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Come camminare per non irrigidirsi | Guida Moveinside

Ale Demaria mostra come camminare per non irrigidirsi con i piedi paralleli, metodo Moveinside
Guida Moveinside · Movimento naturale

Come camminare per non irrigidirsi: la tecnica per restare flessibili

Come camminare per non irrigidirsi è più semplice di quanto pensi: il modo in cui cammini ti rende rigido un passo alla volta, senza che te ne accorga, con piedi a papera, anche bloccate e testa che scivola in avanti. Ecco come trasformare ogni passo in un gesto che ti mantiene flessibile, spiegato da Ale Demaria.

Ale Demaria ·Fondatore Moveinside ·6 min di lettura

In sintesi

Camminare male ti irrigidisce a ogni passo: i piedi a papera bloccano le anche, lasciano i glutei sottosviluppati e spingono la testa in avanti. La flessibilità si decide soprattutto con le abitudini, non con lo stretching isolato. Sistemare il modo in cui cammini è il punto di partenza.

  • Scarpe: spazio per le dita e suola a drop zero, senza tacco, così il piede non è in prigione.
  • Piedi: paralleli o leggermente ruotati verso l’interno, che spingono attivamente il pavimento.
  • Gambe: riattiva la parte anteriore (tibiale) e i flessori dell’anca, spesso addormentati.
  • Colonna: lasciala ruotare a ogni passo, così l’energia scorre e la schiena resta lubrificata.
Guarda il video di Ale Demaria

Perché il modo in cui cammini ti rende rigido?

Perché ripeti lo stesso passo migliaia di volte al giorno. Camminare in modo artificiale, trascinando i piedi o tenendoli a papera, irrigidisce le anche, lascia i glutei sottosviluppati e accorcia la catena frontale. Il risultato è la testa che scivola in avanti e un po’ di flessibilità persa a ogni passo.

Basta uscire di casa per notare una marea di persone che camminano con i piedi a papera o larghi tra loro, facendo rumore. Al contrario, le persone flessibili ed elastiche camminano con i piedi paralleli, addirittura leggermente intraruotati, e la schiena dritta: è così che mantengono una postura ottimale e la propria mobilità.

La flessibilità, per una piccola dose, è determinata dalla genetica, ma è decisa soprattutto dalle abitudini: ciò che fai in modo invisibile ogni giorno, per milioni di volte nel corso della vita. E camminare è il gesto che compi più spesso, quindi è da lì che conviene partire.

Perché lo stretching da solo non basta?

Perché puoi fare stretching per ore, ma se durante la giornata accumuli tensioni con un modo di camminare scorretto, tornerai sempre un po’ al punto di partenza. La flessibilità è una questione di movimento continuo, a partire da ciò che fai più spesso: e camminare viene prima di ogni esercizio.

Ale Demaria lo racconta dalla sua esperienza: era abituato a camminare con i piedi a papera, con il piede destro più ruotato verso l’esterno del sinistro. La sua postura era spalle curve e testa spinta in avanti, con dolori cronici alle ginocchia e anni passati a sentirsi rigido, al punto di non riuscire a correre più di 2 km di fila senza dolore.

Cambiando le abitudini, tra cui il modo di camminare, è passato da completamente rigido a poter sprintare, raggiungendo livelli di flessibilità fuori dal comune e sentendosi meglio ogni anno che passa. Camminare bene, dice, è fondamentale: è la nostra forma di locomozione primaria e quindi un’enorme possibilità per rendere di nuovo intelligente il corpo.

“Non devi allenarti per stare bene: devi tornare naturale durante la giornata, partendo da come cammini.”
Ale Demaria

Le scarpe possono renderti più rigido?

Sì. Una scarpa moderna, stretta e con il tacco, è una prigione per il piede: addormenta la parte anteriore della gamba e scarica tutto il lavoro sui polpacci, che diventano rigidi come piombo. Serve una scarpa con spazio a sufficienza per le dita e una suola a drop zero, cioè senza tacco.

Con un piede libero, la porzione anteriore della parte bassa della gamba (il tibiale) può tornare a lavorare invece di lasciare tutto ai polpacci. Ale Demaria racconta che anche i suoi polpacci erano di piombo finché non ha iniziato ad allenare anche la parte frontale delle gambe: solo allora si sono ammorbiditi.

La scarpa giusta è solo il primo passo. La cosa più importante all’inizio è diventare consapevoli di come compi ogni singolo passo, perché lo ripeti migliaia di volte al giorno: è la ripetizione, non l’intensità, a fare la differenza sulla tua flessibilità.

Camminata che irrigidisce o camminata che libera?

La differenza è tutta nei dettagli. Una camminata che irrigidisce ha piedi a papera, larghi e rumorosi, gambe rigide e colonna bloccata. Una camminata che libera ha piedi paralleli che spingono il pavimento, gambe attive e una colonna che ruota, così l’energia scorre e il corpo resta morbido.

Non serve stravolgere la vita: serve sostituire, un gesto alla volta, le abitudini che ti bloccano con quelle che ti mantengono elastico. Ecco il confronto diretto tra i due modi di camminare.

 Camminata che irrigidisceCamminata che libera
PiediA papera, larghi e rumorosiParalleli, leggermente intraruotati
SpintaPiedi trascinati passivamentePiedi che spingono il pavimento
ScarpeStrette, con taccoSpazio per le dita, drop zero
ColonnaBloccata, come un pezzo di cementoRuota a ogni passo, resta lubrificata

Come camminare per non irrigidirsi, passo per passo

Quattro gesti che Ale Demaria mostra nel video: partono dalle scarpe e arrivano alla colonna. Non sono un allenamento in più, ma un modo di muoverti durante tutta la giornata, così che la tua flessibilità non venga limitata ma possa addirittura aumentare.

1
Libera i piedi e tienili paralleliScegli scarpe con spazio per le dita e suola a drop zero. Tieni i piedi paralleli, se non leggermente ruotati verso l’interno, e falli spingere attivamente contro il pavimento a ogni passo. Prima di tutto, diventa consapevole di come appoggi ogni singolo passo.
2
Riattiva il tibiale con i tibialis raisesMettiti con la schiena al muro, a un piede di distanza. Ruota i piedi all’esterno e di nuovo paralleli mantenendo le punte sollevate tutto il tempo. Una o due serie al giorno da 30 ripetizioni, a ritmo lento: mantieni un secondo il dorso dei piedi rivolto verso l’alto prima della ripetizione successiva.
3
Rinforza la flessione dell’ancaRendi forte la flessione dell’anca a ginocchio piegato con esercizi come il reverse squat. È un movimento che si atrofizza a causa delle troppe ore passate seduti nella vita moderna: allenarlo ti permette di sollevare le ginocchia attivando i flessori dell’anca quando cammini.
4
Lascia ruotare la colonnaQuando cammini non essere un pezzo di cemento. Fai in modo che la spalla vada incontro all’anca opposta, non in modo accentuato, ma il minimo che ti permetta di ruotare la colonna e tenerla lubrificata. Così l’energia dai piedi passa attraverso le anche e ti muovi silenzioso e agile.

Camminare meglio aiuta il mal di schiena?

Sì. Quando cammini, l’energia parte dai piedi e passa attraverso le anche fino alla colonna. Se la colonna resta bloccata, l’energia si ferma e si accumula tensione nella parte alta del corpo. Lasciando ruotare leggermente la colonna a ogni passo, la tieni lubrificata e fai moltissimo anche per il tuo mal di schiena.

Il punto che Ale Demaria vuole far passare è più grande del singolo esercizio: non dovresti allenarti per stare bene. Quella è un’anomalia. L’allenamento non dovrebbe servire ad aggiustare quello che fai male durante la giornata, ma a imparare cose nuove. Prima di tutto, torna naturale nei gesti quotidiani, partendo dal modo in cui cammini.

La buona notizia è che sei già a metà strada: la maggior parte delle persone non si accorge nemmeno di essersi irrigidita a forza di abitudini. Da qui in poi basta cambiare un gesto alla volta e smettere di aggiustarti come una macchina, per tornare a muoverti libero come un bambino.

L’autore
Ale Demaria
Fondatore e coach del metodo Moveinside
Ale Demaria è il fondatore del metodo Moveinside e insegna un approccio al movimento naturale e alla mobilità per riscoprire forza, elasticità e libertà di movimento a qualsiasi età. Nei suoi contenuti traduce i principi del movimento in piccole abitudini pratiche, come il modo di camminare di questa guida.

Vuoi cambiare le abitudini che ti irrigidiscono?

Il modo di camminare è solo una delle abitudini che Ale Demaria racconta nel suo libro, L’ultimo programma, dove spiega come rendere di nuovo intelligente il corpo cambiando i gesti di ogni giorno. Puoi ordinarne una copia, oppure partire da una consulenza con il team Moveinside.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Perché il modo in cui cammino mi rende rigido?
Perché ripeti lo stesso passo migliaia di volte al giorno. Camminare con i piedi a papera o trascinandoli irrigidisce le anche, lascia i glutei sottosviluppati e accorcia la catena frontale, portando la testa in avanti. Piccoli gesti invisibili, ripetuti per milioni di volte, decidono la tua flessibilità.
Come si devono tenere i piedi quando si cammina?
Paralleli tra loro, se non addirittura leggermente ruotati verso l’interno, e vicini, non larghi e rumorosi. I piedi devono spingere attivamente contro il pavimento a ogni passo, invece di essere trascinati passivamente.
Le scarpe influiscono sulla rigidità quando cammino?
Sì. Una scarpa stretta con il tacco è una prigione per il piede: addormenta la parte anteriore della gamba e scarica tutto il lavoro sui polpacci, che diventano rigidi. Serve una scarpa con spazio per le dita e suola a drop zero, senza tacco.
Basta fare stretching per non essere rigidi?
No. Puoi fare stretching per ore, ma se durante la giornata accumuli tensioni con un modo di camminare scorretto torni sempre al punto di partenza. La flessibilità si decide soprattutto con le abitudini quotidiane, non con l’allenamento isolato.
Camminare meglio aiuta anche il mal di schiena?
Sì. Quando cammini, l’energia parte dai piedi e passa attraverso le anche: se la colonna resta bloccata, l’energia si ferma e si accumula tensione nella parte alta del corpo. Lasciando ruotare leggermente la colonna a ogni passo, la tieni lubrificata e fai molto per il mal di schiena.
Fai il primo passo Cammina per restare flessibile ↑

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