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Artrosi ed esercizi: quali fare, quali evitare e perché muoversi non consuma le articolazioni

Artrosi ed esercizi: il fisioterapista Iacopo Landi spiega quali esercizi fare e quali evitare
Guida Moveinside · Artrosi

Artrosi ed esercizi: quali fare, quali evitare e perché muoversi non consuma le articolazioni

L’artrosi viene quasi sempre raccontata come una condanna: articolazioni usurate, niente da fare, meglio stare fermi per non rovinarle. La ricerca dice un’altra cosa. Ecco che cosa fa davvero l’esercizio, che cosa non può fare, quali esercizi evitare e quando invece serve il medico, spiegato dal fisioterapista e osteopata Iacopo Landi.

Iacopo Landi ·Fisioterapista e osteopata, coach Moveinside ·9 min di lettura

In sintesi

Con l’artrosi il movimento non consuma le articolazioni: le persone che restano attive, con un carico dosato, stanno meglio di quelle che si fermano per proteggersi. Quello che l’esercizio non fa è far ricrescere la cartilagine consumata, e nessuno può prometterlo: agisce su dolore, forza, mobilità e su quello che riesci a fare nella giornata. Nel 2019 circa 528 milioni di persone nel mondo convivevano con l’artrosi, il 113% in più rispetto al 1990, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • Che cosa fa l’esercizio: nella revisione Cochrane del 2024, su 139 studi e 12.468 partecipanti, l’esercizio ha migliorato il dolore al ginocchio in media di 13,1 punti su 100 rispetto a chi non faceva nulla.
  • Che cosa non fa: non ricostruisce la cartilagine e non cambia la radiografia.
  • Da dove partire: carico basso e progressivo sulle attività che ti interessano davvero, non riposo assoluto.
  • Che cosa evitare: l’immobilità prolungata, i salti di carico improvvisi e il tutto o niente, più che una lista di esercizi proibiti.
  • Campanello d’allarme: dolore acuto, gonfiore importante, blocco dell’articolazione o peggioramento rapido vanno fatti valutare da un medico.
Guarda il video con Iacopo Landi · 4 min
Quando serve la valutazione di un medico

Prima di iniziare un programma di esercizi con l’artrosi, fermati e fatti valutare se hai dolore acuto e improvviso, gonfiore importante dell’articolazione, un blocco articolare che ti impedisce di piegare o distendere, un peggioramento rapido nell’arco di pochi giorni, oppure dolore che continua uguale a riposo e di notte. Valgono lo stesso rossore e calore locale, febbre o un trauma recente: sono quadri che vanno inquadrati da un professionista sanitario, non gestiti da soli.

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che, prima di iniziare un’attività fisica, occorre sempre consultare il proprio medico per sapere quali attività fare in base alla propria condizione, e che negli attacchi acuti sono da preferire il riposo e il trattamento farmacologico disposto dal medico. Questa guida ha scopo informativo, non sostituisce una diagnosi e non è un invito a sospendere terapie o percorsi già prescritti.

Fare esercizi con l’artrosi fa bene o fa male?

Fare esercizi con l’artrosi fa bene. L’Istituto Superiore di Sanità è netto: è decisamente sbagliato pensare che a chi soffre di artrosi giovi rimanere a riposo, perché l’esercizio fisico migliora il decorso della patologia, la motilità articolare e, di conseguenza, la qualità della vita. Il riposo resta indicato solo negli attacchi acuti, insieme a quanto prescrive il medico.

La paura è comprensibile. Se ti hanno detto che la cartilagine si è consumata, muoverti sembra la cosa meno sensata del mondo: come camminare su una gomma già liscia. Nel video Iacopo Landi elenca le domande che riceve più spesso, sempre le stesse: ha davvero senso fare esercizio se le mie articolazioni sono ormai consumate, non sarebbe meglio la chirurgia, non è che se lo muovo peggioro solo le cose.

Il problema è che il riposo prolungato non è neutro. La pagina dell’ISS dedicata proprio a questo falso mito descrive un meccanismo preciso: se si usano poco gli arti artrosici si crea un circolo vizioso tra patologia artrosica e sedentarietà, la patologia può peggiorare e può aumentare il rischio di sviluppare problemi cardiovascolari. In pratica, la strategia difensiva costa più di quello che protegge.

Aiuta anche capire quanto sia diffusa questa condizione, perché la solitudine è parte del peso. Secondo la scheda informativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’osteoartrosi, nel 2019 circa 528 milioni di persone nel mondo convivevano con l’artrosi, il 113% in più rispetto al 1990. Il 73% ha più di 55 anni e il 60% sono donne. Il ginocchio è l’articolazione più colpita, con una prevalenza di 365 milioni di persone, seguito da anca e mano.

L’ISS aggiunge il quadro italiano: l’osteoartrosi è la causa più frequente di dolori alle articolazioni e ne soffre circa il 10% della popolazione adulta e il 50% delle persone oltre i 50 anni. Detto altrimenti: dopo una certa età l’artrosi sulla radiografia è quasi la norma, mentre il dolore e la limitazione non lo sono affatto. È esattamente lo spazio in cui lavora l’esercizio.

Gli esercizi fanno ricrescere la cartilagine?

No. Nessun esercizio fa ricrescere la cartilagine consumata, e chi te lo promette ti sta vendendo qualcosa. L’esercizio agisce su altro: dolore, forza dei muscoli che sostengono l’articolazione, mobilità e capacità di fare le cose che contano per te. Sono proprio le voci che decidono come stai davvero.

Questa è la parte da mettere in chiaro subito, perché è il punto in cui l’artrosi diventa un mercato. L’ISS descrive l’osteoartrosi come il progressivo consumarsi della cartilagine che ricopre le estremità delle ossa, e ricorda che nei casi più gravi, quando la cartilagine si consuma completamente e le ossa arrivano a sfregarsi, può essere necessario rimpiazzare chirurgicamente l’articolazione. Nessun esercizio inverte quel processo.

Quello che invece l’esercizio sposta, e parecchio, sono i sintomi e la funzione. La revisione Cochrane sull’esercizio per l’artrosi di ginocchio, aggiornata nel 2024 da Lawford e colleghi, ha raccolto 139 studi per 12.468 partecipanti. Il risultato: rispetto a chi non riceveva alcun trattamento o solo le cure abituali, chi si allenava riportava un dolore migliore in media di 13,1 punti su una scala da 0 a 100 e una funzione fisica migliore di 12,5 punti su 100 subito dopo il programma. Confrontato con un finto trattamento, il vantaggio scendeva a 8,7 punti sul dolore e 11,3 sulla funzione.

Onestà intellettuale, visto che qui si parla di salute: gli autori della revisione classificano la certezza delle prove sul dolore come bassa e quella sulla funzione come moderata, e osservano che l’entità del beneficio potrebbe non essere clinicamente rilevante per tutti. Non è la bacchetta magica, è uno strumento che funziona mediamente bene, senza effetti collaterali paragonabili a quelli di altre opzioni, e che nessuno può fare al posto tuo. Come dice Iacopo Landi nel video, non ci sono bacchette magiche, ma ci sono strade efficaci.

I dati in breve

DatoValoreFonte
Quante persone convivono con l’artrosi 528 milioni nel mondo nel 2019, il 113% in più rispetto al 1990 OMS, scheda Osteoarthritis, 2023
Chi colpisce di più Il 73% ha più di 55 anni, il 60% sono donne. Il ginocchio è l’articolazione più colpita, con 365 milioni di casi OMS, scheda Osteoarthritis, 2023
Quanto è diffusa in Italia Ne soffre circa il 10% della popolazione adulta e il 50% delle persone oltre i 50 anni ISSalute, Istituto Superiore di Sanità
Quanto l’esercizio migliora il dolore al ginocchio 13,1 punti su 100 rispetto a nessun trattamento, su 139 studi e 12.468 partecipanti (certezza bassa) Lawford et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024
Quanto migliora la funzione fisica 12,5 punti su 100 rispetto a nessun trattamento (certezza moderata) Lawford et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024
Protesi di ginocchio a confronto con il percorso non chirurgico Miglioramento KOOS4 di 32,5 punti contro 16,0 a 12 mesi, ma 24 eventi avversi seri contro 6 Skou et al., New England Journal of Medicine, 2015

Dati verificati ad agosto 2026.

Se sento dolore mentre mi muovo sto peggiorando l’artrosi?

Non necessariamente. Dolore e danno non coincidono: un fastidio che compare durante il movimento e rientra poco dopo non è la prova che l’articolazione si stia consumando. I segnali da prendere sul serio sono altri, cioè dolore che sale molto e resta alto nelle ore successive, gonfiore, blocco articolare.

Nel video Iacopo Landi cita una ricerca condotta su persone con artrosi al ginocchio già in lista per la chirurgia. La maggior parte aveva in testa le stesse cinque convinzioni, che nel video vengono ordinate così: identità (ho l’artrosi di ginocchio, è osso contro osso), causa (l’ho usato troppo, l’ho consumato negli anni), conseguenze (devo tenerlo a riposo, se lo muovo si rovina ancora di più), durata (andrà sempre peggio, non può migliorare) e cure (l’unica soluzione è qualcosa che mi rimetta la cartilagine nuova).

Queste idee non restano nella testa, diventano comportamenti. Se credo che l’articolazione sia già persa evito di muoverla, rinuncio a fare tante cose, mi sento sempre più limitato, e ogni volta che il dolore aumenta questo conferma l’idea che si stia consumando. Mi muovo meno, mi indebolisco, penso di stare peggiorando: il circolo si chiude.

L’esempio più chiaro del video sono due persone con la stessa identica artrosi al ginocchio. La prima pensa che muoversi peggiori le cose, evita scale, passeggiate e attività, e con il tempo perde forza mentre la rigidità aumenta. La seconda accetta di avere dolore ma fa il meglio che può con quello che riesce a tollerare, a piccoli passi, restando nelle attività che le interessano.

“Stesso ginocchio, stessa artrosi, stessa radiografia. Cambia solo il modo in cui interpretano il dolore e cosa decidono di fare con lui.” È il cuore del video, ed è anche la ragione per cui la radiografia da sola non basta a dire come starai tra un anno.

Quali esercizi fare con l’artrosi di ginocchio, anca o mani?

Servono tre ingredienti: attività aerobica a basso impatto, rinforzo dei muscoli che circondano l’articolazione e movimento quotidiano nelle attività che ti interessano. L’ISS indica come più adatte nuoto, acquagym e bicicletta, insieme alle attività di rinforzo della muscolatura vicino alle articolazioni come ginnastica dolce, pilates, stretching o yoga.

La scelta dell’esercizio conta meno di quanto si creda: conta molto di più la dose e la costanza. Il criterio pratico è sempre lo stesso, in qualsiasi distretto: parti da un carico che oggi tolleri, ripetilo abbastanza a lungo da abituare il corpo, poi alzalo di un gradino. Questa tabella riassume dove concentrare il lavoro, articolazione per articolazione.

ArticolazioneSu cosa lavorareCome dosare
Ginocchio Forza di quadricipite e glutei, controllo del gradino e del sedersi e alzarsi dalla sedia, bicicletta o cyclette a resistenza bassa Parti da un numero di ripetizioni che riesci a completare senza che il dolore salga di molto, e aggiungi poco per volta invece di raddoppiare
Anca Forza di glutei e muscoli dell’anca, camminata regolare, movimenti ampi ma controllati in tutte le direzioni Meglio due o tre uscite brevi che una lunga il fine settimana: la frequenza batte l’eroismo
Mani Forza di presa e mobilità delle dita nei gesti reali, come aprire un barattolo, impastare, usare le forbici o strizzare una spugna Poco e spesso durante la giornata, con carichi leggeri, tenendo il fastidio a un livello che rientra in fretta
Tutti i distretti Attività aerobica a intensità lieve o moderata che riduce il carico sulle articolazioni, come nuoto, acquagym e bicicletta Costanza settimanale, aumenti graduali, e almeno una attività che ti piace abbastanza da non mollarla

Un errore frequente è trattare l’esercizio come una medicina da prendere solo quando fa male. Con l’artrosi funziona il contrario: serve un lavoro che resti nel tempo, perché forza e tolleranza al carico si costruiscono lentamente e si perdono in fretta. Se il ginocchio è il distretto che ti dà problemi, trovi altri spunti pratici nella guida agli esercizi per gestire il dolore in modo graduale con la stessa logica di progressione.

E se una giornata va storta non hai perso i progressi. Come ricorda Iacopo Landi nel video, i giorni difficili vanno messi in conto: non sono la prova che ci stiamo distruggendo, fanno parte del percorso.

Quali esercizi evitare con l’artrosi?

Più che una lista di esercizi vietati, con l’artrosi si evitano tre comportamenti: il riposo prolungato, i salti di carico improvvisi dopo mesi di fermo e tutto ciò che lascia il dolore molto più alto anche nelle ore successive. Sull’attività, l’ISS sconsiglia in generale gli sport intensi e quelli con impatto eccessivo sulle articolazioni colpite.

Vale la pena spacchettarla, perché la domanda “quali esercizi evitare” nasconde quasi sempre la paura di rovinare qualcosa. Ecco cosa evitare davvero:

  • Il riposo come strategia. È il primo della lista per un motivo: l’ISS lo indica come falso mito e lo riserva solo agli attacchi acuti. Fermarsi per settimane in attesa che passi da sola è la scelta che costa di più.
  • I salti di carico. Passare da mesi di divano a un’ora di attività intensa perché oggi ti senti bene è il modo più rapido per confermarti che il movimento fa male. Non è il movimento, è la dose.
  • Il tutto o niente. Allenarsi solo nei giorni buoni e mollare del tutto in quelli storti produce una media settimanale bassissima. Meglio una versione ridotta dell’esercizio che zero.
  • Gli esercizi che ti lasciano peggio per ore. Il fastidio durante il movimento è tollerabile, il dolore che sale e resta alto anche dopo dice che quel giorno hai esagerato: riduci e ricomincia a salire per gradi.
  • Le attività ad alto impatto scelte da soli. Corsa e salti sono l’esempio classico che l’ISS sconsiglia in generale a chi ha l’artrosi. Se già le pratichi e le tolleri bene, la decisione va presa con il professionista che ti segue, non su una regola generale letta online.
  • Sospendere terapie o percorsi prescritti. L’esercizio si affianca a quello che ti ha indicato il medico, non lo sostituisce di tua iniziativa.

Nota che quattro voci su sei non parlano di esercizi, ma di come vengono dosati. È il motivo per cui due persone possono fare la stessa scheda e ottenere risultati opposti.

Meglio operarsi o provare prima con l’esercizio?

È una decisione clinica, da prendere con il medico e con l’ortopedico. I dati aiutano a inquadrarla: la protesi di ginocchio dà in media un miglioramento maggiore del solo percorso non chirurgico, ma con più eventi avversi seri, e una parte delle persone già candidate all’intervento migliora abbastanza da rinviarlo.

Il riferimento più pulito è lo studio randomizzato di Skou e colleghi, pubblicato nel 2015 sul New England Journal of Medicine con il titolo A Randomized, Controlled Trial of Total Knee Replacement. Cento pazienti con artrosi di ginocchio da moderata a severa, tutti candidati alla protesi, sono stati assegnati a caso a due strade: protesi seguita da 12 settimane di trattamento non chirurgico, oppure solo le 12 settimane di trattamento non chirurgico, fatto di esercizio, educazione, consigli alimentari, plantari e farmaci per il dolore.

A 12 mesi il gruppo operato aveva migliorato il punteggio KOOS4 di 32,5 punti contro i 16,0 punti del gruppo non chirurgico. La protesi vince, quindi, ma con due dettagli che quasi nessuno racconta: gli eventi avversi seri sono stati 24 nel gruppo operato contro 6 nell’altro, e nel gruppo non chirurgico 13 pazienti su 50, cioè il 26%, si sono operati entro i 12 mesi. Tradotto: quasi tre persone su quattro già in lista per la protesi sono arrivate a un anno senza intervento.

Questo non significa che la chirurgia sia da evitare. Significa che non è l’unica porta, che spesso non è nemmeno la prima, e che il lavoro fatto prima non è tempo perso: l’OMS ricorda che la sostituzione dell’articolazione riduce il dolore e restituisce movimento nelle persone con articolazioni gravemente compromesse, mentre l’esercizio rinforza i muscoli coinvolti e aiuta la mobilità. Sono due strumenti diversi, per momenti diversi.

Da dove si comincia se sei fermo da mesi?

Si comincia dalle attività che contano per te, non da una scheda generica. Nel video Iacopo Landi indica quattro mosse: capire meglio il problema, muoversi con gradualità, cambiare prospettiva sull’artrosi e accettare che i giorni difficili faranno parte del percorso. È una sequenza, non un menù da cui scegliere.

1
Parti da cosa vuoi tornare a fareSalire le scale senza pensarci, camminare con i nipoti, tenere in mano una borsa della spesa. L’obiettivo non è un numero sulla radiografia, è un’attività che oggi eviti.
2
Trova la dose che tolleri oggiCerca l’equilibrio tra quello che vuoi fare e quello che sei disposto a tollerare. Anche pochissimo va bene, purché sia ripetibile domani e dopodomani.
3
Alza di un gradino, non di dieciQuando quella dose diventa facile, aggiungi qualcosa: un giro in più, un gradino, un po’ di resistenza. La progressione lenta è quella che regge nel tempo.
4
Metti in conto i giorni stortiCi saranno, e non annullano i progressi. Nei giorni difficili si riduce, non si smette: la costanza a lungo termine conta più della singola sessione.

La logica del carico progressivo non ha età. Nel percorso di Pina, che a 81 anni è passata dal deambulatore a rimettersi in canoa, seguita proprio da Iacopo Landi, il principio è identico: si parte da quello che il corpo tollera oggi e si sale un gradino alla volta. Non è una storia di artrosi, è una storia di recupero funzionale in età avanzata, ed è la prova che il punto di partenza conta meno della direzione.

Se cerchi un aiuto professionale, rivolgiti a un fisioterapista specializzato nell’area muscoloscheletrica, che possa valutare il tuo caso e costruire una progressione su misura invece di consegnarti un protocollo generico.

“L’artrosi non è la condanna delle tue articolazioni. Il futuro non è scritto solo sulla radiografia.”
Iacopo Landi
Iacopo Landi, fisioterapista e osteopata, coach Moveinside
Iacopo Landi
Fisioterapista e osteopata, coach Moveinside
Da più di 12 anni aiuta le persone a gestire e superare il dolore attraverso il movimento e la scienza del corpo umano. In Moveinside guida i percorsi di terapia del movimento insieme al team di terapisti, e sul canale YouTube pubblica ogni settimana contenuti su dolore e libertà di movimento.

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Domande frequenti

Le risposte veloci

L’artrosi si può curare?
Oggi non esiste un trattamento che faccia ricrescere la cartilagine consumata, quindi curare l’artrosi nel senso di riportare l’articolazione com’era non è realistico. L’artrosi si può però gestire: l’Istituto Superiore di Sanità scrive che l’esercizio fisico praticato dalle persone affette da artrosi migliora il decorso della patologia, la motilità articolare e la qualità della vita. Movimento, forza e controllo del peso sono le leve principali, insieme a quello che indica il medico.
Quali esercizi evitare con l’artrosi?
Più che una lista di esercizi vietati, con l’artrosi conviene evitare tre comportamenti: il riposo prolungato, i salti di carico improvvisi dopo mesi di fermo e tutto ciò che lascia il dolore molto più alto anche nelle ore successive. Sul tipo di attività l’Istituto Superiore di Sanità sconsiglia in generale gli sport intensi e quelli che comportano un impatto eccessivo sulle articolazioni colpite, e indica come più adatte le attività aerobiche a intensità lieve o moderata.
Camminare fa bene o male con l’artrosi al ginocchio?
Camminare fa bene, a patto che la dose sia tarata su di te. Il criterio non è la distanza in assoluto, ma come reagisce il ginocchio: se il dolore resta tollerabile e rientra dopo, la camminata è uno stimolo utile. Se invece sale molto e resta alto anche nelle ore successive, la dose era eccessiva e conviene ridurla e risalire per gradi, non smettere del tutto.
Quanto tempo ci vuole per sentire i benefici dell’esercizio sull’artrosi?
Si ragiona in settimane, non in giorni. Nello studio danese di Skou e colleghi, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2015, il percorso non chirurgico durava 12 settimane e comprendeva esercizio, educazione, consigli alimentari, plantari e farmaci per il dolore. I benefici si mantengono finché il movimento resta un’abitudine: quando ci si ferma, forza e tolleranza al carico tornano a scendere.
Se sento dolore mentre mi muovo sto rovinando l’articolazione?
Non necessariamente. Dolore e danno non sono la stessa cosa: un fastidio che compare durante il movimento e rientra poco dopo non è la prova che la cartilagine si stia consumando. I segnali che meritano una valutazione medica sono altri: dolore acuto e improvviso, gonfiore importante, blocco dell’articolazione, peggioramento rapido o dolore che non dà tregua di notte.
Meglio la protesi al ginocchio o l’esercizio?
È una decisione clinica, da prendere con il medico. I dati aiutano a inquadrarla: nello studio randomizzato di Skou e colleghi su 100 pazienti candidati alla protesi di ginocchio, il gruppo operato ha migliorato il punteggio KOOS4 di 32,5 punti contro i 16,0 del gruppo trattato solo in modo non chirurgico, ma con 24 eventi avversi seri contro 6. Nello stesso studio 13 pazienti su 50 del gruppo non chirurgico, cioè il 26%, si sono operati entro i 12 mesi.
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