In sintesi
Camminare male ti irrigidisce a ogni passo: i piedi a papera bloccano le anche, lasciano i glutei sottosviluppati e spingono la testa in avanti. La flessibilità si decide soprattutto con le abitudini, non con lo stretching isolato. Sistemare il modo in cui cammini è il punto di partenza.
- Scarpe: spazio per le dita e suola a drop zero, senza tacco, così il piede non è in prigione.
- Piedi: paralleli o leggermente ruotati verso l’interno, che spingono attivamente il pavimento.
- Gambe: riattiva la parte anteriore (tibiale) e i flessori dell’anca, spesso addormentati.
- Colonna: lasciala ruotare a ogni passo, così l’energia scorre e la schiena resta lubrificata.
Perché il modo in cui cammini ti rende rigido?
Perché ripeti lo stesso passo migliaia di volte al giorno. Camminare in modo artificiale, trascinando i piedi o tenendoli a papera, irrigidisce le anche, lascia i glutei sottosviluppati e accorcia la catena frontale. Il risultato è la testa che scivola in avanti e un po’ di flessibilità persa a ogni passo.
Basta uscire di casa per notare una marea di persone che camminano con i piedi a papera o larghi tra loro, facendo rumore. Al contrario, le persone flessibili ed elastiche camminano con i piedi paralleli, addirittura leggermente intraruotati, e la schiena dritta: è così che mantengono una postura ottimale e la propria mobilità.
La flessibilità, per una piccola dose, è determinata dalla genetica, ma è decisa soprattutto dalle abitudini: ciò che fai in modo invisibile ogni giorno, per milioni di volte nel corso della vita. E camminare è il gesto che compi più spesso, quindi è da lì che conviene partire.
Perché lo stretching da solo non basta?
Perché puoi fare stretching per ore, ma se durante la giornata accumuli tensioni con un modo di camminare scorretto, tornerai sempre un po’ al punto di partenza. La flessibilità è una questione di movimento continuo, a partire da ciò che fai più spesso: e camminare viene prima di ogni esercizio.
Ale Demaria lo racconta dalla sua esperienza: era abituato a camminare con i piedi a papera, con il piede destro più ruotato verso l’esterno del sinistro. La sua postura era spalle curve e testa spinta in avanti, con dolori cronici alle ginocchia e anni passati a sentirsi rigido, al punto di non riuscire a correre più di 2 km di fila senza dolore.
Cambiando le abitudini, tra cui il modo di camminare, è passato da completamente rigido a poter sprintare, raggiungendo livelli di flessibilità fuori dal comune e sentendosi meglio ogni anno che passa. Camminare bene, dice, è fondamentale: è la nostra forma di locomozione primaria e quindi un’enorme possibilità per rendere di nuovo intelligente il corpo.
Le scarpe possono renderti più rigido?
Sì. Una scarpa moderna, stretta e con il tacco, è una prigione per il piede: addormenta la parte anteriore della gamba e scarica tutto il lavoro sui polpacci, che diventano rigidi come piombo. Serve una scarpa con spazio a sufficienza per le dita e una suola a drop zero, cioè senza tacco.
Con un piede libero, la porzione anteriore della parte bassa della gamba (il tibiale) può tornare a lavorare invece di lasciare tutto ai polpacci. Ale Demaria racconta che anche i suoi polpacci erano di piombo finché non ha iniziato ad allenare anche la parte frontale delle gambe: solo allora si sono ammorbiditi.
La scarpa giusta è solo il primo passo. La cosa più importante all’inizio è diventare consapevoli di come compi ogni singolo passo, perché lo ripeti migliaia di volte al giorno: è la ripetizione, non l’intensità, a fare la differenza sulla tua flessibilità.
Camminata che irrigidisce o camminata che libera?
La differenza è tutta nei dettagli. Una camminata che irrigidisce ha piedi a papera, larghi e rumorosi, gambe rigide e colonna bloccata. Una camminata che libera ha piedi paralleli che spingono il pavimento, gambe attive e una colonna che ruota, così l’energia scorre e il corpo resta morbido.
Non serve stravolgere la vita: serve sostituire, un gesto alla volta, le abitudini che ti bloccano con quelle che ti mantengono elastico. Ecco il confronto diretto tra i due modi di camminare.
| Camminata che irrigidisce | Camminata che libera | |
|---|---|---|
| Piedi | A papera, larghi e rumorosi | Paralleli, leggermente intraruotati |
| Spinta | Piedi trascinati passivamente | Piedi che spingono il pavimento |
| Scarpe | Strette, con tacco | Spazio per le dita, drop zero |
| Colonna | Bloccata, come un pezzo di cemento | Ruota a ogni passo, resta lubrificata |
Camminare meglio aiuta il mal di schiena?
Sì. Quando cammini, l’energia parte dai piedi e passa attraverso le anche fino alla colonna. Se la colonna resta bloccata, l’energia si ferma e si accumula tensione nella parte alta del corpo. Lasciando ruotare leggermente la colonna a ogni passo, la tieni lubrificata e fai moltissimo anche per il tuo mal di schiena.
Il punto che Ale Demaria vuole far passare è più grande del singolo esercizio: non dovresti allenarti per stare bene. Quella è un’anomalia. L’allenamento non dovrebbe servire ad aggiustare quello che fai male durante la giornata, ma a imparare cose nuove. Prima di tutto, torna naturale nei gesti quotidiani, partendo dal modo in cui cammini.
La buona notizia è che sei già a metà strada: la maggior parte delle persone non si accorge nemmeno di essersi irrigidita a forza di abitudini. Da qui in poi basta cambiare un gesto alla volta e smettere di aggiustarti come una macchina, per tornare a muoverti libero come un bambino.
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Il modo di camminare è solo una delle abitudini che Ale Demaria racconta nel suo libro, L’ultimo programma, dove spiega come rendere di nuovo intelligente il corpo cambiando i gesti di ogni giorno. Puoi ordinarne una copia, oppure partire da una consulenza con il team Moveinside.
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