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Esercizi per il core: come allenarlo bene (non bastano i crunch)

Esercizi per il core: Maria spiega come costruire una zona centrale forte e stabile
Guida Moveinside · Esercizi per il core

Esercizi per il core: come allenarlo bene (non bastano i crunch)

La maggior parte delle persone allena il core facendo solo crunch a ripetizione, e si ferma lì. Il core però non serve prima di tutto a piegare il busto: serve a stabilizzare la colonna e a trasferire la forza in ogni movimento. Qui trovi cos’è davvero il core, perché i crunch da soli non bastano e la routine pratica di Maria, coach Moveinside.

Maria ·Coach del metodo Moveinside ·8 min di lettura

In sintesi

Il core non è “gli addominali che si vedono”: è il sistema di muscoli profondi (trasverso dell’addome, obliqui, multifido, diaframma, pavimento pelvico) che stabilizza colonna e bacino. Un sit-up a gambe tese genera sulla colonna lombare circa 3.500 newton di compressione, quasi il doppio dei circa 2.000 newton di un curl-up controllato: un motivo in più per allenare il core in modo più completo, non per smettere di allenarlo.

  • Funzione del core: stabilizzare e resistere al movimento (anti-estensione, anti-rotazione, anti-flessione laterale), non solo flettere il busto.
  • I crunch non sono sbagliati: allenano il retto dell’addome, ma da soli allenano solo una parte del lavoro del core.
  • Il bracing (contrarre tutto il tronco come per un pugno nello stomaco) stabilizza la colonna meglio del solo “tirare dentro” l’ombelico.
  • La routine del video: attivazione da sdraiati, plank frontale e laterale, dead bug, sollevamento gambe in sospensione.
  • Gli errori più comuni: apnea, pancia spinta in fuori, collo e spalle che sostituiscono il lavoro dell’addome.
Guarda il video con Maria · 4 min
Due precisazioni oneste

La prima riguarda il bracing e le tenute isometriche come il plank: aumentano la pressione nell’addome e nel torace. Vanno evitati o adattati con un professionista in caso di ernia addominale non trattata, gravidanza, ipertensione non controllata o mal di schiena acuto con dolore che scende lungo la gamba. Fermati e chiedi un consulto medico se un esercizio genera dolore acuto, formicolio o perdita di forza, non solo la normale fatica muscolare.

La seconda riguarda i crunch. Dire che da soli non bastano non significa che siano da evitare: restano un modo valido per allenare il retto dell’addome. Lo studio di Axler e McGill che citiamo in questa guida non conclude che vadano aboliti, ma che nessun singolo esercizio addominale allena in modo ottimale tutti i muscoli del core con il minor carico possibile sulla colonna. Il punto pratico è aggiungere pattern diversi, non sostituire quello che già fai.

Cos’è davvero il core?

Il core è l’insieme dei muscoli profondi del tronco, in particolare il trasverso dell’addome, gli obliqui, il multifido, il diaframma e il pavimento pelvico, che stabilizzano la colonna e il bacino. Ogni volta che sollevi un peso, ti pieghi o anche solo cammini, il core entra in azione per mantenerti stabile e proteggere la schiena: non serve prima di tutto a piegare il busto in avanti.

Come dice Maria nel video, l’articolo non parla di estetica ma di come allenare correttamente il core, “un aspetto fondamentale per la forza e la stabilità del tuo corpo”. Gli addominali profondi, spiega, “sono il fulcro del nostro corpo”: non solo stabilizzano il tronco, ma proteggono la colonna e permettono di muoversi in sicurezza.

Un ruolo particolare lo gioca il trasverso dell’addome, il muscolo più profondo della parete addominale: avvolge il tronco come una cintura naturale e lavora insieme alla schiena per evitare sovraccarichi sulla colonna durante ogni movimento. È un muscolo che non si vede allo specchio ma che lavora prima di quelli superficiali, ogni volta che ti muovi.

Un core allenato bene non serve solo a proteggere la schiena nella vita di tutti i giorni: a un livello più avanzato è quello che permette movimenti come il plank in sospensione o la tenuta in handstand, dove tutto il corpo deve restare rigido e stabile contro la gravità.

Perché i crunch da soli non bastano per allenare il core?

I crunch allenano soprattutto il retto dell’addome con un movimento di flessione della colonna ripetuto molte volte, e non sono un esercizio sbagliato in sé. Il limite è che allenano solo una parte del lavoro del core: la funzione principale della zona centrale del corpo è resistere al movimento e mantenere stabile la colonna, non produrne uno nuovo in flessione ripetuta.

Un sit-up completo a gambe tese genera sulla colonna lombare una compressione di circa 3.500 newton, quasi il doppio dei circa 2.000 newton prodotti da un curl-up controllato, in cui la parte bassa della schiena resta a contatto con il pavimento e si sollevano solo le scapole, secondo le misurazioni di Axler e McGill pubblicate nel 1997 su Medicine & Science in Sports & Exercise. Lo studio ha misurato il carico sulla colonna di 12 esercizi addominali diversi e ha concluso che nessun singolo esercizio allena in modo ottimale tutti i muscoli del core imponendo il minor carico possibile alla colonna.

Non è quindi una questione di “crunch sì o crunch no”. È una questione di completezza: nella vita reale e nello sport il core deve reggere forze che arrivano da davanti, di lato e in torsione, non solo in flessione. Un programma che allena solo la flessione ripetuta lascia scoperti proprio i pattern che il corpo usa più spesso per proteggersi da un imprevisto, come un passo falso o un peso portato di lato.

Come lavora davvero il core: anti-movimento e bracing

Il modo più utile per capire il core è pensarlo come un sistema che resiste al movimento indesiderato della colonna in tre direzioni: anti-estensione (evita che la zona lombare si inarchi sotto carico), anti-rotazione (evita la torsione) e anti-flessione laterale (evita che il tronco ceda di lato). A questo si aggiunge il bracing, la contrazione simultanea di tutti i muscoli del tronco.

Il bracing si ottiene contraendo insieme addominali, obliqui e muscoli della schiena, come se ci si preparasse a incassare un colpo allo stomaco. È una tecnica di attivazione diversa dal semplice “tirare dentro l’ombelico” (il cosiddetto drawing-in): secondo una revisione pubblicata nella collana Physical Medicine and Rehabilitation Clinics of North America, il bracing risulta superiore al drawing-in per migliorare la stabilità della colonna, perché coinvolge tutta la muscolatura del tronco e non solo il trasverso dell’addome.

Nel video Maria propone comunque il drawing-in come primo passo, non come tecnica definitiva: è l’esercizio più semplice per imparare a sentire il trasverso dell’addome, prima di passare a esercizi come il plank o il sollevamento gambe, dove serve il bracing completo sotto carico. È una progressione sensata: prima la percezione, poi la stabilità sotto sforzo.

Detto in pratica: se durante un esercizio la tua colonna si muove, si inarca, ruota o cede di lato quando non dovrebbe, il core non sta facendo il suo lavoro, indipendentemente da quanto “senti” gli addominali bruciare.

Quali esercizi fare per un core forte e stabile?

Nel video Maria propone quattro passaggi in progressione: attivazione e bracing da sdraiati con la respirazione, plank frontale e laterale, dead bug a terra e sollevamento gambe in sospensione. Ogni esercizio ha una versione base e una più avanzata, e si passa alla successiva solo quando la precedente è sotto controllo.

1
Attivazione e bracing da sdraiatiSdraiati sulla schiena, ginocchia piegate e piedi a terra. Inspira profondamente cercando di espandere il diaframma, poi espira tirando l’ombelico verso la colonna, senza spingere la pancia in fuori. Ripeti per 5-10 respiri, sentendo l’attivazione senza forzare.
2
Plank frontale e lateraleIn posizione plank, mani sotto le spalle e corpo allineato, contrai l’addome mantenendo la schiena neutra e il bacino stabile, spingendo con le spalle. Mantieni 15-30 secondi sentendo il core attivo per tutta la durata. Quando è controllato, aggiungi il side plank a destra e a sinistra, alternando le tre posizioni, con le spalle perpendicolari alle mani e i gomiti ruotati verso l’esterno.
3
Dead bug a terraVersione base: disteso sulla schiena, ginocchia piegate a 90 gradi, braccia tese lungo il corpo senza toccare il pavimento. Progressione avanzata: porta le braccia tese indietro sopra la testa e, piano piano, distendi anche le gambe. In entrambe le versioni l’addome deve tirare verso la colonna, mai spingere in fuori, e la zona lombare non deve inarcarsi.
4
Sollevamento gambe in sospensioneProgressione più semplice: appenditi alla sbarra con entrambe le mani e solleva le gambe piegate verso la pancia. Attiva solo la zona dell’addome, senza trazionare con le spalle. È l’esercizio più avanzato della progressione: ci si arriva dopo aver consolidato i primi tre.

La logica che tiene insieme i quattro passaggi è sempre la stessa vista nella sezione precedente: prima impari a sentire il core attivo da fermo, poi lo mantieni stabile mentre il corpo è sotto carico (plank), poi mentre le braccia e le gambe si muovono (dead bug), infine mentre sei appeso e il peso del corpo tira verso il basso (sospensione). Ogni progressione aggiunge una variabile, non parte da zero.

Quante volte a settimana allenare il core?

Nel video non viene indicata una frequenza precisa: la logica di Maria è integrare questi pattern nell’allenamento regolare, non trattarli come un extra separato. Le revisioni sui protocolli di core training per il mal di schiena cronico indicano che allenarsi 3-4 volte a settimana, con sedute di 30-60 minuti per almeno 6-8 settimane, è associato ai risultati migliori sul dolore.

Questo dato viene da studi condotti su persone con mal di schiena cronico non specifico in un contesto di riabilitazione, non da una linea guida universale per chi si allena senza dolore: va letto come un riferimento sulla direzione (la costanza settimanale conta), non come una prescrizione rigida da applicare a chiunque. In una meta-analisi del 2024 su questi protocolli, la frequenza settimanale di allenamento è risultata l’unico fattore in grado di prevedere davvero il miglioramento del dolore, più della durata della singola seduta.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Compressione lombare: sit-up contro curl-up Circa 3.500 N nel sit-up a gambe tese, contro circa 2.000 N nel curl-up controllato con lombare a terra Axler & McGill, Med Sci Sports Exerc, 1997
Tecnica di attivazione più efficace per la stabilità Il bracing (contrazione simultanea di tutto il tronco) risulta superiore al solo drawing-in (tirare dentro l’ombelico) Core Stabilization Exercise Prescription, PM&R Clinics of North America
Frequenza settimanale associata ai risultati migliori 3-4 sedute a settimana, 30-60 minuti a seduta, per almeno 6-8 settimane (studi su mal di schiena cronico) Revisione e meta-analisi su core training e mal di schiena cronico, 2024

Dati verificati ad agosto 2026.

Quali sono gli errori più comuni?

I tre errori che tornano più spesso sono trattenere il respiro invece di respirare durante lo sforzo, spingere la pancia in fuori invece di tirarla verso la colonna, e lasciare che collo e spalle sostituiscano il lavoro dell’addome nei sollevamenti. Ognuno di questi toglie efficacia all’esercizio e scarica tensione dove non dovrebbe.

Apnea. Trattenere il respiro durante il plank o il dead bug irrigidisce il tronco nel modo sbagliato e toglie al diaframma il suo ruolo nella stabilizzazione. Il respiro deve continuare a scorrere, anche se più corto, per tutta la durata dell’esercizio.

Pancia spinta in fuori. “Non spingo la pancia in fuori, bensì la tiro in dentro”, dice Maria nel video parlando dell’esercizio di attivazione. È l’errore più comune per chi comincia: spingere in fuori invece di tirare verso la colonna toglie tensione al trasverso dell’addome e la scarica sulla zona lombare, che tende a inarcarsi. La zona lombare, ricorda Maria, “non deve assolutamente inarcarsi” durante gli esercizi a terra.

Collo e spalle che lavorano al posto dell’addome. Nel sollevamento gambe in sospensione l’errore tipico è trazionare con le spalle invece di attivare solo l’addome: il movimento diventa una tirata dalle braccia invece che un lavoro del core. Lo stesso succede nel plank quando il collo si allunga in avanti invece di restare in linea con la schiena: il segnale, anche qui, è che il core ha smesso di reggere il carico e qualcos’altro sta compensando.

“Ricorda che l’estetica è una conseguenza dell’allenamento e non è il fine.”
Maria, coach Moveinside

Un core stabile non è solo prestazione: per chi convive con il mal di schiena può essere il punto di partenza per ricostruire fiducia nel proprio corpo. È quello che è successo a Marica, che dopo anni di attacchi acuti di mal di schiena ha ritrovato un corpo stabile e senza dolore con il percorso Moveinside: la sua storia parte esattamente dal lavoro sui fondamentali di cui parliamo in questa guida.

Maria
Coach del metodo Moveinside
Maria è coach del metodo Moveinside, la scuola di crescita personale attraverso il movimento fondata da Ale Demaria. Insieme agli altri coach del team pubblica ogni settimana contenuti sul canale YouTube per aiutare le persone a muoversi in sicurezza e senza dolore.

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Un core stabile serve poco se il programma intorno non regge nel tempo. Nel libro L’ultimo programma di Ale Demaria trovi il sistema per costruire abitudini di movimento che durano, con una tecnica semplice e ripetibile. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Cos’è il core e a cosa serve davvero?
Il core è l’insieme dei muscoli profondi del tronco, tra cui il trasverso dell’addome, gli obliqui, il multifido, il diaframma e il pavimento pelvico, che stabilizza la colonna e il bacino. Non serve principalmente a piegare il busto in avanti: serve a resistere al movimento indesiderato della colonna e a trasferire la forza tra la parte superiore e quella inferiore del corpo mentre cammini, sollevi un peso o ti pieghi.
Il core e gli addominali sono la stessa cosa?
No. Gli addominali, in particolare il retto dell’addome che si vede in superficie, sono solo una parte del core. Il core comprende anche muscoli profondi come il trasverso dell’addome, che avvolge il tronco come una cintura, gli obliqui, il multifido lungo la colonna e il diaframma. Allenare solo il retto dell’addome con i crunch lascia fuori gran parte del lavoro di stabilizzazione che il core dovrebbe fare.
I crunch fanno male alla schiena?
Non sono di per sé pericolosi, ma non sono l’esercizio con il minor carico sulla colonna lombare. Secondo le misurazioni di Axler e McGill del 1997, un sit-up completo a gambe tese genera sulla colonna una compressione di circa 3.500 newton, contro i circa 2.000 newton di un curl-up controllato in cui la parte bassa della schiena resta a contatto con il pavimento e si sollevano solo le scapole. Il punto non è eliminare i crunch, ma non usarli come unico esercizio per il core.
Quali sono i migliori esercizi per allenare il core da principianti?
Nel video Maria propone una progressione in quattro passaggi: attivazione e bracing da sdraiati con la respirazione, plank frontale e laterale mantenendo la schiena neutra, dead bug a terra partendo dalla versione base con le ginocchia piegate, e sollevamento gambe in sospensione partendo dalla versione con le ginocchia piegate verso la pancia. Si parte sempre dalla versione più semplice di ogni esercizio.
Quante volte a settimana bisogna allenare il core?
Nel video non viene indicata una frequenza precisa: l’invito è integrare questi pattern nell’allenamento regolare. Le revisioni sui protocolli di core training per il mal di schiena cronico indicano che allenarsi 3-4 volte a settimana, con sedute di 30-60 minuti per almeno 6-8 settimane, produce i risultati migliori sul dolore: un riferimento utile, non una regola valida per chiunque e in ogni condizione.
Perché durante gli esercizi per il core non bisogna spingere la pancia in fuori?
Perché spingere la pancia in fuori è il segnale che il trasverso dell’addome non si sta attivando e che la pressione scarica sulla zona lombare, che tende ad inarcarsi. Come dice Maria nel video, il movimento corretto è l’opposto: l’addome va tirato verso la colonna, non spinto in fuori, e la zona lombare deve restare stabile per tutta la durata dell’esercizio.
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