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Come toccare la punta dei piedi anche se pensi sia impossibile

Ale Demaria mostra come toccare la punta dei piedi, esercizi di flessibilita del metodo Moveinside
Guida Moveinside · Flessibilità e mobilità

Come toccare la punta dei piedi, anche se oggi ti sembra impossibile

Come toccare la punta dei piedi non è una questione di età né di talento: è il tuo punto di partenza nel movimento, non un traguardo. Se allacciarti le scarpe la mattina è un’impresa, ecco perché non ci riesci e i due esercizi attivi con cui Ale Demaria ci porta le persone in poche settimane.

Ale Demaria ·Fondatore Moveinside ·6 min di lettura

In sintesi

Toccare la punta dei piedi è un punto di partenza nel mondo del movimento, non un talento riservato a pochi. Chiunque può riuscirci in poche settimane, a qualsiasi età, perché il limite è per lo più mentale e si scioglie con il lavoro giusto.

  • Il limite è nella testa: il vincolo meccanico esiste, ma per il 99% è la mente a produrlo, con tensioni ed emozioni accumulate nella schiena.
  • Non serve allungare gli ischiocrurali: servono quadricipiti più forti, cioè una flessione dell’anca a gamba tesa più forte.
  • Attivo, non passivo: il passivo rilassa, ma il range utilizzabile si crea solo con il lavoro attivo.
  • Due esercizi: forza nell’anteversione del bacino e forza dei quadricipiti, con pratica precisa e quotidiana.
Guarda il video di Ale Demaria

Perché non riesci a toccare la punta dei piedi?

Perché probabilmente sbagli qualcosa nelle tue routine, oppure non fai nulla per migliorare. Toccare la punta dei piedi da freddo, appena sveglio la mattina, è assolutamente possibile per chiunque: l’età non è una scusa e non serve nessuna esperienza. Devi solo vederlo come il tuo punto di partenza, non come un traguardo.

Il primo errore è di prospettiva: molte persone considerano la flessione in avanti un obiettivo lontano, quando invece è l’abc del movimento. Se oggi ti senti rigido e allacciarti le scarpe la mattina è un’impresa, il problema non è che sei “fatto così”: è che qualcosa nel tuo modo di muoverti (o nel non muoverti affatto) ti sta trattenendo.

C’è anche un motivo più profondo. Siamo vecchi quanto è vecchia la nostra colonna vertebrale, e lavorare sulla flessione in avanti la migliora producendo un effetto a cascata di benefici. Non stai solo cercando di toccarti le punte: stai restituendo alla schiena una funzione che influenza tutto il resto del corpo.

Il limite è nei muscoli o nella testa?

Nella testa, per il 99%. Il limite meccanico esiste, ma alla base è prodotto dalla mente. Le tensioni e le emozioni si accumulano nella schiena: la parte alta accumula la paura, il tratto lombare l’insoddisfazione professionale. Ecco perché intervenire solo con l’esercizio, senza toccare quello che ti fa stare a disagio nella vita, spesso non basta.

È un passaggio che sorprende, ma ha una logica precisa. Il corpo non è separato dalla vita che fai: paura e limiti imposti dall’esterno si depositano nei tessuti della schiena e li irrigidiscono. Per questo Ale Demaria invita a guardare oltre lo stretching e a intervenire anche sulle cose della vita che ti creano tensione.

Questo non vuol dire che l’esercizio non serva: vuol dire che corpo e mente lavorano insieme. Quando sciogli una tensione emotiva, il corpo trova spazio; quando muovi il corpo nel modo giusto, la mente si calma. I due esercizi che vedremo agiscono sul lato fisico, ma vanno accompagnati da un occhio onesto a ciò che ti pesa.

“No anteversione, no punta dei piedi.”
Ale Demaria

Stretching passivo o attivo: cosa funziona davvero?

Funziona il lavoro attivo. Nel metodo Moveinside lo stretching passivo si usa solo per rilasciare tensioni antiche e rilassarsi, non per migliorare il range di movimento. Il range davvero utilizzabile, quello che hai a disposizione anche la mattina appena sveglio, si costruisce con il lavoro attivo, mai con il solo allungamento passivo.

Qui si nascondono i due macro errori più comuni. Il primo è voler solo allungare a tutti i costi la parte posteriore della coscia, gli ischiocrurali. Il secondo è lavorare solo in modo passivo. Il ribaltamento è semplice: pensa a quadricipiti più forti e a un lavoro attivo che ti dia flessibilità utilizzabile quando vuoi.

 Errore comuneApproccio Moveinside
FocusAllungare gli ischiocruraliRinforzare i quadricipiti
MetodoSolo stretching passivoLavoro attivo, il passivo solo per rilasciare
BacinoIgnoratoAnteversione allenata
RisultatoRigidità che tornaFlessibilità utilizzabile

Come toccare la punta dei piedi: i due esercizi

Sono due esercizi fondamentali e attivi. Il primo costruisce forza nell’anteversione del bacino, il secondo forza nei quadricipiti. Fatti con precisione e ogni giorno, sono la strada più diretta per arrivare a toccare la punta dei piedi anche partendo da molto rigido.

1
Forza nell’anteversione del bacinoImmagina una coda come prolungamento della colonna e portala fuori dalle gambe, verso il soffitto: è l’anteversione del bacino. Tieni una gamba tesa davanti e una piegata dietro con un piccolo passo, manda fuori la coda fino a dove non perdi la colonna, gamba tesissima, e scendi verso il pavimento disegnando una grossa L con il corpo. Carica sulla gamba tesa, non inarcare la cervicale, la schiena resta neutra e l’attenzione è dietro la gamba mentre ruoti il bacino fuori. Presa la mano, puoi farlo anche ritmato.
2
Forza dei quadricipitiSiediti e abbraccia una gamba bloccandola (braccio sotto il ginocchio, portalo al petto) per isolare il movimento e non far muovere il busto. Concentra tutto sull’altra gamba, che fa una flessione dell’anca a gamba tesa: punta il piede, il ginocchio non si piega, porta in alto il piede contraendo il quadricipite. Se le prime volte il piede non si solleva, non preoccuparti, e aspettati dei crampi: i crampi sono solo confusione neurologica, un segnale positivo che stai riattivando il quadricipite. Cambia lato e, dopo la contrazione lunga, aggiungi degli slanci per superare il livello raggiunto con la gamba statica.

Quanto tempo ci vuole?

Dipende dalla persona: c’è chi in 4-5 giorni passa dalle ginocchia al pavimento e chi ci mette qualche mese. Non è importante quando arrivi. Con una pratica precisa e quotidiana è matematicamente probabile che tu ci riesca, e nel frattempo migliorano anche le attività di ogni giorno, come allacciarti le scarpe o raccogliere qualcosa da terra.

Un dettaglio che fa la differenza è la precisione. Se ti alleni da solo, filmati lateralmente: vedere il tuo profilo ti permette di correggere gli errori che a occhio nudo non noti. È il modo più veloce per far sì che ogni ripetizione lavori davvero, invece di rinforzare posizioni sbagliate.

C’è poi un concetto che chiude il cerchio: più compressione tra gambe e busto significa più possibilità di movimento e meno energia richiesta per fare qualsiasi cosa, comprese le skill avanzate come verticali e presse. In altre parole, più sei flessibile, maggiore è la tua libertà di movimento e minore lo sforzo per ottenerla. Toccare la punta dei piedi è solo il primo passo di questa catena.

L’autore
Ale Demaria
Fondatore e coach del metodo Moveinside
Ale Demaria è il fondatore del metodo Moveinside e insegna un approccio al movimento naturale e alla mobilità per riscoprire forza, elasticità e libertà di movimento a qualsiasi età. Nei suoi contenuti traduce i principi del movimento in esercizi pratici e replicabili, come i due di questa guida.

Vuoi il metodo completo, un passo alla volta?

Questi due esercizi sono un assaggio dell’approccio di Ale Demaria: poche cose fatte bene, ogni giorno. Nel suo libro L’ultimo programma trovi il sistema per cambiare le abitudini del corpo con una tecnica semplice. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Perché non riesco a toccare la punta dei piedi?
Perché lavori nel modo sbagliato o non fai nulla per migliorare, ma soprattutto perché il limite è per il 99% mentale: le tensioni e le emozioni si accumulano nella schiena e ti bloccano. Il vincolo meccanico esiste, ma alla base è la mente a produrlo.
A che età si può imparare a toccare la punta dei piedi?
A qualsiasi età. Ale Demaria è netto: l’età non è una scusa, non serve nessuna esperienza. Toccare la punta dei piedi è un punto di partenza nel movimento, non un traguardo, e chiunque può iniziare oggi e riuscirci in qualche settimana.
Meglio stretching passivo o attivo per toccare le punte?
Attivo. Nel metodo Moveinside lo stretching passivo serve solo a rilasciare tensioni antiche e rilassarsi, non a migliorare il range. Il range di movimento davvero utilizzabile, anche la mattina appena sveglio, si crea con il lavoro attivo, non con l’allungamento passivo.
Servono i quadricipiti per toccare la punta dei piedi?
Sì, sono il punto chiave. L’errore comune è voler solo allungare la parte posteriore della coscia. Con quadricipiti più forti, cioè una flessione dell’anca a gamba tesa più forte, tocchi la punta dei piedi molto più facilmente.
Quanto tempo ci vuole per toccare la punta dei piedi?
Dipende dalla persona: c’è chi in 4-5 giorni passa dalle ginocchia al pavimento e chi ci mette qualche mese. Con una pratica precisa e quotidiana è matematicamente probabile che tu ci arrivi. Non conta quando, conta la costanza.
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