Quando si cerca di imparare un nuovo movimento, esistono due vie: la via del fare e la via del sentire.
Questa distinzione è cruciale per comprendere il vero apprendimento motorio. Vediamo quali sono le differenze tra i due approcci.
La via delle informazioni: limiti e problematiche
L’approccio tradizionale a come imparare un nuovo movimento si basa su un accumulo quasi ossessivo di informazioni tecniche.
Istruttori e trainer, spesso guidati dalle migliori intenzioni, tendono a sommergere l’allievo di dettagli anatomici e biomeccanici: “Mantieni la schiena dritta, spingi le ginocchia verso l’esterno, attiva il core, respira in questo modo, contrai i glutei, mantieni le spalle basse, guarda avanti, non sollevare i talloni…”.
Questa cascata di informazioni tecniche, che può sembrare necessaria per una corretta esecuzione, crea in realtà diversi problemi.
Primo fra tutti, il sovraccarico cognitivo: il cervello si trova a dover processare e applicare simultaneamente troppe informazioni, portando paradossalmente a una performance peggiore.
È come cercare di guidare un’auto pensando contemporaneamente a frizione, acceleratore, sterzo, specchietti, mentre un istruttore continua a elencare regole del codice stradale.
Inoltre, questo approccio tende a disconnettere la persona dalla naturale intelligenza del proprio corpo.
Concentrandosi esclusivamente sugli aspetti tecnici e meccanici del movimento, si perde quella capacità innata di auto-organizzazione che il corpo possiede naturalmente.
È come se stessimo cercando di insegnare a un bambino a camminare attraverso un manuale di biomeccanica, quando in realtà il corpo sa già come farlo, necessita solo dello spazio e del tempo per esplorare e sentire.
Fare VS sentire: lascia al corpo fare il corpo
Questo eccesso di informazioni può anche generare ansia da prestazione e paura di sbagliare.
L’allievo, concentrato sul ricordare e applicare tutte le correzioni, sviluppa un approccio rigido e meccanico al movimento, perdendo fluidità e naturalezza.
Il risultato è spesso un movimento frammentato, poco organico, dove ogni parte del corpo sembra agire indipendentemente dalle altre, invece di muoversi come un’unità armoniosa.
La conseguenza più grave di questo approccio è che, paradossalmente, può rallentare o addirittura bloccare il processo di apprendimento.
Come spesso riportano gli allievi: “Quando mi concentro sulla posizione delle ginocchia, dimentico la schiena; quando penso alla schiena, perdo il controllo della respirazione”. Questo ping-pong dell’attenzione non solo è frustrante, ma impedisce al corpo di trovare naturalmente il suo modo più efficiente di muoversi.
Attenzione: questo non significa non prestare la giusta attenzione agli aspetti tecnici di un movimento, ma solo non diventare eccessivamente “mentali” perdendo di vista la naturale intelligenza del corpo.
La via del sentire: un nuovo paradigma
Quando si tratta di imparare un nuovo movimento, la via del sentire rappresenta un approccio radicalmente diverso.
Invece di riempire la mente di informazioni tecniche, questa metodologia si concentra sullo sviluppo della consapevolezza corporea e della propriocezione.
Si tratta di ascoltare il corpo e le sue sensazioni, permettendogli di trovare naturalmente la sua strada.
Passare dal fare al sentire richiede quindi un cambio di paradigma.
Non si tratta più di memorizzare una serie di istruzioni, ma di sviluppare una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee e del movimento nello spazio.
Il caso dello squat: un esempio pratico
La differenza tra i due approcci su come imparare un nuovo movimento è perfettamente illustrata dall’esempio dello squat.
Nella via delle informazioni, l’istruttore fornirà una lunga lista di punti tecnici da ricordare: posizione dei piedi, allineamento delle ginocchia, attivazione dei muscoli specifici, e così via.
Nella via del sentire, invece, l’approccio su come imparare un nuovo movimento è radicalmente diverso.
Si parte dalla semplice percezione del peso corporeo sui piedi, si osserva dove si trova il baricentro, e si lascia che il corpo trovi naturalmente il movimento di accosciata mantenendo il peso al centro.
Questo approccio più intuitivo e sensoriale permette un apprendimento più profondo e duraturo.
Tutto questo rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’apprendimento motorio.
Non si tratta di eliminare completamente le informazioni tecniche, ma di trovare un equilibrio in cui la consapevolezza corporea guida il processo di apprendimento.
Come passare da fare al sentire: una breve guida
Per iniziare a sviluppare questo approccio, è fondamentale:
Questo cambio di prospettiva non solo migliora la qualità del movimento, ma ci riconnette anche con la saggezza naturale del nostro corpo, portandoci verso una pratica più autentica e sostenibile nel lungo termine.
Ne parliamo ancora meglio nel libro “Corpo Intelligente” di Ale Demaria, co-fondatore della scuola di Intelligenza Fisica Moveinside, dove viene approfondito il concetto di sentire e tutte le sue infinite applicazioni sia al movimento consapevole, che alla vita quotidiana.








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