazione successiva: se vuoi comunque includere qualche allungamento statico nel riscaldamento, tienilo breve e mettilo dopo la parte dinamica, non al posto suo.

Meglio fare stretching al mattino o alla sera?

Anche su questo il video non dà una risposta tecnica, e la scienza non ne offre una valida per tutti: alcuni studi registrano muscoli e articolazioni più rigidi al mattino, con la flessibilità che tende a migliorare nel corso della giornata, ma le differenze si riducono con un breve riscaldamento. Per questo la risposta più pratica resta quella di Ale Demaria: il momento che riesci a ripetere con costanza.

Se ti alleni al mattino presto, dedica qualche minuto in più al riscaldamento prima di cercare l’ampiezza di movimento massima: le articolazioni impiegano un po’ più tempo ad attivarsi rispetto al tardo pomeriggio o alla sera. Ma il fattore che pesa di più, ricorda Ale Demaria, resta un altro: trovare uno slot che riesci davvero a ripetere ogni giorno, non l’orario teoricamente perfetto.

Stretching statico o dinamico: quale scegliere?

Le linee guida cliniche indicano lo stretching dinamico, con movimenti controllati che aumentano gradualmente l’ampiezza, come scelta migliore prima dell’allenamento, per alzare la temperatura muscolare senza ridurre potenza e coordinazione. Lo stretching statico, in cui mantieni una posizione ferma, è la scelta più indicata dopo l’allenamento o in una seduta dedicata, quando l’obiettivo è aumentare l’ampiezza di movimento nel tempo.

Lo conferma anche la guida della Cleveland Clinic sul confronto tra stretching dinamico e statico: il dinamico è indicato come parte del riscaldamento, mentre lo statico, fatto a muscoli non riscaldati, funziona più come un movimento di rilassamento adatto al defaticamento.

Per la frequenza e la durata dei singoli allungamenti, l’American College of Sports Medicine (ACSM) raccomanda di allenare la flessibilità almeno 2-3 giorni a settimana, idealmente 5-7, tenendo ogni allungamento da un minimo di 10 secondi fino a 30-90 secondi, per 2-4 ripetizioni. Sono numeri utili come riferimento, non una regola rigida da rispettare fin dal primo giorno.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Frequenza raccomandata per la flessibilità Almeno 2-3 giorni a settimana, idealmente 5-7 ACSM, riportato in Concepts of Fitness and Wellness
Durata e ripetizioni di ogni allungamento Da 10 secondi minimo fino a 30-90 secondi, 2-4 ripetizioni ACSM, riportato in Concepts of Fitness and Wellness
Soglia sotto cui lo statico pre-sforzo ha effetto trascurabile Meno di 60-90 secondi di tenuta per muscolo Behm & Chaouachi, Eur J Appl Physiol, 2011
Timing consigliato rispetto all’allenamento Dinamico prima, statico dopo Cleveland Clinic

Dati verificati ad agosto 2026.

Quando fare stretching dopo la corsa?

Dopo la corsa è un buon momento per lo stretching statico, perché i muscoli sono già caldi e questo riduce il rischio di perdere prestazione che avresti facendolo a lungo prima di partire. Prima della corsa la scelta più sicura resta un riscaldamento dinamico, con movimenti controllati che preparano muscoli e articolazioni senza rallentarli.

Il principio è lo stesso visto per l’allenamento in generale: statico dopo, quando l’obiettivo è recuperare ampiezza di movimento, dinamico prima, quando l’obiettivo è prepararti a correre. Se hai iniziato a costruire l’abitudine con il metodo di Ale Demaria, questo è il momento in cui puoi collegare stretching e corsa in una sola sessione, invece di trattarli come due mondi separati.

Se vuoi capire a che punto sei oggi, prima di costruire la tua progressione, parti da un test di flessibilità per avere un riferimento reale, non solo una sensazione.

“Dobbiamo occuparci anche di ciò che ti rende rigido e non solo di diventare più flessibile.”
Ale Demaria
Ale Demaria, fondatore Moveinside
Ale Demaria
Fondatore e coach del metodo Moveinside
Ale Demaria è il fondatore di Moveinside, la scuola italiana di movimento che insegna alle persone a costruire da adulti flessibilità, forza e coordinazione. Sul canale YouTube pubblica ogni settimana contenuti per aiutarti a muoverti meglio, senza dolore e senza età.

Vuoi smettere di improvvisare lo stretching?

Sapere quando fare stretching è solo il primo passo: il vero cambiamento arriva quando trasformi la flessibilità in un’abitudine strutturata, con una progressione e non con allungamenti a caso. Nel libro L’ultimo programma di Ale Demaria trovi il metodo per costruire un piano di movimento che regge nel tempo, oltre lo stretching. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside.

Scopri il libro L’ultimo programma →
Domande frequenti

Le risposte veloci

Quando è meglio fare stretching se non l’ho mai fatto?
Il momento migliore è quando lo fai davvero: scegli uno slot che riesci a ripetere nel tempo, al mattino, in pausa pranzo o alla sera, e concentrati sul tuo punto debole più grande invece che sull’obiettivo che sogni. Anche 10 minuti al giorno, se ripetuti con costanza, bastano per iniziare a migliorare la tua flessibilità.
Perché faccio stretching da tempo e non vedo risultati?
Molto spesso per due errori: dedicare solo pochi minuti allo stretching attaccati a un altro allenamento, ed eseguire esercizi improvvisati invece di seguire un programma. La correzione è organizzare sedute dedicate di almeno 15-20 minuti, programmate in anticipo, con esercizi scelti in base al tuo obiettivo.
Come si raggiunge una flessibilità avanzata?
Occupandoti anche di ciò che ti rende rigido, non solo di allungarti di più. Contano soprattutto le posizioni che mantieni a lungo durante la giornata, come stare seduto, e le tensioni emotive che accumuli senza accorgertene: ridurle rende più efficaci anche gli esercizi che già funzionano.
Meglio fare stretching prima o dopo l’allenamento?
Lo stretching dinamico prima dell’allenamento non compromette la prestazione e aiuta il riscaldamento. Lo stretching statico prolungato prima di uno sforzo intenso può invece ridurre temporaneamente forza e potenza: per questo è più indicato dopo l’allenamento o in una seduta dedicata alla flessibilità.
Stretching statico o dinamico: quale scegliere?
Il dinamico è la scelta migliore prima dell’allenamento, perché alza la temperatura muscolare senza ridurre potenza e coordinazione. Lo statico è più indicato dopo l’allenamento o in una seduta dedicata, quando l’obiettivo è aumentare l’ampiezza di movimento nel tempo.
Quando fare stretching dopo la corsa?
Dopo la corsa è un buon momento per lo stretching statico, perché i muscoli sono già caldi e il rischio di perdere prestazione è più basso rispetto a farlo a lungo prima di partire. Prima della corsa la scelta più sicura resta un riscaldamento dinamico.
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