In sintesi
Il primo esercizio per l’ernia lombare, secondo Ale Demaria, non è un esercizio di forza: è l’antiversione e la retroversione del bacino, da sdraiati, in modo fluido e senza forzare. Poi arriva l’arrotolamento al muro, una vertebra alla volta. La sua tesi è che l’ernia sia il punto di arrivo di anni in cui la colonna ha smesso di muoversi, quindi la soluzione non può essere immobilizzarla ancora di più.
- Esercizio 1: antiversione e retroversione del bacino, supino, movimento fluido, anche con escursione minima.
- Esercizio 2: arrotolamento al muro, una vertebra alla volta, dalla zona bassa fino alla testa.
- Da evitare: tenere la schiena bloccata, gli slanci per forzare il range, i movimenti che irradiano il dolore lungo la gamba.
- Cosa dicono le fonti: fra il 60% e il 90% delle ernie lombari migliora con il trattamento conservativo e solo il 2-10% arriva alla chirurgia.
- Quando fermarsi: perdita di forza a una gamba, problemi di vescica o intestino, febbre, trauma. Lì serve il medico, non un esercizio.
Prima di tutto: quando l’ernia lombare richiede un medico, non esercizi
L’ernia lombare è una diagnosi medica, e alcune situazioni non si gestiscono con l’esercizio. Se ti riconosci in uno di questi segnali, ferma gli esercizi e rivolgiti a un medico:
- Perdita di controllo di vescica o intestino, o addormentamento della zona a sella: è un’emergenza, vai in pronto soccorso. L’Istituto Superiore di Sanità la descrive come sindrome della cauda equina, frequentemente dovuta a una voluminosa ernia discale lombare che, se non trattata, può portare a incontinenza e paralisi permanente degli arti inferiori.
- Perdita di forza a una gamba o a un piede (il piede che non risponde, la gamba che cede, il polpaccio che si assottiglia).
- Perdita di sensibilità persistente lungo il percorso del nervo, non solo formicolio che va e viene.
- Dolore comparso dopo un trauma (caduta, incidente, colpo).
- Febbre associata al dolore lombare.
- Dolore che peggiora progressivamente invece di oscillare, o dolore notturno che non cambia cambiando posizione.
- Disturbi che persistono oltre le sei settimane: l’ISS li elenca tra le condizioni in cui si valuta l’intervento chirurgico. Non vuol dire operarsi, vuol dire farsi rivalutare.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Non è una diagnosi, non è una terapia e non sostituisce il parere del tuo medico o di un professionista sanitario. Se hai una diagnosi di ernia lombare, un dolore acuto o dubbi sulla tua situazione, parlane con loro prima di iniziare qualsiasi esercizio. Come dice Ale Demaria nel video, quello che vedi qui non è la ricetta magica valida per tutte le persone.
I dati in breve: cosa dicono le fonti sull’ernia lombare
Fra il 60% e il 90% delle persone con ernia lombare migliora con il trattamento conservativo e solo il 2-10% dei casi arriva alla chirurgia. Il riassorbimento spontaneo dell’ernia è un fenomeno frequente, con un tempo medio di circa nove mesi. Il movimento, nel mal di schiena cronico, ha prove di efficacia moderate sul dolore.
| Dato | Cosa dice | Fonte |
|---|---|---|
| 60-90% | Quota di pazienti con ernia del disco lombare che migliora con il trattamento conservativo. Solo il 2-10% dei casi richiede la chirurgia per fallimento delle misure conservative. | Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023 |
| 96 / 70 / 41 / 13% | Tasso di regressione spontanea per tipo di ernia: 96% per il sequestro, 70% per l’estrusione, 41% per la protrusione, 13% per il bulging. | Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023 |
| 9 mesi | Tempo medio riportato per il riassorbimento spontaneo di un’ernia lombare. | Zeng et al., Spine Surgery and Related Research, 2023 |
| Tratto lombare | “L’ernia del disco raramente è a carico delle vertebre dorsali, è abbastanza rara nel segmento cervicale e molto più frequente nel tratto lombare.” È più comune fra i 35 e i 45 anni. | ISS, ISSalute |
| Attivi > a letto | “In passato si riteneva che il riposo a letto fosse utile […] ma, attualmente, è riconosciuto che le persone rimaste attive hanno maggiori probabilità di guarire in breve tempo.” | ISS, ISSalute |
| 15 punti su 100 | Nel mal di schiena cronico l’esercizio riduce il dolore di circa 15 punti su una scala 0-100 rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo (prove di certezza moderata, 249 studi e 24.486 partecipanti). | Hayden et al., Cochrane 2021 |
| Circa 90% | Quota di mal di schiena aspecifico, cioè senza una malattia o un problema strutturale identificabile. Il mal di schiena è la prima singola causa di disabilità al mondo. | OMS |
Dati verificati ad agosto 2026 sulle fonti originali linkate in tabella. I numeri sul riassorbimento descrivono che cosa succede all’ernia nel tempo, non l’effetto di un esercizio specifico: nessun esercizio ha dimostrato di far riassorbire un’ernia.
Perché viene l’ernia lombare? La causa secondo Ale Demaria
L’ernia è il risultato di una graduale usura delle strutture della colonna: i dischi, che sono i cuscinetti ammortizzatori tra le vertebre, perdono flessibilità e lasciano fuoriuscire la sostanza gelatinosa che hanno all’interno, irritando o comprimendo i nervi. La tesi di Ale Demaria è che dietro a quell’usura ci sia una colonna che ha smesso di essere lubrificata dal movimento.
Il meccanismo anatomico è quello che descrive nel video: i dischi intervertebrali perdono lentamente la loro flessibilità, la sostanza gelatinosa esce dalla parete che la conteneva e va a irritare o a comprimere i nervi che circondano la colonna vertebrale. Fin qui siamo sulla descrizione condivisa: l’Istituto Superiore di Sanità conferma che l’ernia del disco è molto più frequente nel tratto lombare che in quello cervicale o dorsale, e che è più comune fra i 35 e i 45 anni.
La parte originale, e discutibile quanto vuoi, è la sua spiegazione del perché: la colonna non viene più lubrificata. Non per giorni, non per mesi, ma per anni. E la ragione, dice, è doppia.
- L’approccio conservativo insegnato di default. “Stai attento a non muovere la colonna, non piegare la schiena”: una serie di istruzioni che nascono per proteggere e finiscono per disabituare.
- La sedentarietà quotidiana. La “sanissima abitudine” di stare più di otto ore seduti ogni giorno, e in generale tutto quello che è vita ferma.
Da qui la sua conclusione: la causa del mal di schiena che poi è sfociato in un’ernia è il non movimento, o il movimento non corretto. Ed è anche il motivo per cui, nel video, se la prende con l’approccio che definisce classico occidentale moderno: antinfiammatori, puntura di cortisone, intervento chirurgico, massaggi, cerotti, terapie con grandi attrezzature. Non perché siano inutili in assoluto, ma perché nella sua lettura mirano tutti al sintomo e lasciano la causa dov’è.
La sua immagine per spiegarlo è la più efficace del video: è come trovarsi nel mezzo di un incendio e concentrarsi solo sulle fiamme, senza sapere che nel bosco ci sono dieci piromani che continuano ad appiccare il fuoco. Spegni, e riprende. Spegni, e riprende.
Come va presa questa tesi. È la posizione di un coach del movimento, non una linea guida clinica, e riguarda il mal di schiena comune legato alla sedentarietà. Sul dato di fondo, però, le fonti istituzionali vanno nella stessa direzione: l’Organizzazione Mondiale della Sanità elenca i bassi livelli di attività fisica fra i fattori di rischio del mal di schiena, e l’ISS scrive che chi resta attivo ha maggiori probabilità di guarire in breve tempo rispetto a chi resta a letto. Se vuoi il quadro generale sul mal di schiena, la guida di riferimento è esercizi per il mal di schiena: perché viene e come scioglierlo.
Quali esercizi e movimenti evitare con l’ernia lombare?
Con un’ernia lombare vanno evitati i movimenti che accendono o irradiano il dolore lungo la gamba, gli slanci e i rimbalzi usati per forzare l’escursione, e i carichi importanti cercati mentre il dolore è vivo. L’errore più grande, però, non è un esercizio: è tenere la schiena bloccata tutto il giorno per paura di muoverla.
Nel video Ale Demaria non elenca esercizi vietati, ne attacca uno solo: l’istruzione a non muovere la colonna. Il paradosso che descrive è che la stessa cosa che dovrebbe proteggerti (l’immobilità) è quella che, ripetuta per anni, ti ha portato fin qui. Da questa idea, e dal buon senso clinico sui segnali di allarme, si ricava una lista pratica.
| Errore comune | Perché è un problema | Cosa fare invece |
|---|---|---|
| Tenere la schiena bloccata | Nella lettura di Ale Demaria è la causa, non la protezione: una colonna che non si muove smette di essere lubrificata. | Recuperare per primo il movimento del bacino, in scarico, con escursioni piccole e fluide. |
| Fermarsi del tutto | L’ISS è esplicito: chi resta attivo ha maggiori probabilità di guarire in breve tempo rispetto a chi resta a letto. | Ridurre, non azzerare. Togliere i carichi che accendono il dolore, tenere il cammino e i movimenti tollerati. |
| Forzare il range a strappi | Slanci e rimbalzi cercano l’ampiezza con l’inerzia, non con il controllo: è il modo più rapido per riaccendere il dolore. | Movimento “estremamente fluido”, come lo definisce Ale Demaria, con l’escursione che hai oggi. |
| Insistere su un movimento che irradia | Un dolore che scende lungo la gamba, formicolii o perdita di forza sono segnali del nervo, non muscolari. | Sospendere quel movimento, non tutto l’allenamento, e farsi rivalutare se il sintomo persiste. |
| Cercare la soluzione passiva | Puntura, massaggio, macchinario: nella tesi del video sei passivo, non impari a muovere la colonna e la causa resta. | Trattamenti e farmaci si concordano con il medico, ma il lavoro attivo quotidiano non lo delega nessuno. |
| Allenare tutto tranne la colonna | La scheda tipo gambe, addominali, braccia e glutei tratta il corpo come pezzi separati e salta la schiena. | Mettere la mobilità della colonna dentro la scheda, non come riscaldamento generico. |
Il criterio che vale più di ogni elenco: un esercizio che riaccende il dolore o lo fa scendere lungo la gamba non è adatto adesso, indipendentemente da come si chiama e da chi te lo ha consigliato. Se il dolore scende sotto il ginocchio la logica cambia ancora: in quel caso parti da quali esercizi evitare con la sciatalgia e cosa fare invece.
Fase acuta e fase cronica: cosa cambia negli esercizi?
In fase acuta, con il dolore vivo, l’obiettivo non è guadagnare mobilità ma non perderla: escursioni minime, in scarico, e nessuna ricerca del limite. Nella fase successiva l’obiettivo cambia e diventa la costanza: lo stesso movimento, tutti i giorni, con un’ampiezza che cresce da sola. La linea di confine indicata dall’ISS sono le sei settimane.
Fase acuta. L’ISSalute, sulla gestione dell’ernia del disco, descrive un percorso in due tempi: in un primo momento alla terapia farmacologica è bene associare il riposo, poi gradualmente si potranno aggiungere manipolazioni, trazioni, terapia manuale, fino ad arrivare a un’attività fisica che miri a rinforzare la muscolatura della colonna vertebrale. Riposo in senso relativo, non allettamento: la stessa fonte, sul mal di schiena, ricorda che le persone rimaste attive hanno maggiori probabilità di guarire in breve tempo. In pratica, nei giorni peggiori:
- Solo il primo esercizio, l’antiversione e retroversione del bacino, e con un’escursione piccolissima. Anche pochi millimetri sono movimento.
- Niente arrotolamento al muro: è lo step successivo, si aggiunge quando il primo movimento è chiaro e indolore.
- Continua a camminare se lo tolleri: sul tema c’è una guida dedicata, camminare fa bene se hai l’ernia al disco.
- Cambia posizione spesso. Se il dolore si attenua cambiando posizione è un buon segnale: significa che risponde al movimento.
- Gestione del dolore e farmaci si discutono con il medico, non si improvvisano.
Fase cronica o di mantenimento. Quando il dolore non è più il protagonista della giornata, il rischio si ribalta: si smette, perché non fa più male. È esattamente il punto in cui la colonna torna a non essere lubrificata. Qui la progressione è quella del video: entrambi gli esercizi, tutti i giorni, e l’ampiezza che cresce come conseguenza della pratica, non come obiettivo da inseguire.
| Fase | Obiettivo | Cosa fare |
|---|---|---|
| Acuta | Non perdere movimento | Solo bacino, supino, escursione minima e fluida. Nessuna ricerca del limite, nessun carico. |
| Subacuta | Riprendere l’escursione | Bacino tutti i giorni, si aggiunge l’arrotolamento al muro quando il primo movimento è chiaro. |
| Cronica o mantenimento | Non tornare indietro | Entrambi gli esercizi ogni giorno, più mobilità della colonna nel resto della settimana. |
| Oltre le 6 settimane | Rivalutare | Se i disturbi persistono, l’ISS li elenca tra le condizioni in cui si valuta l’intervento: serve una nuova visita. |
Scheda palestra con ernia lombare: come impostarla
Una scheda palestra con ernia lombare non si costruisce togliendo esercizi, si costruisce aggiungendo quello che manca: la mobilità della colonna. Il problema tipico non è la palestra, è che la scheda standard allena gambe, addominali, braccia e glutei e la colonna vertebrale non compare da nessuna parte, se non nell’istruzione a tenerla bloccata.
È la critica più diretta che il metodo Moveinside muove al fitness classico: trattiamo il corpo come se fosse fatto di tanti pezzi separati, non comunicanti tra loro. Poi, quando arriva un esercizio a corpo libero, l’unica indicazione sulla schiena è “stai attento, tieni bloccata la schiena, altrimenti ti fai male”. La colonna diventa l’unica struttura del corpo che alleniamo a non muoversi.
Ecco come si rimette in ordine, per principi. Non è una scheda personalizzata: con una diagnosi di ernia va sempre validata dal medico o dal professionista che ti segue.
| Blocco | Cosa metterci | Criterio |
|---|---|---|
| Apertura | Antiversione e retroversione del bacino, supino. | Sempre, prima di tutto il resto. È la base su cui poggia la scheda. |
| Mobilità colonna | Arrotolamento al muro, flessione ed estensione, piegamento laterale, torsione controllata. | Tutti i piani, non solo avanti e indietro. Movimento fluido, mai a strappi. |
| Forza | Esercizi che tolleri, con carichi progressivi e controllati. | Il carico si aumenta quando il movimento è pulito e indolore, non prima. |
| Da rivedere | Massimali, movimenti balistici, tutto ciò che irradia il dolore alla gamba. | Il dolore irradiato è un segnale di stop, non una soglia da superare. |
| Frequenza | Mobilità del bacino ogni giorno, il resto secondo la scheda. | La costanza quotidiana conta più della durata della singola sessione. |
I tre esercizi di mobilità della colonna da tenere nella settimana
Sono i tre movimenti che questa guida propone da sempre e che completano il lavoro sul bacino: si fanno a corpo libero, servono un muro, una bottiglia e una pila di libri.
1. Flessione ed estensione della colonna
60-120 secondi senza pausa, 2-3 volte al giorno



- Parti seduto su un piccolo rialzo, in posizione neutra.
- Disegna una grande C all’indietro e una grande C in avanti, con l’aiuto delle braccia.
- Quando vai indietro spingi le braccia in avanti, e viceversa: le braccia ti aiutano ad aumentare l’estensione.
- Aumenta il grado di estensione gradualmente, man mano che aumentano le ripetizioni.
2. Piegamento laterale del busto
5-10 ripetizioni per lato, 3 serie al giorno



- Parti con la schiena appoggiata alla parete e non ruotare.
- Prendi la bottiglia solo grazie a un piegamento: piega prima il tratto cervicale, poi il toracico, alla fine il lombare.
- La bottiglia puoi appoggiarla su una pila di libri, che si abbasserà man mano che guadagni ampiezza.
- Piega lateralmente il busto senza perdere in nessun momento il contatto con la parete.
- Prendi la bottiglia e risali allo stesso modo, con un movimento controllato ma fluido.
3. Spine target
90 secondi senza pausa, 3-5 volte al giorno



- Posizionati a un braccio di distanza dalla parete che hai alle spalle.
- Inizia a toccare i punti più vicini a te sulla parete, senza muovere i piedi: le ginocchia puoi piegarle.
- Aumenta man mano la distanza dei punti che vai a toccare, aumentando la torsione e l’estensione della colonna.
Un allievo che questo percorso lo ha fatto da dentro il mondo sanitario è Iacopo Landi, fisioterapista e osteopata: nella sua storia racconta perché ha scelto di allenarsi cinque volte a settimana e come ha cambiato idea sul dolore. E se vuoi vedere come si comporta il mal di schiena quando il movimento entra davvero nella routine, la storia di Michele è il caso studio più vicino a questo tema.
Quanto tempo serve, e l’ernia lombare si riassorbe?
L’ernia lombare si riassorbe spontaneamente in una quota rilevante di casi, con un tempo medio di circa nove mesi, e la probabilità cambia molto in base al tipo di ernia. Nessun esercizio ha dimostrato di accelerare quel riassorbimento: gli esercizi lavorano su dolore, mobilità e capacità di muoversi, che è quello che cambia la giornata.
È una distinzione che vale la pena tenere ferma, perché “esercizi per riassorbire l’ernia” è una delle cose più cercate e una delle poche su cui le prove sono chiare. La revisione di Zeng e colleghi, pubblicata su Spine Surgery and Related Research nel 2023, riporta tassi di regressione spontanea molto diversi a seconda del tipo: 96% per il sequestro, 70% per l’estrusione, 41% per la protrusione, 13% per il bulging. Il riassorbimento, insomma, è un processo biologico che avviene per conto suo, e paradossalmente è più probabile proprio nelle ernie più grandi.
Quello su cui puoi incidere è l’altra metà del problema: quanto ti fa male e quanto riesci a muoverti. Sul mal di schiena cronico, la revisione Cochrane di Hayden e colleghi (2021), che ha analizzato 249 studi clinici su 24.486 partecipanti, ha trovato prove di certezza moderata che l’esercizio riduce il dolore di circa 15 punti su 100 rispetto a nessun trattamento, cure abituali o placebo: una differenza clinicamente rilevante.
Sui tempi, i riferimenti utili sono due. Il primo è dell’Istituto Superiore di Sanità: nella maggioranza dei casi di mal di schiena si notano miglioramenti apprezzabili nell’arco di sei settimane, e oltre le sei settimane si parla di forma cronica. Il secondo è il criterio di Ale Demaria, che non parla di settimane ma di frequenza: la colonna si lubrifica con il movimento ripetuto, quindi il parametro da guardare è quanti giorni su sette hai fatto i tuoi minuti, non quanto sei riuscito a piegarti oggi.
Se dopo sei settimane il dolore è uguale o peggiore, il passo successivo non è più esercizio: è una rivalutazione. E se vuoi capire meglio che cosa dice (e che cosa non dice) un referto, la guida sulla risonanza magnetica e il mal di schiena è il pezzo che manca a quasi tutti.
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Rimettere in movimento il bacino è il primo tassello dell’approccio Moveinside: poche cose fatte bene, ogni giorno, finché diventano normali. Nel libro L’ultimo programma di Ale Demaria trovi il metodo per costruire questa abitudine e non mollarla dopo due settimane. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside per capire da dove partire nel tuo caso.
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