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Come cadere senza farsi male: la tecnica da allenare a ogni età

Come cadere senza farsi male: Ale Demaria mostra il rotolamento all'indietro sul pavimento
Guida Moveinside · Cadute

Come cadere senza farsi male: la tecnica da allenare a ogni età

Cadere non è il problema. Cadere male lo è. La differenza tra una scivolata che finisce con un livido e una che finisce in ospedale sta in un gesto che il corpo conosceva da bambino e ha smesso di praticare: distribuire l’energia dell’impatto invece di bloccarla. Ecco come si riallena, passo dopo passo, nella progressione mostrata da Ale Demaria.

Ale Demaria ·Fondatore di Moveinside ·8 min di lettura

In sintesi

Cadere senza farsi male non è fortuna, è una tecnica che si allena: il principio è dissipare l’energia dell’impatto distribuendola con un rotolamento, invece di bloccarla irrigidendosi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità ogni anno nel mondo 684.000 persone muoiono per una caduta e 37,3 milioni di cadute sono abbastanza gravi da richiedere cure mediche. La progressione mostrata da Ale Demaria è in tre step e si allena a qualsiasi età.

  • Il principio: distribuire l’energia della caduta su una superficie più ampia e in un tempo più lungo, non concentrarla su polso o anca.
  • Step 1: tornare a contatto con il pavimento, sedersi a terra ogni giorno, cambiare posizioni e appoggi, scendere con mano, gomito e spalla.
  • Step 2: imparare il rotolamento all’indietro, restando compatti, con la schiena arrotondata e la testa che non tocca.
  • Step 3: portare il rotolamento nel movimento reale e rinforzare polsi, gomiti e spalle, le strutture che incassano l’impatto.
  • Quando fermarsi: osteoporosi diagnosticata, protesi d’anca, vertigini, cardiopatie o cadute ripetute: prima la valutazione medica, poi un professionista.
Guarda la pratica completa con Ale Demaria · 12 min
Chi non deve improvvisare questi esercizi

Chi ha osteoporosi diagnosticata, una protesi d’anca, problemi vestibolari o vertigini, una cardiopatia, oppure è già caduto più volte, non deve provare i rotolamenti da solo guardando un video. La sequenza corretta è un’altra: prima una valutazione medica, poi il lavoro con un professionista che adatti la progressione al caso specifico.

Va detto anche il resto: le cadute ripetute o improvvise non sono solo un problema di tecnica, sono un sintomo da indagare. Possono dipendere da farmaci, pressione bassa, aritmie, vista, apparato vestibolare o neuropatie. Se cadi spesso o sei caduto senza capire perché, il primo passo è il medico, non il pavimento. Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione clinica.

Perché il vero problema non è cadere ma cadere male?

Perché la caduta in sé è un evento normale, mentre il danno dipende da come il corpo la gestisce. Chi si irrigidisce concentra tutta l’energia dell’impatto su un punto solo, di solito il polso o l’anca. Chi sa rotolare la distribuisce su una superficie più ampia e in un tempo più lungo, e il colpo si attenua.

Il modo in cui la maggior parte delle persone affronta il tema delle cadute è difensivo: corrimani, pavimenti antiscivolo, scarpe ortopediche, una sedia in ogni stanza. Sono tutti presidi utili, e nessuno dice di toglierli. Il punto è un altro: se l’unica strategia è evitare la caduta, il giorno in cui la caduta arriva comunque il corpo non ha nessuna risposta pronta. Nel video Ale Demaria lo descrive come vivere dentro una gabbia con le sbarre invisibili di una sicurezza falsa.

La delega agli strumenti esterni ha un costo silenzioso: il corpo smette di praticare. Da bambino cadevi decine di volte ogni giorno e ti rialzavi come se nulla fosse, non perché fossi indistruttibile, ma perché quel gesto era allenato tutti i giorni. Poi lo hai smesso di fare, e la capacità è andata dove vanno tutte le capacità che non si usano. Non è l’età che ti rende fragile, è la mancanza di esposizione.

C’è anche una buona notizia, ed è misurata. Nella revisione Cochrane del 2019 di Sherrington e colleghi, l’esercizio fisico riduce del 23% il tasso di cadute negli anziani che vivono a casa: il dato viene da 81 studi randomizzati su 19.684 partecipanti, con evidenza di qualità alta. Gli esercizi di equilibrio e funzionali, cioè quelli che assomigliano al lavoro di questa guida, arrivano a una riduzione del 24% su 39 studi e 7.920 partecipanti. Allenarsi non è un’alternativa romantica alla prevenzione: è la prevenzione che funziona meglio.

Resta un ultimo pezzo, meno tecnico e spesso più pesante: la componente mentale. Chi è già caduto tende a muoversi meno, e muovendosi meno diventa più instabile, il che rende più probabile la caduta successiva. Se ti riconosci in quel circolo, ne abbiamo parlato in modo dedicato nell’approfondimento su la paura di cadere e su come smettere di lasciare che restringa la vita quotidiana.

Quanto sono davvero pericolose le cadute dopo i 60 anni?

Abbastanza da meritare un allenamento dedicato. Secondo la stima dell’Organizzazione mondiale della sanità riportata dall’Istituto superiore di sanità, il 28-35% delle persone dai 65 anni in su cade almeno una volta ogni anno, e la quota sale al 32-42% dopo i 70 anni. Circa una caduta su dieci provoca una lesione grave.

I numeri globali danno la dimensione del fenomeno. La scheda dell’Organizzazione mondiale della sanità dedicata alle cadute stima 684.000 morti l’anno nel mondo per caduta e 37,3 milioni di cadute abbastanza gravi da richiedere cure mediche, e indica gli adulti sopra i 60 anni come la fascia che subisce il maggior numero di cadute mortali. Non serve drammatizzare oltre: basta smettere di trattare la caduta come una sfortuna imprevedibile.

In Italia il quadro è coerente. La pagina di EpiCentro dell’Istituto superiore di sanità dedicata alle cadute negli anziani riporta che tra le vittime di incidente domestico dai 65 anni in su le cadute pesano per il 76,9% (dato Istat 2014), percentuale che sale all’81% tra le donne oltre i 75 anni. E soprattutto indica quale sia la conseguenza più frequente: tra gli anziani ricoverati per incidente domestico, la frattura del femore è la diagnosi più comune, nel 46,5% dei maschi e nel 55,3% delle femmine secondo i dati SDO 2010.

Il femore, appunto. Nel video Ale Demaria indica proprio polsi e femore come le strutture che si rompono più spesso quando si cade dopo una certa età, ed è esattamente quello che ti aspetti da un corpo che si irrigidisce: la mano va avanti d’istinto a cercare il pavimento e prende tutto il carico, oppure l’anca arriva per prima al suolo di lato. Sono i due punti in cui l’energia si concentra quando nessuno la distribuisce.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Morti per caduta nel mondo Circa 684.000 persone ogni anno, con gli adulti sopra i 60 anni come fascia più colpita OMS, scheda informativa Falls
Cadute che richiedono cure mediche 37,3 milioni ogni anno nel mondo OMS, scheda informativa Falls
Quanti anziani cadono ogni anno 28-35% delle persone dai 65 anni in su, 32-42% dopo i 70 anni ISS EpiCentro, Passi d’Argento, dati sulle cadute
Conseguenza più frequente del ricovero Frattura del femore nel 46,5% dei maschi e nel 55,3% delle femmine ricoverati per incidente domestico (SDO 2010) ISS EpiCentro, Passi d’Argento, dati sulle cadute
Effetto dell’esercizio sulle cadute Riduzione del 23% del tasso di cadute (81 studi, 19.684 partecipanti), 24% con esercizi di equilibrio e funzionali Sherrington et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2019

Dati verificati ad agosto 2026.

Come si impara a cadere senza farsi male?

Con una progressione in tre step: tornare a contatto con il pavimento per recuperare sensibilità e confidenza, imparare il rotolamento all’indietro per dissipare l’energia dell’impatto, poi portare quel rotolamento nel movimento reale rinforzando le articolazioni che incassano il colpo. Ogni step si consolida prima di passare al successivo.

Il principio che tiene insieme tutta la progressione è uno solo, e vale la pena impararlo a memoria: una caduta è energia, e l’energia o la distribuisci o la subisci. Il rotolamento serve a spalmare quell’energia su una superficie più ampia del corpo e su un tempo più lungo, invece di scaricarla tutta in un istante su un polso teso. Irrigidirsi fa esattamente il contrario, ed è per questo che il corpo rigido si fa male dove il corpo morbido si rialza.

Il primo step è il meno spettacolare e il più importante: tornare a sedersi per terra. Bastano due o tre minuti al giorno, cambiando posizione di continuo: la posizione del quattro, le gambe divaricate, le gambe tese, in ginocchio. All’inizio può essere fastidioso, soprattutto su un pavimento duro, e nel video Ale Demaria lo dice apertamente: la pelle e il tessuto osseo non sono più abituati, possono comparire dei lividi, ed è normale come i calli quando ti appendi alla sbarra. È l’allenamento della sensibilità, non un effetto collaterale. Se questo primo passaggio ti sembra già difficile, parti da lì: abbiamo dedicato una guida intera a come sedersi per terra e rialzarsi senza fatica anche dopo anni di sedia.

StepChe cosa alleniQuando puoi passare oltre
1. Contatto col pavimento Sensibilità della pelle, confidenza con il suolo, mobilità di anche e spalle, discesa controllata con mano, gomito e spalla Quando scendere e risalire dal pavimento non richiede più preparazione mentale
2. Rotolamento all’indietro Capacità di dissipare l’energia della caduta, esposizione delle parti morbide, controllo della testa Quando l’oscillazione a terra è fluida e il rotolamento arriva in ginocchio senza spinte
3. Vita reale e impatto Rotolamento inserito nel cammino, rinforzo di polsi, gomiti e spalle, atterraggi ammortizzati È lo step di mantenimento: si continua a praticarlo nel tempo

Dentro lo step uno c’è un passaggio che merita attenzione a parte, perché è già mezza caduta controllata: usare il braccio come un bastone per accompagnarsi a terra. Dalla posizione del quattro appoggi la mano, poi il gomito, poi la spalla, arrotondi la schiena e ti chiudi in posizione fetale fino a poter appoggiare la testa. Per risalire fai lo stesso al contrario: si stacca prima la spalla, poi il gomito, la mano per ultima. L’immagine che usa Ale Demaria è quella della piuma che si appoggia a terra, e descrive bene la qualità che stai cercando.

Sempre a terra c’è l’esercizio che ricostruisce la mappa del corpo: passare dalla schiena alla pancia rotolando lentamente da un lato all’altro, toccando il pavimento con braccia, testa, fronte, petto, gambe, fermandosi dove senti che ti stai allungando. Nel video l’immagine è la cotoletta che si impana e vuole essere impanata dappertutto. Serve a riattivare la sensibilità di tutte le superfici che, in una caduta vera, potrebbero arrivare al suolo.

Quali esercizi allenano il rotolamento all’indietro?

Il rotolamento all’indietro si allena in progressione: prima si oscilla a terra tenendo le ginocchia raccolte, poi si passa alla tailor pose lasciandosi rotolare e tornare su, infine si rotola sulla spalla cercando il pavimento con il piede. La testa non appoggia mai, il corpo resta compatto e la schiena arrotondata.

Due regole attraversano tutta la sequenza. La prima: esponi le parti morbide, cioè rotola sulla schiena arrotondata e non da inarcato, altrimenti il contatto con il pavimento diventa spigoloso e sgradevole. La seconda: resta compatto, perché è la compattezza a conservare l’inerzia che ti riporta su. Nessuno di questi esercizi è una capovolta scolastica sopra la testa: si rotola in diagonale, sulla spalla.

1
Oscilla tenendo le ginocchiaSiediti a terra, afferra le ginocchia e inizia a oscillare avanti e indietro sulla schiena arrotondata. È il movimento base: ti abitua al contatto della colonna con il pavimento e ti fa sentire dove è comodo e dove no. Resti qui finché l’oscillazione non diventa facile.
2
Passa alla tailor pose e lasciati rotolareQuando l’oscillazione è fluida, incrocia le gambe nella tailor pose e lasciati rotolare all’indietro in modo da tornare in posizione appoggiando di lato, prima da un lato e poi dall’altro. Rimani molto compatto: se ti apri perdi l’inerzia e non torni su. Puoi anche continuare a girare nella stessa direzione.
3
Cerca il pavimento con il piedeConsolidata la fase precedente, oscilla ma questa volta cerca il suolo: appoggia la spalla destra, guarda verso destra e lascia che il piede vada a cercare il pavimento dietro di te. L’altro piede controbilancia finché passi sopra e arrivi in ginocchio. La testa non deve toccare, al massimo sfiora. Poi ripeti dall’altro lato.
4
Entra nel rotolamento da un passo indietroSolo se il passaggio precedente funziona: fai un passo indietro e lasciati cadere in quel rotolamento, arrivando in ginocchio. Se non funziona, resta allo step tre e non forzare, non c’è nessun premio ad arrivare prima.
5
Portalo nello spazioL’ultimo passaggio non è indispensabile, ma è quello che rende il gesto disponibile nella vita vera: cammina in tutte le direzioni e a un certo punto inserisci un rotolamento all’indietro. Il corpo impara così che quel movimento non è un esercizio da tappetino, è un’opzione sempre a disposizione.

Se un passaggio non arriva, la risposta non è insistere ma tornare indietro di uno step e lasciarlo maturare. Su una superficie morbida, con qualcuno accanto le prime volte, il rischio si abbassa parecchio.

Come si preparano polsi, gomiti e spalle all’impatto?

Con un carico progressivo in quadrupedia. Nel video Ale Demaria mostra due esercizi: un plank su un braccio solo, alternando gli appoggi il più velocemente possibile, e una caduta controllata dalla posizione in ginocchio, lasciandosi andare in avanti e ammortizzando con le braccia. Servono perché non tutte le cadute si possono rotolare.

Questo è lo step che chiude il cerchio. Il rotolamento copre le cadute all’indietro, ma esistono atterraggi che non si possono trasformare in un rotolamento: in quei casi l’unica difesa sono articolazioni abituate a prendere carico. Ed è il motivo per cui il lavoro parte proprio da polsi, gomiti e spalle, che insieme al femore sono le strutture che si rompono più spesso cadendo.

Il primo esercizio è un riscaldamento intelligente: in quadrupedia, sposta il peso su un braccio solo come in un plank a un appoggio, spingi bene nel pavimento, poi cambia. Il dettaglio che conta è non arretrare il bacino mentre cambi, altrimenti scarichi il peso e l’esercizio perde senso, e l’obiettivo è alternare il più rapidamente possibile. Se il lavoro sulle mani a terra è nuovo per te, vale la pena partire dalle basi: ne parliamo nella guida su la quadrupedia e su come ricostruire appoggi e forza dei polsi partendo da terra.

Il secondo è la simulazione vera e propria: dalla posizione in ginocchio ti lasci cadere in avanti e ammortizzi con le braccia. Si inizia con il bacino un po’ indietro, che rende il gesto molto più facile perché accorcia la distanza, e solo dopo si porta il bacino un po’ più avanti, aumentando il carico. Vale la regola che vale in tutta la guida: ti lasci cadere solo se le braccia ti possono sostenere, altrimenti decidi tu fino a dove fermarti. Un’ultima accortezza pratica del video, detta in modo diretto: attenzione a non prendere la faccia.

E se la paura di cadere è più forte della tecnica?

Allora si lavora prima sulla paura, e la si lavora con l’esposizione graduale, non con la volontà. Lo step uno esiste anche per questo: stare seduti a terra, scendere e risalire in sicurezza restituisce confidenza con il pavimento. La tecnica arriva dopo, quando il corpo ha smesso di considerare il suolo un nemico.

La paura di cadere è una risposta sensata, non un difetto di carattere: il problema nasce quando diventa l’unico criterio con cui si prendono le decisioni e ogni anno si toglie qualcosa dalla lista delle cose che si fanno. Il modo per uscirne è lo stesso di qualunque altra abilità: dosi piccole, ripetute, in un contesto sicuro. Un pavimento morbido, due o tre minuti al giorno, nessuna performance.

Che si possa cambiare anche molto tardi non è una frase motivazionale. Nel video Ale Demaria cita il percorso di una allieva: la storia di Pina, 81 anni, che da una condizione di dipendenza dall’aiuto degli altri è tornata a camminare e ad andare in canoa. È il tipo di prova che conta più di qualsiasi statistica quando quello che ti frena è la convinzione di essere arrivato troppo tardi.

Detto questo, il confine con la medicina va rispettato. Le cadute ripetute o improvvise sono un sintomo, non solo un problema di tecnica: possono dipendere da farmaci, ipotensione, aritmie, problemi di vista, apparato vestibolare o neuropatie. Chi ha osteoporosi diagnosticata, una protesi d’anca, vertigini, cardiopatie o è già caduto più volte non deve improvvisare rotolamenti da solo: prima la valutazione medica, poi un professionista che adatti la progressione. Allenare la caduta è una scelta intelligente, farlo alla cieca no.

“La verità è che il vero problema non è cadere, ma è cadere male.”
Ale Demaria
Ale Demaria, fondatore di Moveinside
Ale Demaria
Fondatore di Moveinside
Ha fondato Moveinside, la prima scuola di intelligenza del corpo in Italia, che accompagna adulti fino a oltre gli 80 anni a superare i dolori e a tornare a muoversi liberamente. Sul canale YouTube pubblica ogni settimana pratiche e guide di movimento come quella di questo articolo.

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Imparare a cadere è un pezzo di un discorso più grande: un corpo che sa leggere quello che gli succede e sa rispondere invece di irrigidirsi. Nel libro Corpo Intelligente di Ale Demaria trovi quel modo di ragionare, applicato al movimento di tutti i giorni. Oppure parti da una consulenza gratuita con il team Moveinside.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

Come si impara a cadere senza farsi male?
Si impara in progressione, non improvvisando. Prima si torna a contatto con il pavimento con una pratica quotidiana di pochi minuti seduti a terra, cambiando posizioni e appoggi. Poi si allena il rotolamento all’indietro partendo dall’oscillazione a terra con le ginocchia raccolte. Infine si porta il rotolamento nel movimento reale e si rinforzano polsi, gomiti e spalle. Il principio unico dietro a tutto è dissipare l’energia dell’impatto distribuendola, invece di bloccarla irrigidendosi.
A che età si può iniziare a imparare a cadere?
A qualsiasi età, purché si parta dal livello giusto e non dal rotolamento. Nel video Ale Demaria ricorda che il problema non è l’età ma la mancanza di pratica: da bambini si cadeva decine di volte al giorno senza conseguenze. Chi ha più di 60 anni parte dallo step uno, cioè dal semplice sedersi a terra e cambiare appoggi, e resta lì finché quel passaggio non diventa comodo. Non c’è nessun obbligo di arrivare al rotolamento completo.
Il rotolamento all’indietro è pericoloso per il collo?
Lo diventa se lo si esegue passando sopra la testa, come nella capovolta scolastica. Il rotolamento mostrato nel video non è quello: si rotola in diagonale sulla spalla, la testa non appoggia e al massimo sfiora il pavimento, il corpo resta compatto e la schiena arrotondata. Se avverti fastidio al collo, torna all’oscillazione a terra e non forzare. Chi ha problemi cervicali noti dovrebbe lavorare con un professionista, non da solo.
Perché cadendo ci si rompe soprattutto il polso o il femore?
Perché sono i punti su cui si scarica tutta l’energia quando il corpo si irrigidisce: la mano che si porta avanti d’istinto e l’anca che arriva per prima al suolo di lato. Nel video Ale Demaria indica proprio polsi e femore come le strutture che si rompono più spesso cadendo dopo una certa età. I dati dell’Istituto superiore di sanità confermano che tra gli anziani ricoverati per incidente domestico la frattura del femore è la diagnosi più frequente.
Chi ha l’osteoporosi può allenare le cadute?
Non da solo e non con i rotolamenti. Con un’osteoporosi diagnosticata, una protesi d’anca, vertigini o problemi vestibolari, cardiopatie o una storia di cadute ripetute, la sequenza corretta è prima la valutazione medica e poi il lavoro con un professionista che adatti la progressione. Restano quasi sempre praticabili le parti a terra dello step uno, in una versione semplificata e su superficie morbida, ma è il professionista a stabilirlo.
Quanto tempo serve per imparare a cadere bene?
Dipende dal punto di partenza, e non esiste un numero valido per tutti. Il criterio non è il calendario ma il passaggio di step: si va avanti quando il livello precedente è diventato comodo e ripetibile, non quando sono passate tot settimane. Chi non si siede a terra da anni passerà più tempo sullo step uno, ed è tempo ben speso: è quello che ricostruisce sensibilità e confidenza con il pavimento.
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