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Periostite tibiale: perché viene e come risolverla con gli esercizi giusti

Periostite tibiale: il fisioterapista Iacopo Landi mostra gli esercizi per il dolore alla tibia
Guida Moveinside · Periostite tibiale

Periostite tibiale: perché viene e come risolverla con gli esercizi giusti

Il dolore lungo il bordo interno della tibia quando corri o salti ha un nome tecnico, Medial Tibial Stress Syndrome, e una logica precisa: il carico ha superato la capacità di adattamento dell’osso. Ecco come riconoscerla, cosa fare e le progressioni di esercizi con serie e ripetizioni, spiegate dal fisioterapista Iacopo Landi.

Iacopo Landi ·Fisioterapista e osteopata, coach Moveinside ·8 min di lettura

In sintesi

La periostite tibiale è un dolore da sovraccarico lungo il margine interno della tibia: compare quando corsa, salti o cambi di programma superano la capacità di carico dell’osso. Si risolve riducendo temporaneamente lo stimolo che la provoca e ricostruendo quella capacità con la forza e, più avanti, con i salti. La Medial Tibial Stress Syndrome riguarda tra il 13,2% e il 17,3% dei corridori ed è l’infortunio legato alla corsa più comune, secondo la revisione sistematica di Menéndez e colleghi pubblicata nel 2020.

  • Perché viene: un errore nel carico di lavoro (velocità, distanza o frequenza sopra soglia), non ossa fragili per natura.
  • Come riconoscerla: dolore alla palpazione esteso per più di 5 cm lungo il margine mediale della tibia, peggiora con l’attività e migliora con il riposo.
  • Cosa fare: 5 esercizi due volte a settimana, con 3 serie da 6-15 ripetizioni per i tre di forza, poi i salti quando il dolore cala.
  • Quanto dura: in una coorte danese di corridori ricreativi il recupero medio riportato è stato di 70 giorni.
  • Campanello d’allarme: dolore puntiforme che continua a riposo o di notte, da far valutare subito (possibile frattura da stress).
Guarda il video con Iacopo Landi · 9 min
Quando il dolore alla tibia non è periostite

Non tutti i dolori alla tibia sono periostite tibiale, e alcune condizioni le somigliano molto. Fermati e fatti valutare da un medico se il dolore è puntiforme, cioè concentrato in un punto preciso di pochi centimetri, se continua a riposo o di notte, se peggiora nonostante tu abbia ridotto il carico, oppure se compaiono rossore e gonfiore: sono segnali che fanno pensare a una frattura da stress o ad altro, e non vanno gestiti da soli.

Anche crampi, bruciore al polpaccio, intorpidimento o formicolio al piede durante l’esercizio indicano un quadro diverso, per esempio la sindrome compartimentale da sforzo cronica. Questa guida ha scopo informativo, non sostituisce una diagnosi.

Perché viene la periostite tibiale?

La periostite tibiale viene per un errore nel carico di lavoro: la combinazione di velocità, distanza e frequenza supera quello che l’osso riesce a tollerare in quel momento. I microtraumi dell’impatto e delle contrazioni muscolari sono normali e rendono l’osso più resistente, ma solo se restano dentro la capacità di adattamento.

Nella comunità medica la periostite tibiale è conosciuta come Medial Tibial Stress Syndrome, abbreviata in MTSS: un termine tecnico per indicare il dolore lungo la parte interna della tibia. Winters e colleghi, nel 2018, hanno suggerito che si tratti di una lesione da sovraccarico osseo, non di una semplice infiammazione del periostio come suggerirebbe il nome popolare.

Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Quando corri, le ossa subiscono microtraumi sia per le contrazioni muscolari che tirano sull’osso, sia per l’impatto di ogni singolo atterraggio. Il processo è fisiologico ed è proprio quello che rende le ossa più resistenti nel tempo. Il problema nasce quando il carico supera la capacità di adattamento: Wen e colleghi, nel 2021, hanno descritto questa situazione come un errore nel carico di lavoro. Come dice Iacopo Landi nel video, è la dose che fa il veleno.

Le situazioni concrete che portano al sovraccarico sono quasi sempre le stesse:

  • Aumenti troppo rapidi di chilometraggio, ritmo o numero di uscite settimanali.
  • Ripresa dopo una pausa (infortunio, inverno, vacanze) con lo stesso programma di prima.
  • Capacità di carico insufficiente: poca forza a polpaccio, tibiale anteriore e muscoli abduttori dell’anca, la cui debolezza è stata identificata come possibile fattore di rischio.
  • Sport di impatto diversi dalla corsa, come basket, pallavolo o badminton, dove vale esattamente la stessa logica.

Non tutti i corridori sono ugualmente esposti. La revisione sistematica con meta analisi di Newman e colleghi sui fattori di rischio della MTSS ha individuato come fattori significativi il sesso femminile, un indice di massa corporea più alto, meno anni di esperienza di corsa, un maggiore navicular drop e soprattutto un episodio precedente di periostite tibiale, che risulta il predittore più forte in assoluto.

Come riconoscere la periostite tibiale?

La periostite tibiale si riconosce da un dolore lungo il margine interno della tibia che compare con l’attività e migliora con il riposo, riconoscibile alla palpazione su una zona estesa per più di 5 centimetri. Rossore, gonfiore, formicolio al piede o bruciore al polpaccio indicano invece un’altra condizione.

Winters e colleghi, nel 2017, hanno messo a punto un processo graduale di valutazione che nel video viene ripercorso domanda per domanda. Puoi usarlo come orientamento, non come diagnosi:

  • Hai dolore durante l’esercizio lungo la parte interna della tibia? Se la risposta è no, probabilmente non si tratta di periostite tibiale.
  • Il dolore peggiora con l’attività fisica e migliora con il riposo? È l’andamento tipico della MTSS.
  • Il dolore alla palpazione si estende per più di 5 cm lungo il margine mediale della tibia? Questa estensione è molto tipica della MTSS e la distingue dal dolore puntiforme della frattura da stress.
  • Hai crampi, bruciore al polpaccio, intorpidimento o formicolio al piede durante l’esercizio? Se sì, potresti avere una condizione diversa, come la sindrome compartimentale da sforzo cronica.
  • Ci sono rossore o gonfiore? Non sono sintomi tipici della periostite e vanno fatti valutare.

Un dettaglio che si tende a sottovalutare: circa un terzo delle persone con MTSS presenta anche altre condizioni concomitanti agli arti inferiori. Tradotto, la periostite tibiale non si presenta quasi mai in modo isolato, e questo è un ottimo motivo per farsi valutare invece di autodiagnosticarsi guardando un video, questa guida compresa.

Quali esercizi servono per curare la periostite tibiale?

Gli esercizi per la periostite tibiale servono ad alzare la capacità di carico di polpaccio, tibiale anteriore e abduttori dell’anca. Nel video Iacopo Landi propone cinque esercizi da eseguire due volte a settimana, con 3 serie da 6-15 ripetizioni per i tre esercizi di forza e il dolore mantenuto a un livello per te tollerabile.

Sono esercizi pensati per integrare il tuo allenamento, non per sostituirlo, e si basano sulle raccomandazioni di Winters e Warden e sugli studi che identificano la debolezza dei muscoli abduttori dell’anca come possibile fattore di rischio. Questa è la progressione completa.

EsercizioSerieRipetizioniQuando passare al livello successivo
Split squat con piede anteriore sollevato 3 6-15, ritmo controllato Quando arrivi a 15 ripetizioni pulite senza usare le mani per l’equilibrio, aumenta gradualmente il peso
Stacco rumeno su una gamba con flessione dell’anca 3 6-15, ritmo controllato Prima togli la mano dalla parete, poi aggiungi carico con un manubrio
Calf raise su una gamba con deficit (dal gradino) 3 6-15, ritmo controllato Se è troppo impegnativo parti a due gambe o dal pavimento, poi passa a una gamba sul gradino e infine aggiungi peso
Dorsiflessione con fascia elastica, da seduto 3 20-25, ritmo lento Quando le 25 ripetizioni lente diventano facili, aumenta la resistenza dell’elastico o il peso
Fire hydrant in piedi con elastico sopra le ginocchia 3 per gamba 30-45 secondi di tenuta Quando resti fermo e controllato per 45 secondi, passa a un elastico più duro

Due note pratiche sull’esecuzione. Nello split squat con piede anteriore sollevato spingi il ginocchio in avanti finché non riesci più ad abbassarti, usando le mani per l’equilibrio se serve. Nello stacco rumeno su una gamba pieghi leggermente entrambe le ginocchia, fletti il busto in avanti e poi porti il ginocchio della gamba libera verso il soffitto, senza mai appoggiare il piede posteriore: se l’equilibrio è troppo faticoso, appoggia una mano alla parete di fianco a te.

Il quarto esercizio lavora sulla dorsiflessione, cioè sulla capacità di tirare la punta del piede verso di te, ed è il tassello che quasi tutti i corridori saltano: se vuoi approfondire quel distretto trovi una guida dedicata ai tibialis raises per rinforzare il tibiale anteriore e migliorare la flessione dorsale di piede e caviglia.

Se ti trovi in una fase in cui non tolleri bene il carico in piedi, puoi lavorare in scarico con esercizi come leg extension e leg curl, e recuperare la parte in carico appena il dolore lo consente.

Quando aggiungere i salti per rinforzare l’osso?

I salti si aggiungono quando il dolore è diminuito. Per ottenere un effetto sulla salute dell’osso, secondo Wen e colleghi (2021), i carichi introdotti devono essere superiori a quelli della routine, corsa compresa, con poche ripetizioni per sessione, più sessioni al giorno e almeno tre giorni di allenamento dedicato a settimana.

Il principio è controintuitivo ma logico: se corri già, la corsa non è più uno stimolo nuovo per il tuo osso. Serve qualcosa di più intenso e più breve. Nel video vengono mostrate due famiglie di salti, entrambe da far progredire con calma.

Salto verticale massimo: si parte da un counter movement jump classico, si passa eventualmente a un tuck jump e poi, solo eventualmente, a una versione su una gamba sola. Salti laterali: si progredisce da una serie di bounce laterali fino agli hop su una gamba sola.

L’idea degli autori dello studio citato è che ci sia sempre una fase di decollo esplosiva e un atterraggio morbido, che avviene inizialmente sull’avampiede con ginocchia e anche flesse. La programmazione proposta per avere un effetto concreto sull’osso è molto specifica: 40 secondi di lavoro e 20 di riposo per ciascun esercizio scelto, da eseguire ogni 4 ore per 5 minuti totali, il tutto 3 giorni a settimana.

Si può correre con la periostite tibiale?

Si può correre con la periostite tibiale solo se il dolore resta tollerabile e non peggiora nelle ore successive. Se compare già camminando o salendo le scale stai facendo troppo: riduci chilometraggio e intensità, oppure sospendi temporaneamente la corsa e mantieni la condizione con nuoto o ciclismo.

La riabilitazione non consiste nel fermarsi e aspettare, ma nel trovare il carico ottimale per favorire adattamenti positivi. Per tornare a correre, Warden e colleghi nel 2014 hanno proposto un programma graduale che parte dal cammino.

1
Fase 1: cammina 30 minuti senza doloreFinché non riesci a completare mezz’ora di cammino senza fastidio, la corsa aspetta. È il prerequisito, non un passaggio da saltare.
2
Fase 2: cammina 9 minuti, corri 1 minuto, ripeti 3 volteTrenta minuti totali con soli 3 minuti di corsa. Sembra poco: è esattamente il punto.
3
Fase 3: cammina 8 minuti, corri 2 minuti, ripeti 3 volteDa qui si continua a spostare l’ago un minuto alla volta, fino ad arrivare a 30 minuti filati di corsa.
4
Fase 4: prima il volume, poi la velocitàDai priorità al volume totale di corsa e tieni il ritmo facile. Solo quando corri 30 minuti senza dolore aumenta gradualmente l’intensità fino a tornare al programma pre infortunio.

Due regole che fanno la differenza: un giorno di riposo dopo ogni sessione di corsa durante tutta la progressione, e una revisione onesta del vecchio programma. Prima di riprenderlo tale e quale, chiediti che cosa, in quel piano, ha generato il sovraccarico nell’area tibiale.

Quanto dura la periostite tibiale?

Non esiste una durata uguale per tutti, ma i dati danno un ordine di grandezza: in una coorte danese di corridori ricreativi seguita da Mulvad e colleghi nel 2018 il tempo medio di recupero dalla periostite tibiale è stato di 70 giorni. A cambiare i tempi è la gestione del carico, non l’attesa passiva.

Il processo che ti riporta al livello precedente all’infortunio richiede tempo, pazienza e dedizione a un piano ben strutturato. Chi accorcia i tempi di solito è chi riduce subito lo stimolo che provoca dolore e comincia in parallelo il lavoro di forza, non chi stringe i denti e continua a correre uguale sperando che passi.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Quanto è frequente la MTSS nei corridori Tra il 13,2% e il 17,3%: è l’infortunio da corsa più comune Menéndez et al., Int J Environ Res Public Health, 2020
Quanto varia la prevalenza Dal 5,4% (atlete di atletica leggera negli USA) al 69,5% (maratoneti amatoriali in India) Scoping review su epidemiologia, biomeccanica e fattori di rischio della MTSS, 2025
Tempo medio di recupero 70 giorni in una coorte di corridori ricreativi danesi (Mulvad et al., 2018) Scoping review su epidemiologia, biomeccanica e fattori di rischio della MTSS, 2025
Fattore di rischio più forte Un episodio precedente di MTSS: rischio relativo 3,74 Newman et al., Open Access J Sports Med, 2013

Dati verificati ad agosto 2026.

Come prevenire la periostite tibiale?

La periostite tibiale si previene facendo crescere il carico più lentamente della voglia di correre e mantenendo tutto l’anno la forza di polpaccio, tibiale anteriore e anche. Contano anche la cadenza di corsa, il recupero tra le sessioni e la disponibilità energetica: mangiare e idratarsi troppo poco indebolisce l’osso.

Nel video Iacopo Landi lascia due spunti che vale la pena tenere a mente. Il primo riguarda la cadenza: alcuni studi hanno rilevato che una cadenza più bassa era associata a un maggior rischio di MTSS o di frattura da stress. Il secondo riguarda la relative energy deficiency syndrome, cioè l’impatto che quanto e come mangi, quanto ti idrati e l’uso di farmaci o integratori hanno sulla salute dell’osso: è un aspetto da valutare con il medico o con il professionista sanitario che ti segue, non da improvvisare.

Sul a chi rivolgersi la risposta è netta: se hai problemi a gestire un dolore in quest’area, fatti valutare da un terapista specializzato nell’area muscoloscheletrica. Serve qualcuno che escluda le condizioni che si mascherano da periostite e che costruisca la progressione di carico sul tuo caso, non su un protocollo generico.

Il principio del carico progressivo non riguarda solo i corridori, e non ha età. Nel percorso di Pina, tornata a camminare da sola e a salire le scale senza bastone a 81 anni, seguita proprio da Iacopo Landi, la logica è identica: partire dal carico che il corpo tollera oggi e alzarlo un gradino alla volta, con pazienza.

“Ricorda: è la dose che fa il veleno. La riabilitazione consiste nel trovare il carico ottimale per favorire adattamenti positivi.”
Iacopo Landi
Iacopo Landi, fisioterapista e osteopata, coach Moveinside
Iacopo Landi
Fisioterapista e osteopata, coach Moveinside
Da oltre 10 anni si occupa di aiutare le persone con dolore a imparare a gestirlo e superarlo al meglio. In Moveinside guida i percorsi di terapia del movimento insieme al team di terapisti, e sul canale YouTube pubblica ogni settimana contenuti su dolore e libertà di movimento.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Quanto dura la periostite tibiale?
Dipende da quanto è avanzata e soprattutto da come gestisci il carico. Come ordine di grandezza, in una coorte danese di corridori ricreativi seguita da Mulvad e colleghi nel 2018 il tempo medio di recupero riportato è stato di 70 giorni. I tempi si accorciano se riduci subito lo stimolo che provoca dolore e lavori sulla forza, si allungano se continui ad allenarti come prima.
Si può correre con la periostite tibiale?
Sì, se il dolore resta a un livello tollerabile durante la corsa e non peggiora nelle ore successive. No, se compare già camminando o salendo le scale: in quel caso stai facendo troppo, riduci chilometraggio e intensità oppure sospendi temporaneamente la corsa e mantieni la condizione cardiovascolare con nuoto o ciclismo.
Periostite tibiale: a chi rivolgersi?
A un fisioterapista specializzato nell’area muscoloscheletrica, che possa valutare il caso, escludere le condizioni che si mascherano da periostite e costruire una progressione di carico su misura. Se sospetti una frattura da stress, o se il dolore continua a riposo e di notte, passa prima dal medico.
Come si distingue la periostite tibiale da una frattura da stress?
La periostite tibiale dà un dolore diffuso, riconoscibile alla palpazione su una zona estesa per più di 5 centimetri lungo il margine interno della tibia, che peggiora con l’attività e migliora con il riposo. La frattura da stress dà un dolore puntiforme, concentrato in un punto preciso, che tende a restare anche a riposo o di notte. La distinzione va fatta da un professionista, non da soli.
Quali esercizi fare per la periostite tibiale?
Nel video Iacopo Landi propone cinque esercizi da eseguire due volte a settimana: split squat con piede anteriore sollevato, stacco rumeno su una gamba con flessione dell’anca e calf raise su una gamba con deficit, tutti e tre in 3 serie da 6-15 ripetizioni a ritmo controllato, più dorsiflessione con fascia elastica in 3 serie da 20-25 ripetizioni lente e fire hydrant in piedi con elastico, 30-45 secondi per tre volte per gamba.
La periostite tibiale può tornare?
Sì, e un episodio precedente è il fattore di rischio più forte: nella meta analisi di Newman e colleghi del 2013 chi ha già avuto la periostite tibiale presenta un rischio relativo di 3,74 rispetto a chi non l’ha mai avuta. Per questo il ritorno alla corsa va fatto per gradi e la forza di polpaccio, tibiale anteriore e anche va mantenuta anche quando il dolore è passato.
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