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Esercizi per ernia lombare: quali fare e quali evitare

Esercizi per ernia lombare: Ale Demaria spiega come rimettere in movimento la colonna
Guida Moveinside · Ernia lombare

Esercizi per ernia lombare: quali fare e quali evitare

Con un’ernia lombare gli esercizi giusti sono quelli che rimettono in movimento la colonna partendo dal bacino, non quelli che la bloccano. Qui trovi la progressione mostrata da Ale Demaria nel video, gli errori che tengono fermo il recupero, come impostare la scheda in palestra, cosa cambia in fase acuta e i segnali per cui invece serve un medico.

Ale Demaria ·Fondatore e coach del metodo Moveinside ·12 min di lettura

In sintesi

Il primo esercizio per l’ernia lombare, secondo Ale Demaria, non è un esercizio di forza: è l’antiversione e la retroversione del bacino, da sdraiati, in modo fluido e senza forzare. Poi arriva l’arrotolamento al muro, una vertebra alla volta. La sua tesi è che l’ernia sia il punto di arrivo di anni in cui la colonna ha smesso di muoversi, quindi la soluzione non può essere immobilizzarla ancora di più.

  • Esercizio 1: antiversione e retroversione del bacino, supino, movimento fluido, anche con escursione minima.
  • Esercizio 2: arrotolamento al muro, una vertebra alla volta, dalla zona bassa fino alla testa.
  • Da evitare: tenere la schiena bloccata, gli slanci per forzare il range, i movimenti che irradiano il dolore lungo la gamba.
  • Cosa dicono le fonti: fra il 60% e il 90% delle ernie lombari migliora con il trattamento conservativo e solo il 2-10% arriva alla chirurgia.
  • Quando fermarsi: perdita di forza a una gamba, problemi di vescica o intestino, febbre, trauma. Lì serve il medico, non un esercizio.

Prima di tutto: quando l’ernia lombare richiede un medico, non esercizi

L’ernia lombare è una diagnosi medica, e alcune situazioni non si gestiscono con l’esercizio. Se ti riconosci in uno di questi segnali, ferma gli esercizi e rivolgiti a un medico:

  • Perdita di controllo di vescica o intestino, o addormentamento della zona a sella: è un’emergenza, vai in pronto soccorso. L’Istituto Superiore di Sanità la descrive come sindrome della cauda equina, frequentemente dovuta a una voluminosa ernia discale lombare che, se non trattata, può portare a incontinenza e paralisi permanente degli arti inferiori.
  • Perdita di forza a una gamba o a un piede (il piede che non risponde, la gamba che cede, il polpaccio che si assottiglia).
  • Perdita di sensibilità persistente lungo il percorso del nervo, non solo formicolio che va e viene.
  • Dolore comparso dopo un trauma (caduta, incidente, colpo).
  • Febbre associata al dolore lombare.
  • Dolore che peggiora progressivamente invece di oscillare, o dolore notturno che non cambia cambiando posizione.
  • Disturbi che persistono oltre le sei settimane: l’ISS li elenca tra le condizioni in cui si valuta l’intervento chirurgico. Non vuol dire operarsi, vuol dire farsi rivalutare.

Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non è una diagnosi, non è una terapia e non sostituisce il parere del tuo medico o di un professionista sanitario. Se hai una diagnosi di ernia lombare, un dolore acuto o dubbi sulla tua situazione, parlane con loro prima di iniziare qualsiasi esercizio. Come dice Ale Demaria nel video, quello che vedi qui non è la ricetta magica valida per tutte le persone.

Guarda il video · 8 min

Quali esercizi fare con l’ernia lombare? La progressione in 3 passi

Gli esercizi per l’ernia lombare indicati da Ale Demaria partono dal bacino, non dalla schiena: prima l’antiversione e la retroversione da sdraiati, poi l’arrotolamento al muro una vertebra alla volta, infine la ripetizione quotidiana. Servono zero attrezzi e pochi minuti, ma vanno fatti tutti i giorni.

Nel video Ale Demaria è esplicito sull’ordine: nel caso dell’ernia L5-S1, ma anche di tutte le ernie lombari, il primo movimento fondamentale da recuperare è l’antiversione e la retroversione del bacino. È il movimento che sta sotto a tutto il resto: se il bacino non si muove, ogni esercizio che aggiungi sopra parte da una base bloccata.

1
Antiversione e retroversione del bacinoSdraiati a pancia in su e raccogli le gambe (piedi a terra, ginocchia piegate). Immagina di avere una coda, come il prolungamento della tua colonna vertebrale. Prima cerca la retroversione: mandi la coda tra le gambe e annulli la luce che c’è tra la schiena e il pavimento. Poi cerca l’antiversione: la coda va fuori dalle gambe e deve tornare a vedersi la luce tra la schiena e il pavimento. Ripeti in modo estremamente fluido, avanti e indietro. Non importa se oggi il tuo range di movimento è ridotto: fai quello che puoi, senza spingere nel dolore.
2
Arrotolamento al muro, una vertebra alla voltaQuando il movimento di antiversione e retroversione è assolutamente chiaro, si può fare uno step ulteriore. Trova un muro (anche un albero va benissimo). Mettiti con la schiena a circa cinque centimetri dalla parete, piega leggermente le ginocchia e porta i glutei contro il muro. Da lì cerchi la retroversione imparata nel primo esercizio e fai aderire alla parete una singola vertebra alla volta, con un effetto di arrotolamento: la zona bassa, il centro della schiena, la parte superiore, il retro delle spalle, il retro del collo, fino al retro della testa che fa una leggera pressione contro la parete. Poi ti stacchi e ricominci. La regola è: quando attacchi una vertebra sopra, stacchi quella sotto.
3
Ripetilo ogni giorno, questa è la parte difficileAle Demaria lo dice senza giri di parole: attuare questa soluzione è molto semplice, ma risulta difficile perché devi essere tu, attivamente, a metterti lì ogni giorno a muovere la colonna. Tutte le altre soluzioni classiche sono passive (una puntura, un massaggio, un’operazione): tu non fai niente e non impari a muovere la colonna. Meglio pochi minuti tutti i giorni che una sessione lunga una volta a settimana.

Se ti senti “un blocco unico”, è normale all’inizio.

Nel video Ale Demaria mette le mani avanti proprio su questo: staccare e attaccare una vertebra alla volta è qualcosa che arriva grazie alla pratica. Se oggi la schiena si muove tutta insieme come un pezzo solo, non è un fallimento: è esattamente il punto di partenza da cui si comincia. La cosa da non fare è forzare l’arrotolamento a strappi per farlo “sembrare” più fluido.

I dati in breve: cosa dicono le fonti sull’ernia lombare

Fra il 60% e il 90% delle persone con ernia lombare migliora con il trattamento conservativo e solo il 2-10% dei casi arriva alla chirurgia. Il riassorbimento spontaneo dell’ernia è un fenomeno frequente, con un tempo medio di circa nove mesi. Il movimento, nel mal di schiena cronico, ha prove di efficacia moderate sul dolore.

DatoCosa diceFonte
60-90% Quota di pazienti con ernia del disco lombare che migliora con il trattamento conservativo. Solo il 2-10% dei casi richiede la chirurgia per fallimento delle misure conservative. Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023
96 / 70 / 41 / 13% Tasso di regressione spontanea per tipo di ernia: 96% per il sequestro, 70% per l’estrusione, 41% per la protrusione, 13% per il bulging. Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023
9 mesi Tempo medio riportato per il riassorbimento spontaneo di un’ernia lombare. Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023
Tratto lombare “L’ernia del disco raramente è a carico delle vertebre dorsali, è abbastanza rara nel segmento cervicale e molto più frequente nel tratto lombare.” È più comune fra i 35 e i 45 anni. ISS, ISSalute
Attivi > a letto “In passato si riteneva che il riposo a letto fosse utile […] ma, attualmente, è riconosciuto che le persone rimaste attive hanno maggiori probabilità di guarire in breve tempo.” ISS, ISSalute
15 punti su 100 Nel mal di schiena cronico l’esercizio riduce il dolore di circa 15 punti su una scala 0-100 rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo (prove di certezza moderata, 249 studi e 24.486 partecipanti). Hayden et al., Cochrane 2021
Circa 90% Quota di mal di schiena aspecifico, cioè senza una malattia o un problema strutturale identificabile. Il mal di schiena è la prima singola causa di disabilità al mondo. OMS

Dati verificati ad agosto 2026 sulle fonti originali linkate in tabella. I numeri sul riassorbimento descrivono che cosa succede all’ernia nel tempo, non l’effetto di un esercizio specifico: nessun esercizio ha dimostrato di far riassorbire un’ernia.

Perché viene l’ernia lombare? La causa secondo Ale Demaria

L’ernia è il risultato di una graduale usura delle strutture della colonna: i dischi, che sono i cuscinetti ammortizzatori tra le vertebre, perdono flessibilità e lasciano fuoriuscire la sostanza gelatinosa che hanno all’interno, irritando o comprimendo i nervi. La tesi di Ale Demaria è che dietro a quell’usura ci sia una colonna che ha smesso di essere lubrificata dal movimento.

Il meccanismo anatomico è quello che descrive nel video: i dischi intervertebrali perdono lentamente la loro flessibilità, la sostanza gelatinosa esce dalla parete che la conteneva e va a irritare o a comprimere i nervi che circondano la colonna vertebrale. Fin qui siamo sulla descrizione condivisa: l’Istituto Superiore di Sanità conferma che l’ernia del disco è molto più frequente nel tratto lombare che in quello cervicale o dorsale, e che è più comune fra i 35 e i 45 anni.

La parte originale, e discutibile quanto vuoi, è la sua spiegazione del perché: la colonna non viene più lubrificata. Non per giorni, non per mesi, ma per anni. E la ragione, dice, è doppia.

  • L’approccio conservativo insegnato di default. “Stai attento a non muovere la colonna, non piegare la schiena”: una serie di istruzioni che nascono per proteggere e finiscono per disabituare.
  • La sedentarietà quotidiana. La “sanissima abitudine” di stare più di otto ore seduti ogni giorno, e in generale tutto quello che è vita ferma.

Da qui la sua conclusione: la causa del mal di schiena che poi è sfociato in un’ernia è il non movimento, o il movimento non corretto. Ed è anche il motivo per cui, nel video, se la prende con l’approccio che definisce classico occidentale moderno: antinfiammatori, puntura di cortisone, intervento chirurgico, massaggi, cerotti, terapie con grandi attrezzature. Non perché siano inutili in assoluto, ma perché nella sua lettura mirano tutti al sintomo e lasciano la causa dov’è.

La sua immagine per spiegarlo è la più efficace del video: è come trovarsi nel mezzo di un incendio e concentrarsi solo sulle fiamme, senza sapere che nel bosco ci sono dieci piromani che continuano ad appiccare il fuoco. Spegni, e riprende. Spegni, e riprende.

Come va presa questa tesi. È la posizione di un coach del movimento, non una linea guida clinica, e riguarda il mal di schiena comune legato alla sedentarietà. Sul dato di fondo, però, le fonti istituzionali vanno nella stessa direzione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità elenca i bassi livelli di attività fisica fra i fattori di rischio del mal di schiena, e l’ISS scrive che chi resta attivo ha maggiori probabilità di guarire in breve tempo rispetto a chi resta a letto. Se vuoi il quadro generale sul mal di schiena, la guida di riferimento è esercizi per il mal di schiena: perché viene e come scioglierlo.

“Il movimento è l’unica azione che puoi fare per andare a lubrificare la tua colonna e risolvere così il tuo dannato mal di schiena.”
Ale Demaria

Quali esercizi e movimenti evitare con l’ernia lombare?

Con un’ernia lombare vanno evitati i movimenti che accendono o irradiano il dolore lungo la gamba, gli slanci e i rimbalzi usati per forzare l’escursione, e i carichi importanti cercati mentre il dolore è vivo. L’errore più grande, però, non è un esercizio: è tenere la schiena bloccata tutto il giorno per paura di muoverla.

Nel video Ale Demaria non elenca esercizi vietati, ne attacca uno solo: l’istruzione a non muovere la colonna. Il paradosso che descrive è che la stessa cosa che dovrebbe proteggerti (l’immobilità) è quella che, ripetuta per anni, ti ha portato fin qui. Da questa idea, e dal buon senso clinico sui segnali di allarme, si ricava una lista pratica.

Errore comunePerché è un problemaCosa fare invece
Tenere la schiena bloccata Nella lettura di Ale Demaria è la causa, non la protezione: una colonna che non si muove smette di essere lubrificata. Recuperare per primo il movimento del bacino, in scarico, con escursioni piccole e fluide.
Fermarsi del tutto L’ISS è esplicito: chi resta attivo ha maggiori probabilità di guarire in breve tempo rispetto a chi resta a letto. Ridurre, non azzerare. Togliere i carichi che accendono il dolore, tenere il cammino e i movimenti tollerati.
Forzare il range a strappi Slanci e rimbalzi cercano l’ampiezza con l’inerzia, non con il controllo: è il modo più rapido per riaccendere il dolore. Movimento “estremamente fluido”, come lo definisce Ale Demaria, con l’escursione che hai oggi.
Insistere su un movimento che irradia Un dolore che scende lungo la gamba, formicolii o perdita di forza sono segnali del nervo, non muscolari. Sospendere quel movimento, non tutto l’allenamento, e farsi rivalutare se il sintomo persiste.
Cercare la soluzione passiva Puntura, massaggio, macchinario: nella tesi del video sei passivo, non impari a muovere la colonna e la causa resta. Trattamenti e farmaci si concordano con il medico, ma il lavoro attivo quotidiano non lo delega nessuno.
Allenare tutto tranne la colonna La scheda tipo gambe, addominali, braccia e glutei tratta il corpo come pezzi separati e salta la schiena. Mettere la mobilità della colonna dentro la scheda, non come riscaldamento generico.

Il criterio che vale più di ogni elenco: un esercizio che riaccende il dolore o lo fa scendere lungo la gamba non è adatto adesso, indipendentemente da come si chiama e da chi te lo ha consigliato. Se il dolore scende sotto il ginocchio la logica cambia ancora: in quel caso parti da quali esercizi evitare con la sciatalgia e cosa fare invece.

Fase acuta e fase cronica: cosa cambia negli esercizi?

In fase acuta, con il dolore vivo, l’obiettivo non è guadagnare mobilità ma non perderla: escursioni minime, in scarico, e nessuna ricerca del limite. Nella fase successiva l’obiettivo cambia e diventa la costanza: lo stesso movimento, tutti i giorni, con un’ampiezza che cresce da sola. La linea di confine indicata dall’ISS sono le sei settimane.

Fase acuta. L’ISSalute, sulla gestione dell’ernia del disco, descrive un percorso in due tempi: in un primo momento alla terapia farmacologica è bene associare il riposo, poi gradualmente si potranno aggiungere manipolazioni, trazioni, terapia manuale, fino ad arrivare a un’attività fisica che miri a rinforzare la muscolatura della colonna vertebrale. Riposo in senso relativo, non allettamento: la stessa fonte, sul mal di schiena, ricorda che le persone rimaste attive hanno maggiori probabilità di guarire in breve tempo. In pratica, nei giorni peggiori:

  • Solo il primo esercizio, l’antiversione e retroversione del bacino, e con un’escursione piccolissima. Anche pochi millimetri sono movimento.
  • Niente arrotolamento al muro: è lo step successivo, si aggiunge quando il primo movimento è chiaro e indolore.
  • Continua a camminare se lo tolleri: sul tema c’è una guida dedicata, camminare fa bene se hai l’ernia al disco.
  • Cambia posizione spesso. Se il dolore si attenua cambiando posizione è un buon segnale: significa che risponde al movimento.
  • Gestione del dolore e farmaci si discutono con il medico, non si improvvisano.

Fase cronica o di mantenimento. Quando il dolore non è più il protagonista della giornata, il rischio si ribalta: si smette, perché non fa più male. È esattamente il punto in cui la colonna torna a non essere lubrificata. Qui la progressione è quella del video: entrambi gli esercizi, tutti i giorni, e l’ampiezza che cresce come conseguenza della pratica, non come obiettivo da inseguire.

FaseObiettivoCosa fare
AcutaNon perdere movimentoSolo bacino, supino, escursione minima e fluida. Nessuna ricerca del limite, nessun carico.
SubacutaRiprendere l’escursioneBacino tutti i giorni, si aggiunge l’arrotolamento al muro quando il primo movimento è chiaro.
Cronica o mantenimentoNon tornare indietroEntrambi gli esercizi ogni giorno, più mobilità della colonna nel resto della settimana.
Oltre le 6 settimaneRivalutareSe i disturbi persistono, l’ISS li elenca tra le condizioni in cui si valuta l’intervento: serve una nuova visita.

Scheda palestra con ernia lombare: come impostarla

Una scheda palestra con ernia lombare non si costruisce togliendo esercizi, si costruisce aggiungendo quello che manca: la mobilità della colonna. Il problema tipico non è la palestra, è che la scheda standard allena gambe, addominali, braccia e glutei e la colonna vertebrale non compare da nessuna parte, se non nell’istruzione a tenerla bloccata.

È la critica più diretta che il metodo Moveinside muove al fitness classico: trattiamo il corpo come se fosse fatto di tanti pezzi separati, non comunicanti tra loro. Poi, quando arriva un esercizio a corpo libero, l’unica indicazione sulla schiena è “stai attento, tieni bloccata la schiena, altrimenti ti fai male”. La colonna diventa l’unica struttura del corpo che alleniamo a non muoversi.

Ecco come si rimette in ordine, per principi. Non è una scheda personalizzata: con una diagnosi di ernia va sempre validata dal medico o dal professionista che ti segue.

BloccoCosa metterciCriterio
AperturaAntiversione e retroversione del bacino, supino.Sempre, prima di tutto il resto. È la base su cui poggia la scheda.
Mobilità colonnaArrotolamento al muro, flessione ed estensione, piegamento laterale, torsione controllata.Tutti i piani, non solo avanti e indietro. Movimento fluido, mai a strappi.
ForzaEsercizi che tolleri, con carichi progressivi e controllati.Il carico si aumenta quando il movimento è pulito e indolore, non prima.
Da rivedereMassimali, movimenti balistici, tutto ciò che irradia il dolore alla gamba.Il dolore irradiato è un segnale di stop, non una soglia da superare.
FrequenzaMobilità del bacino ogni giorno, il resto secondo la scheda.La costanza quotidiana conta più della durata della singola sessione.

I tre esercizi di mobilità della colonna da tenere nella settimana

Sono i tre movimenti che questa guida propone da sempre e che completano il lavoro sul bacino: si fanno a corpo libero, servono un muro, una bottiglia e una pila di libri.

1. Flessione ed estensione della colonna

60-120 secondi senza pausa, 2-3 volte al giorno

Esercizi per ernia lombare: flessione della colonna da seduto, posizione di partenza
Esercizi per ernia lombare: flessione della colonna, la grande C all'indietro
Esercizi per ernia lombare: estensione della colonna, la grande C in avanti
  • Parti seduto su un piccolo rialzo, in posizione neutra.
  • Disegna una grande C all’indietro e una grande C in avanti, con l’aiuto delle braccia.
  • Quando vai indietro spingi le braccia in avanti, e viceversa: le braccia ti aiutano ad aumentare l’estensione.
  • Aumenta il grado di estensione gradualmente, man mano che aumentano le ripetizioni.

2. Piegamento laterale del busto

5-10 ripetizioni per lato, 3 serie al giorno

Esercizi per ernia lombare: piegamento laterale del busto con la schiena al muro
Esercizi per ernia lombare: piegamento laterale, discesa vertebra per vertebra
Esercizi per ernia lombare: piegamento laterale, presa della bottiglia
  • Parti con la schiena appoggiata alla parete e non ruotare.
  • Prendi la bottiglia solo grazie a un piegamento: piega prima il tratto cervicale, poi il toracico, alla fine il lombare.
  • La bottiglia puoi appoggiarla su una pila di libri, che si abbasserà man mano che guadagni ampiezza.
  • Piega lateralmente il busto senza perdere in nessun momento il contatto con la parete.
  • Prendi la bottiglia e risali allo stesso modo, con un movimento controllato ma fluido.

3. Spine target

90 secondi senza pausa, 3-5 volte al giorno

Esercizi per ernia lombare: spine target, posizione di partenza davanti alla parete
Esercizi per ernia lombare: spine target, torsione della colonna verso la parete
Esercizi per ernia lombare: spine target, estensione e torsione combinate
  • Posizionati a un braccio di distanza dalla parete che hai alle spalle.
  • Inizia a toccare i punti più vicini a te sulla parete, senza muovere i piedi: le ginocchia puoi piegarle.
  • Aumenta man mano la distanza dei punti che vai a toccare, aumentando la torsione e l’estensione della colonna.

Un allievo che questo percorso lo ha fatto da dentro il mondo sanitario è Iacopo Landi, fisioterapista e osteopata: nella sua storia racconta perché ha scelto di allenarsi cinque volte a settimana e come ha cambiato idea sul dolore. E se vuoi vedere come si comporta il mal di schiena quando il movimento entra davvero nella routine, la storia di Michele è il caso studio più vicino a questo tema.

Quanto tempo serve, e l’ernia lombare si riassorbe?

L’ernia lombare si riassorbe spontaneamente in una quota rilevante di casi, con un tempo medio di circa nove mesi, e la probabilità cambia molto in base al tipo di ernia. Nessun esercizio ha dimostrato di accelerare quel riassorbimento: gli esercizi lavorano su dolore, mobilità e capacità di muoversi, che è quello che cambia la giornata.

È una distinzione che vale la pena tenere ferma, perché “esercizi per riassorbire l’ernia” è una delle cose più cercate e una delle poche su cui le prove sono chiare. La revisione di Zeng e colleghi, pubblicata su Spine Surgery and Related Research nel 2023, riporta tassi di regressione spontanea molto diversi a seconda del tipo: 96% per il sequestro, 70% per l’estrusione, 41% per la protrusione, 13% per il bulging. Il riassorbimento, insomma, è un processo biologico che avviene per conto suo, e paradossalmente è più probabile proprio nelle ernie più grandi.

Quello su cui puoi incidere è l’altra metà del problema: quanto ti fa male e quanto riesci a muoverti. Sul mal di schiena cronico, la revisione Cochrane di Hayden e colleghi (2021), che ha analizzato 249 studi clinici su 24.486 partecipanti, ha trovato prove di certezza moderata che l’esercizio riduce il dolore di circa 15 punti su 100 rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo: una differenza clinicamente rilevante.

Sui tempi, i riferimenti utili sono due. Il primo è dell’Istituto Superiore di Sanità: nella maggioranza dei casi di mal di schiena si notano miglioramenti apprezzabili nell’arco di sei settimane, e oltre le sei settimane si parla di forma cronica. Il secondo è il criterio di Ale Demaria, che non parla di settimane ma di frequenza: la colonna si lubrifica con il movimento ripetuto, quindi il parametro da guardare è quanti giorni su sette hai fatto i tuoi minuti, non quanto sei riuscito a piegarti oggi.

Se dopo sei settimane il dolore è uguale o peggiore, il passo successivo non è più esercizio: è una rivalutazione. E se vuoi capire meglio che cosa dice (e che cosa non dice) un referto, la guida sulla risonanza magnetica e il mal di schiena è il pezzo che manca a quasi tutti.

Ale Demaria, fondatore Moveinside
Ale Demaria
Fondatore e coach del metodo Moveinside
Ale Demaria è il fondatore di Moveinside, la scuola di intelligenza del corpo che insegna ad adulti di ogni età a recuperare mobilità e movimento senza dolore. Insegna dal vivo e nei programmi online, e sul suo canale YouTube pubblica ogni settimana un video per sprigionare l’intelligenza del corpo.

Vuoi il metodo completo, un passo alla volta?

Rimettere in movimento il bacino è il primo tassello dell’approccio Moveinside: poche cose fatte bene, ogni giorno, finché diventano normali. Nel libro L’ultimo programma di Ale Demaria trovi il metodo per costruire questa abitudine e non mollarla dopo due settimane. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside per capire da dove partire nel tuo caso.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Quali esercizi fare con l’ernia lombare L5-S1?
Per l’ernia L5-S1, come per tutte le ernie lombari, Ale Demaria indica come primo movimento da recuperare l’antiversione e la retroversione del bacino: sdraiato a pancia in su con le gambe raccolte, immagini di avere una coda che prolunga la colonna, la mandi tra le gambe (la schiena annulla la luce con il pavimento) e poi la porti fuori (la luce torna). Il secondo passo è l’arrotolamento al muro, una vertebra alla volta. Il movimento va fatto in modo fluido, anche se all’inizio l’escursione è minima. Con una diagnosi in corso, fai validare gli esercizi dal medico o dal professionista che ti segue.
Quali esercizi e movimenti evitare con l’ernia lombare?
Vanno evitati i movimenti che accendono o irradiano il dolore lungo la gamba, gli slanci e i rimbalzi per forzare l’escursione, i carichi massimali cercati mentre il dolore è vivo e, soprattutto, l’errore più comune secondo Ale Demaria: tenere la schiena bloccata in ogni esercizio e nella vita quotidiana. L’immobilità prolungata non protegge la colonna, la disabitua al movimento. La regola pratica è ridurre, non azzerare.
Si può andare in palestra con l’ernia lombare?
Nella maggior parte dei casi sì, ma la scheda va rivista. Il problema tipico non è la palestra in sé: è che la scheda standard allena gambe, addominali, braccia e glutei e salta completamente la colonna vertebrale, con l’istruzione ricorrente di tenere la schiena bloccata. Con un’ernia lombare la scheda dovrebbe iniziare dalla mobilità del bacino e della colonna, aggiungere carico in modo graduale e usare il dolore irradiato come segnale di stop. Una scheda va sempre concordata con il medico o con il professionista che segue il tuo caso.
Si possono fare gli addominali con l’ernia lombare?
Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dalla fase, dal tipo di ernia e da come reagisce il tuo dolore. Il criterio pratico è semplice: un esercizio che riaccende il dolore o lo irradia lungo la gamba non è adatto ora, indipendentemente da come si chiama. Nell’approccio di Ale Demaria il punto non è rinforzare l’addome per bloccare la schiena, ma restituire alla colonna il movimento che ha smesso di fare. Se hai una diagnosi, chiedi al tuo medico o al professionista che ti segue.
Gli esercizi possono far riassorbire l’ernia del disco?
Nessun esercizio ha dimostrato di far riassorbire un’ernia. Il riassorbimento è un processo biologico spontaneo e frequente: una revisione pubblicata su Spine Surgery and Related Research riporta tassi di regressione spontanea del 96% per i sequestri, 70% per le estrusioni, 41% per le protrusioni e 13% per i bulging, con un tempo medio di circa 9 mesi. Gli esercizi lavorano su dolore, mobilità e capacità di muoversi, non sulla dimensione dell’ernia in radiografia.
Quanto tempo ci vuole per stare meglio con un’ernia lombare?
Per il mal di schiena comune l’Istituto Superiore di Sanità indica miglioramenti apprezzabili nell’arco di sei settimane; oltre le sei settimane si parla di forma cronica e serve una valutazione. Sull’ernia del disco, la maggior parte dei casi (fra il 60% e il 90%) migliora con il trattamento conservativo e solo una minoranza arriva alla chirurgia. Sul movimento, il criterio di Ale Demaria è la costanza quotidiana: pochi minuti tutti i giorni valgono più di una sessione lunga ogni tanto.
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