< /

Sei interessato? Contattaci su WhatsApp per maggiori dettagli

Dalle ore 9:00 alle ore 18:00,
oppure contattaci alla nostra email

Sei interessato? Contattaci su WhatsApp per maggiori dettagli

Dalle ore 9:00 alle ore 18:00,
oppure contattaci alla nostra email

Esercizi prima di dormire: la routine serale per svegliarti senza rigidità

Esercizi prima di dormire: Ale Demaria guida la routine serale di movimento lento per svegliarsi senza rigidità
Guida Moveinside · Routine serale

Esercizi prima di dormire: la routine serale per svegliarti senza rigidità

La sera non è il momento di guadagnare centimetri di flessibilità: è il momento di mandare al corpo un segnale di calma, così la notte fa davvero il suo lavoro di recupero. Ecco la sequenza guidata da Ale Demaria, movimento per movimento, con il respiro e l’ambiente che la rendono efficace.

Ale Demaria ·Coach di movimento, fondatore di Moveinside ·8 min di lettura

In sintesi

Gli esercizi prima di dormire non servono a diventare più flessibili: servono ad abbassare l’attivazione del sistema nervoso, perché è durante la notte che il recupero avviene davvero e la rigidità del mattino dipende anche da come sei arrivato a letto. La routine serale guidata da Ale Demaria dura circa 18 minuti, si fa in piedi e poi a terra e non richiede attrezzi. Nello studio di Kahn e colleghi su 12.638 persone e 153.154 notti, chi si è mosso nelle tre ore prima di coricarsi si è addormentato in media 13,7 minuti prima, senza alcun peggioramento dell’efficienza del sonno.

  • Cosa comprende: scarico ritmico delle braccia, Jefferson curl lenti, allungamento della linea laterale, una torsione in flessione e un rilassamento finale a terra.
  • Il criterio: lo stesso movimento cambia effetto a seconda dell’intento, e la sera l’intento è rallentare, non allungare al massimo.
  • Il respiro: nasale, profondo nella pancia, con l’espirazione più lunga (nel video, inspirazione in 4 secondi ed espirazione in circa 6-8 secondi).
  • L’ambiente: luci basse e calde al posto delle luci blu e delle plafoniere, stop ai compiti impegnativi, attività lente nell’ultima ora.
  • Quando non farla: dolore acuto, vertigini, patologie della colonna in fase acuta o disturbi del sonno che durano da settimane: prima si sente un medico.
Segui la routine serale con Ale Demaria · 18 min
Quando questa routine non è la risposta giusta

Questa è una pratica di movimento lento, non una terapia. Non farla e fatti valutare da un medico se hai dolore acuto o dolore che aumenta piegandoti, se piegarti in avanti ti provoca vertigini o capogiri, se hai una patologia della colonna in fase acuta (ernia sintomatica, frattura, infiammazione recente) o se hai subito un intervento da poco. In gravidanza, con osteoporosi diagnosticata o in terapia anticoagulante, chiedi prima al tuo medico come adattarla.

Vale anche per il sonno: se l’insonnia dura da settimane, se ti svegli più volte per notte, se russi con pause del respiro o se ti svegli esausto pur dormendo a sufficienza, il problema va indagato, non compensato con una routine. Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una diagnosi.

Che esercizi fare prima di dormire?

Prima di dormire funzionano i movimenti lenti che abbassano l’attivazione: uno scarico ritmico delle braccia in torsione, le flessioni della colonna in avanti fatte vertebra per vertebra, l’allungamento della linea laterale, una torsione dolce e un rilassamento a terra. Non sono esercizi di flessibilità, sono un segnale di calma per il sistema nervoso.

La domanda giusta, la sera, non è “quale esercizio allunga di più”, ma quale movimento aiuta il corpo a scendere di giri. È il criterio che Ale Demaria usa in tutta la routine: i Jefferson curl lenti non servono a toccare la punta dei piedi, servono perché piegarsi in avanti manda al sistema nervoso un segnale di calma. Lo dice esplicitamente nel video: “non stiamo lavorando per toccare la punta dei piedi, stiamo calmando il sistema nervoso”.

Da qui deriva la regola che regge tutto il resto: lo stesso movimento, fatto con un intento diverso e in un momento diverso della giornata, ha un effetto diverso sul corpo. Una flessione in avanti al mattino serve a rimettere in moto la colonna, la sera serve a chiuderla. Il gesto è identico, il ritmo e l’obiettivo no.

La sequenza completa è composta da cinque proposte in ordine, dalla più attiva alla più passiva, e dura circa 18 minuti. Le durate dette nel video sono precise dove serve: circa un minuto e mezzo di scarico delle braccia, almeno 15 Jefferson curl, almeno cinque respiri per lato sulla linea laterale e tre respiri per lato nella torsione. Il resto è tempo di rilassamento a terra, e lì non si contano le ripetizioni.

Serve un ultimo chiarimento, perché è la confusione più comune: questa non è una routine per diventare flessibili. Se il tuo obiettivo è guadagnare arco articolare, quel lavoro va fatto in un altro momento, con un’intensità che la sera è controproducente. Qui l’obiettivo è arrivare alla notte con meno tensione addosso di quanta ne avevi alle otto di sera.

Perché la sera è il momento giusto per questi esercizi?

Perché la sera è la terza parte della giornata, quella in cui il corpo dovrebbe rallentare per arrivare pronto alla notte, che è la fase in cui il recupero avviene davvero. Muoversi lentamente in quella finestra sposta il sistema nervoso dalla modalità di allerta a quella di calma, e la rigidità che senti al risveglio dipende anche da lì.

Ale Demaria divide la giornata in tre blocchi: mattina, pomeriggio e sera. Ognuno ha un compito diverso, e il compito della sera è calmarti e prepararti alla notte. Non è un dettaglio poetico: se il messaggio che continua ad arrivare al corpo fino a mezzanotte è quello di lotta e fuga, chiedergli di essere elastico alle sette del mattino è una richiesta senza risposta.

Questo spiega anche perché la rigidità mattutina non si risolve solo al mattino. Quello che fai nell’ultima ora della giornata decide in che stato entri nelle ore in cui il corpo si ripara. La routine del risveglio resta utile, ed è l’altra metà del lavoro: se ti interessa, trovi la sequenza dedicata nella guida alla routine mattutina di movimento, l’altra metà della giornata. Ma è la sera a preparare il terreno. E se la rigidità che senti al risveglio riguarda soprattutto la colonna, il quadro completo, con il test dei 30 secondi e le cause, è nella guida sulla schiena rigida e su come scioglierla.

C’è poi un effetto che si costruisce solo con la ripetizione. Una routine fatta ogni giorno alla stessa ora diventa quello che Ale Demaria chiama un punto di ritrovo: il corpo impara che a quell’ora si rallenta e comincia a farlo da solo, prima ancora che tu inizi il primo movimento. È lo stesso principio delle abitudini, applicato al sistema nervoso.

Vale anche il contrario, ed è la parte scomoda: una singola sera fatta bene non compensa dieci ore passate in allerta. La routine serale è un innesco, non un antidoto. Funziona quando è la conclusione naturale di una giornata già ragionevole, non quando è il tentativo di spegnere un incendio alle 23.

Come si fa la routine serale passo dopo passo?

La routine serale dura circa 18 minuti e si compone di sei passaggi in sequenza: scarico delle braccia in torsione per circa un minuto e mezzo, almeno 15 Jefferson curl lenti, allungamento della linea laterale per almeno cinque respiri per lato, torsione a gambe divaricate per tre respiri per lato (con variante semplificata a terra) e rilassamento finale disteso a pancia in su.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: rallentare, non spingere. Non serve tappetino, non servono attrezzi, serve uno spazio in cui puoi stare in piedi e poi sdraiarti. Se una proposta risulta troppo intensa, si salta: nel video Ale Demaria lo dice apertamente per la torsione più profonda.

1
Scarico delle tensioni in piedi: circa un minuto e mezzoIn piedi, ruota la colonna avanti e indietro con un ritmo regolare e lascia che le braccia seguano da sole, come due fruste che sbattono contro il busto, il petto e la pancia. Le braccia non fanno niente di attivo: il movimento arriva tutto dalla torsione. Mano a mano molla le spalle, poi i gomiti, poi i polsi, e negli ultimi secondi rallenta progressivamente fino a fermarti.
2
Jefferson curl lenti: almeno 15 ripetizioniLasciati guidare dal peso della testa e arrotola la colonna una vertebra alla volta, con le gambe quasi tese o appena morbide e le braccia che cadono. Poi srotola partendo dal coccige, una vertebra alla volta, fino a riaprire il petto. Prendi aria mentre sali e lasciala andare mentre scendi. Non conta quanto arrivi in basso: qui non stai cercando la punta dei piedi.
3
Linea laterale: almeno cinque respiri per latoSempre in piedi, porta la mano sulla spalla opposta e afferra il gomito dall’esterno, come nello stretching del tricipite. Da lì fletti il busto lateralmente e ruota lo sguardo leggermente verso l’alto: quello che si allunga è tutta la linea laterale, dal piede fino alle inserzioni del collo. Fletti quanto riesci a tenere senza irrigidirti, con il respiro profondo nella pancia. Poi cambia lato.
4
Torsione a gambe divaricate: tre respiri per latoDivarica le gambe, scendi in flessione e porta la mano sinistra alla caviglia destra, cercando di entrare il più possibile con l’ascella verso la gamba. È la proposta più intensa della sequenza: tienila giusto tre respiri, poi cambia lato e infine torna al centro srotolando piano. Se è troppo, saltala e passa direttamente alla variante del passo 5.
5
Variante semplificata a terra: tre respiriA terra nella posizione del quattro, ruota restando alto con la colonna, poi scendi verso il pavimento come se stessi facendo un piegamento sulle braccia e mantieni. Se puoi, gira la testa dal lato opposto e lasciati andare del tutto. Versione ancora più semplice: infila il braccio sotto il corpo e resta lì per tre respiri.
6
Rilassamento finale: disteso a pancia in suSdraiati a terra a pancia in su con i palmi rivolti verso l’alto e fai un respiro pieno. Poi passa il corpo in rassegna: dorso delle mani, gomiti, spalle, testa (con il mento leggermente in dentro, sentendo il punto di contatto con il pavimento), collo, gabbia toracica, pancia, glutei, gambe, polpacci, piedi che si aprono verso l’esterno. Risali e osserva se resta qualche tensione di cui non hai bisogno, poi lasciati assorbire dal pavimento. Nell’ultimo minuto porta l’attenzione a una cosa bella successa oggi e trasformala in un grazie fisico, che spalmi in ogni centimetro del corpo.

Alla fine non alzarti di scatto. Resta ancora qualche respiro dove sei: la parte che conta non è la sequenza in sé, è lo stato in cui ti lascia. Se domani mattina senti anche solo una piccola differenza, quella è la misura che serve.

Quali esercizi di respirazione fare prima di dormire?

Il respiro serale più semplice è nasale e diretto verso la pancia, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione: nel video Ale Demaria indica di inspirare in circa 4 secondi ed espirare in circa 6-8 secondi. Un ciclo così dura 10-12 secondi, quindi il ritmo scende sotto i dieci respiri al minuto, la soglia con cui la letteratura definisce il respiro lento.

Non serve una tecnica complicata. La regola generale, dice Ale Demaria, è inspirare dal naso, profondo nella pancia, e scegliere se buttare fuori dalla bocca o ancora dal naso, allungando leggermente il tempo dell’espirazione. È esattamente quello che accompagna i Jefferson curl e l’allungamento laterale della routine: aria quando sali, fuori quando scendi.

Perché funziona? Perché il ritmo del respiro è una delle poche leve dirette sull’equilibrio del sistema nervoso autonomo. La revisione sistematica di Zaccaro e colleghi pubblicata nel 2018 su Frontiers in Human Neuroscience definisce respiro lento ogni ritmo sotto i 10 atti al minuto e riporta, in questa condizione, una predominanza dell’attività parasimpatica, un aumento della variabilità della frequenza cardiaca e, sul piano soggettivo, più rilassamento e comfort con meno ansia e meno agitazione.

Tradotto nella pratica serale: non è il numero di secondi a fare il risultato, è il rapporto tra inspirazione ed espirazione. Se 4 e 8 ti fanno affannare, riduci entrambi mantenendo l’espirazione più lunga. Se ti accorgi di stare contando invece di sentire, hai già perso il punto della cosa.

Se ti interessa un protocollo più strutturato da usare a letto quando il sonno non arriva, ne abbiamo descritto uno nell’approfondimento su come usare il metodo di respirazione 4-7-8 contro l’insonnia. È la stessa logica, con tempi fissi.

Fare esercizi prima di dormire disturba il sonno?

No, e i dati sull’attività fisica serale vanno nella direzione opposta rispetto alla vecchia raccomandazione di non muoversi la sera. Su oltre 150.000 notti monitorate, l’attività nelle tre ore prima di coricarsi non ha peggiorato l’efficienza del sonno. Quello che allunga davvero l’addormentamento, nell’ultima ora, è più spesso la luce degli schermi.

Il dato più solido arriva da uno studio su larga scala. Nella ricerca di Kahn e colleghi pubblicata nel 2021 su Frontiers in Public Health, sono state analizzate 153.154 notti di 12.638 persone tra i 18 e i 60 anni: chi svolgeva almeno 30 minuti di attività da moderata a quasi massimale nelle tre ore prima di coricarsi si addormentava in media 13,7 minuti prima e dormiva 3,4 minuti in più, e l’efficienza del sonno non risultava associata in modo significativo all’attività serale.

Da notare una cosa: quello studio guarda ad attività che arrivano fino a intensità quasi massimali. La routine di questo articolo sta molto più in basso su quella scala: è movimento lento, senza carico e senza affanno, quindi il tema “mi agita prima di dormire” qui si pone ancora meno. Il criterio pratico resta semplice: se alla fine della sequenza sei più sveglio di quando hai iniziato, hai spinto troppo.

Il vero disturbatore dell’ultima ora è un altro, ed è quello che nessuno conta. Nello studio di Chang e colleghi pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, leggere la sera da un dispositivo retroilluminato invece che da un libro di carta ha ritardato di oltre 1,5 ore la salita serale della melatonina e allungato l’addormentamento da 15,75 a 25,65 minuti in media, con meno sonno REM e una vigilanza ridotta il mattino dopo. Sono quasi dieci minuti in più a fissare il soffitto, per una scelta che sembra innocua.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Attività fisica serale e sonno Su 12.638 persone e 153.154 notti, chi si muoveva nelle 3 ore prima di coricarsi si addormentava 13,7 minuti prima e dormiva 3,4 minuti in più, senza peggioramento dell’efficienza del sonno Kahn et al., Frontiers in Public Health, 2021
Che cosa conta come respiro lento Meno di 10 atti respiratori al minuto: in questa condizione aumentano attività parasimpatica e variabilità cardiaca, e diminuiscono ansia e agitazione Zaccaro et al., Frontiers in Human Neuroscience, 2018
Schermi retroilluminati nell’ultima ora Melatonina serale ritardata di oltre 1,5 ore e addormentamento da 15,75 a 25,65 minuti, con meno sonno REM e minore vigilanza al risveglio Chang et al., PNAS, 112(4)
Durata della routine serale Moveinside Circa 18 minuti, in piedi e a terra, senza attrezzi, con durate dichiarate per ogni movimento Video di Ale Demaria, durata 18:46

Dati verificati ad agosto 2026.

Quali esercizi si possono fare a letto prima di dormire?

A letto ha senso portare solo l’ultima parte della routine, quella del rilassamento: disteso a pancia in su, palmi verso l’alto, il passaggio in rassegna del corpo dalle mani ai piedi e il minuto finale di gratitudine. Le torsioni e i Jefferson curl chiedono un appoggio stabile e si fanno prima, in piedi o sul pavimento.

La differenza non è un dettaglio da puristi. Il rilassamento finale funziona proprio perché il pavimento offre un contatto ampio: tutto il retro del corpo è appoggiato, e quel contatto è il riferimento che usi per accorgerti di dove stai ancora trattenendo. Su un materasso morbido il corpo affonda e quel riferimento si perde in parte, quindi la versione a letto è più sfumata. Resta comunque utile, ed è di gran lunga meglio del nulla.

Le parti che si trasferiscono bene sotto le coperte sono tre:

  • Lo scan del corpo: dal dorso delle mani a gomiti e spalle, poi testa, collo, gabbia toracica, pancia, glutei, gambe e piedi, e infine il ripasso in salita.
  • Il respiro lungo: nasale, verso la pancia, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione.
  • Il minuto di gratitudine: una cosa bella successa oggi, e un grazie che senti nel corpo invece di pensarlo.

Quello che invece non conviene fare a letto è cercare allungamenti spinti o torsioni forzate. Le proposte in flessione della routine hanno bisogno di un piano rigido sotto i piedi o sotto il bacino, altrimenti perdi il controllo del movimento proprio nella zona che vorresti trattare con più delicatezza.

Se il problema principale non è la rigidità ma il fatto che il sonno non arriva, il lavoro si sposta sulle abitudini che precedono il momento di coricarsi: le abbiamo raccolte nella guida su come prendere sonno più facilmente, che è complementare a questa.

Che cosa fare nell’ultima ora prima di dormire?

Nell’ultima ora conviene togliere le luci blu e le plafoniere e tenere luci calde e basse, meglio ancora candele, smettere di lavorare e di affrontare compiti impegnativi, e scegliere qualcosa di lento: leggere, stare con le persone con cui stai bene, oppure fare la routine stessa. L’ambiente fa metà del lavoro senza che tu faccia niente.

Ale Demaria è molto esplicito su questo punto: la routine dà il segnale, ma è l’ambiente a mantenerlo. Le indicazioni che dà nel video sono quattro e sono tutte gratuite.

  • Luce: via le luci blu e le luci a soffitto, dentro luci calde possibilmente al pavimento, o candele.
  • Lavoro: se puoi, smetti di lavorare e non affrontare compiti impegnativi nell’ultima parte della serata.
  • Attività lente: leggere un libro, stare con la famiglia o con il partner, oppure stare con te stesso senza fare niente.
  • Video: se guardi qualcosa, che sia costruttivo ma non troppo impegnativo.

Il punto più sottovalutato è la luce, ed è anche quello con le prove più chiare (i numeri dello studio di Chang li trovi nella tabella qui sopra). Abbassare l’illuminazione dell’ultima ora è una modifica che costa zero e che, a differenza di quasi tutto il resto, non richiede motivazione.

Che cosa aspettarsi, in modo onesto: non un cambiamento di categoria dopo una sera, ma un risveglio meno bloccato dopo qualche giorno di ripetizione. Come dice Ale Demaria a chi segue la routine, il termometro è semplice: se domani mattina senti anche solo una piccola differenza, la direzione è quella giusta. La rigidità del mattino ha molte cause e la sera è una di queste, non l’unica.

C’è infine una parte che sembra secondaria e che invece è il cuore della pratica: smettere di analizzare il corpo e iniziare a sentirlo. È il cambio di rotta che racconta il percorso di Maria, che dopo anni di allenamenti durissimi ha imparato a riconoscere le tensioni accumulate e a lasciarle andare invece di reprimerle. Diciotto minuti la sera sono un modo molto concreto di allenare esattamente quello.

“La parola d’ordine qui è sentire. Non devi capire il corpo, devi solo sentirne le sensazioni.”
Ale Demaria
Ale Demaria, coach di movimento e fondatore di Moveinside
Ale Demaria
Coach di movimento, fondatore di Moveinside
Insegna a recuperare mobilità, forza e calma partendo dall’ascolto del corpo invece che dalla forzatura. Ha costruito il metodo Moveinside intorno all’idea che il movimento sia prima di tutto un modo di sentirsi, e sul suo canale YouTube guida pratiche e routine come quella di questa guida.

Vuoi il metodo completo, un passo alla volta?

Diciotto minuti la sera sono un ottimo innesco, ma la rigidità con cui ti svegli dipende da molte abitudini, non da una sola. Nel libro L’ultimo programma di Ale Demaria trovi 55 abitudini controintuitive per riconnetterti al corpo, calmare la mente e tornare libero di muoverti. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside.

Scopri il libro L’ultimo programma →
Domande frequenti

Le risposte veloci

Quanto devono durare gli esercizi prima di dormire?
La routine serale guidata da Ale Demaria dura circa 18 minuti, ma non esiste una soglia magica. Le durate dette nel video sono queste: circa un minuto e mezzo di scarico delle braccia, almeno 15 Jefferson curl, almeno cinque respiri per lato sulla linea laterale, tre respiri per lato nella torsione e un rilassamento finale a terra che si chiude con un minuto dedicato alla gratitudine. Se hai poco tempo, meglio fare solo il rilassamento finale tutte le sere che i 18 minuti una volta ogni tanto.
Meglio fare stretching la sera o la mattina?
Dipende dall’intento, non dall’orario in sé. Come ricorda Ale Demaria nel video, lo stesso movimento fatto in un momento diverso della giornata ha un effetto diverso: la sera l’obiettivo è abbassare l’attivazione e preparare la notte, quindi si lavora lento, in flessione e con l’espirazione lunga, senza cercare il massimo allungamento. Al mattino l’obiettivo è opposto, cioè rimettere in moto il corpo. Le due cose non si escludono, si completano.
Si possono fare esercizi prima di dormire tutti i giorni?
Sì, ed è proprio il punto. Una routine serale ripetuta ogni giorno diventa quello che Ale Demaria chiama un punto di ritrovo: il corpo impara a riconoscere il momento in cui si rallenta e ci arriva da solo. La costanza conta più della durata della singola sessione, quindi meglio pochi minuti tutte le sere che una pratica lunga una volta a settimana.
Va bene fare questi esercizi se ho mal di schiena?
Se il dolore è acuto, recente o si accompagna a formicolii, perdita di forza o disturbi del controllo di vescica e intestino, no: prima serve una valutazione medica. Se invece si tratta di una rigidità nota e non dolorosa, i movimenti lenti in flessione vanno adattati alla tua ampiezza, senza cercare di toccare la punta dei piedi e fermandoti prima del punto in cui il fastidio sale. Per quel tema specifico Moveinside ha una guida dedicata agli esercizi per il mal di schiena.
Gli esercizi posturali prima di dormire raddrizzano la postura?
No, non è quello il loro compito. La sera non è il momento del lavoro correttivo o di forza: la routine serale serve ad abbassare l’attivazione e a chiudere la giornata. Il lavoro sulla postura ha bisogno di carico, ripetizione e tempo, e rende molto di più in altri momenti della giornata. Quello che la routine serale può fare è togliere di mezzo la tensione accumulata, che spesso è la parte più visibile del problema.
Quando è meglio non fare esercizi prima di dormire?
Quando c’è dolore acuto, quando piegarsi in avanti provoca vertigini o capogiri, in caso di patologia della colonna in fase acuta, dopo un intervento recente o in gravidanza se il tuo medico ha indicato cautela. Vale lo stesso se l’insonnia dura da settimane o se ti svegli affaticato nonostante dormi a sufficienza: sono situazioni da portare a un medico, perché una routine di movimento non sostituisce una diagnosi.
Fai il primo passo Inizia oggi il tuo percorso ↑

Pin It on Pinterest